Metafora chimica

Nel centenario dalla nascita di Primo Levi, Fondazione TPE ricorda i meriti di un grande scienziato e letterato

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Il sistema periodico
©Visual Crew

Perché solo un reading? La messinscena de Il sistema periodico di Primo Levi si avvale di un interprete/lettore eccezionale come Luigi Lo Cascio, sul tappeto sonoro di Gup Alcaro (già apprezzatissimo compositore di musiche e suoni di Se questo è un uomo) per l’occasione suonato dal vivo. Se si tratta soltanto di un reading (ma l’indubbia potenza scenica della lettura di Lo Cascio sposata all’ambiente sonoro di Alcaro dovrebbe indurci a ritenere altrimenti) la ragione è da ricercarsi nel grande potere evocativo – già riconosciuto a apprezzato da Italo Calvino – che Levi riesce ad imprimere alle sue parole.

La raccolta de Il sistema periodico del 1975, per il The Guardian già “il miglior libro di scienza di tutti i tempi”, ha costituito il fondamento per la riscrittura per la scena di Domenico Scarpa che nel 2010 ha prodotto lo spettacolo del Teatro Stabile di Torino Il segno del chimico, con regia e interpretazione di Valter Malosti. Sulla base di quel primo lavoro Scarpa e Malosti affidano a Lo Cascio l’interpretazione de Il sistema periodico – un reading che porta l’autobiografia metaforica di Primo Levi ad alti livelli di performance.

La metafora a cavallo tra scienza dura e lettere è lo strumento di cui Levi si serve per raccontare – e restituire un senso – alle sue esperienze di vita: dagli anni giovanili di Idrogeno, in cui l’amicizia appare come la complicità nel contemplare il mistero chimico (un semplice esperimento di laboratorio di tinge quasi di dissacratorio), cui segue Zinco, descrizione poetica delle prime sperimentazioni e delle prime analogie con i fatti della vita (l’impurezza dello zinco diventa così l’emblema del giudaismo e dell’antifascismo).

La tragica esperienza del lager avrebbe temprato la prosa di Levi, ma non il gusto per l’allegoria: l’interpretazione di Cerio si incupisce, raccontando ancora di una grande amicizia che rima ancora con la complicità, ma questa volta indirizzata al riscatto rispetto alle disumane condizione della vita di Auschwitz.

La drammaturgia di Malosti e Scarpa segue la cronologia di vita e opere dell’autore, adeguandosi ai suoi sofferti ritorni al passato: Vanadio rappresenta il ricordo di Levi dell’indelebile vissuto, evocando l’oscura e ambigua figura del dottor Müller, suo superiore nel laboratorio chimico del lager di cui si racconta lo scomodo incontro dopo 20 anni.

Il ritorno della memoria al passato non è sempre così sofferto, in ogni caso: chiude la rappresentazione Carbonio, al cui atomo Primo Levi rivolse sempre il suo “primo sogno letterario”, esprimendo tutto quell’entusiasmo giovanile e genuino, equamente diviso tra la chimica e la letteratura, che avrebbe potuto esprimere soltanto più tardi, in un ideale (e relativo) lieto fine.

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Il sistema periodico

progetto di Valter Malosti dall’opera di Primo Levi

condensazione scenica a cura di Domenico Scarpa e Valter Malosti

con Luigi Lo Cascio

progetto sonoro Gup Alcaro

disegno luci Mauro Panizza

produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, con la collaborazione del Centro Internazionale di Studi Primo Levi e del Comitato Nazionale per le celebrazioni del Centenario della nascita di Primo Levi

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