Terme di Caracalla, l’Aida di Denis Krief apre la stagione d’opera

Dopo otto anni torna l’opera di Verdi, sul podio Jordi Bernàcer. Dal 4 luglio a Roma

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Aida di Denis Krief
Foto di Yasuko Kageyama

Egitto o non Egitto? Questa è il dilemma che si pone dinanzi a chiunque si confronti con l’Aida di Verdi, opera per eccellenza indissolubilmente legata alla storia delle Terme di Caracalla sulla scia di tante celebri edizioni e che apre il 4 luglio (alle 21, dieci recite fino al 3 agosto), la stagione estiva di opere e balletto del Teatro dell’Opera di Roma tornando dopo 8 anni di assenza.

Un grande oratorio per pini, cipressi a ruderi meravigliosi”. È così che Denis Krief, regista francese torna a Roma (dopo la Turandot estiva del 2015 e prima del suo Montecchi e Capuleti nella nuova stagione) descrive la sua Aida di cui curerà non solo la sua regia, ma anche le scene, i costumi e le luci e che vedrà sul podio il ritorno dell’Orchestra del Teatro dell’Opera, il maestro Jordi Bernàcer.

L’Aida è un incubo per un regista a Caracalla – ammette Krief – È sempre una scommessa lavorare su palco grandioso e gestire gli spazi. Non è la prima volta che affronto Aida, ma dovevo cercare di fare qualcosa di diverse e non guardare agli altri. Si deve capire che Aida ha una drammaturgia molto diversa rispetto al Rigoletto e Traviata e si potrebbe pensate che non ci siano più le grandi drammaturgie di fine Ottocento. Il libretto è di impronta francese e la struttura è molto diversa”.

Ma in realtà le cose non stanno esattamente così e Krief lavora propria a una lettura all’insegna della dicotomia, almeno apparente dell’opera, annunciando chiaramente che non ci saranno animali in scena per una rilettura lontanissima dall’immaginario quasi circense storicamente legato a quest’opera: il regista ha voluto invece valorizzare i numerosi momenti d’intimità umana, di conflitti psicologici acuti e profondi che affollano l’opera e concentrarsi sulla esasperata semplicità dei personaggi, definite quasi “silhouettes disegnate”.

“L’Aida potrebbe quasi sembra un’opera statica rispetto alla modernità di oggi, ma penso sinceramente che Aida abbia più scene intime che grandiose. Ho fatto la scelta di non ignorare l’Egitto per queste rappresentazioni di Caracalla, conoscendo la tradizione interpretativa di questa storia in quel luogo e non volendo quindi deludere il pubblico che si aspetta l’Egitto – spiega il regista che ha scelto una dimensione intima e raccolta- Ho conservato il simbolo più eclatante della cultura egizia, la piramide che rappresenta la Morte: ci sarà una piramide dorata, ma poi ci sono altri elementi nell’Aida, l’Egitto è veramente secondario. È una storia di donne gelose, di tradimenti, di passioni umane forti, sono tutti tremendi. Tutti sono tremendamente umani e quello che rende umani è la non perfezione.

Due i cast di pari livello senza distinzione fra prime e secondo voci per le numeroso recite dell’opera: Vittoria Yeo e Serena Farnocchia (5, 7, 13, 31 luglio e 3 agosto) saranno voce ad Aida, Alfred Kim e Diego Cavazzin (5, 7, 13, 24, 31 luglio e 3 agosto) interpretando Radamès, Judit Kutasi e Silvia Beltrami (5, 7, 13, 31 luglio e 3 agosto) saranno Amneris, Adrian Sâmpetrean e Alessio Cacciamani (5, 13, 18, 24, 31 luglio e 3 agosto) saranno Ramfis, Gabriele Sagona sarà il Re.

Amonasro verrà interpretato da Marco Caria e Andrii Ganchuk (5 e 7 luglio),  in scena anche Domingo Pellicola (Un messaggero) e Rafaela Albuquerque (Gran Sacerdotessa) direttamente da “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma. Il Coro è diretto dal maestro Roberto Gabbiani e la coreografia del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma è affidata a Giorgio Mancini.

Krief offre una proposta molto intelligente e molto musicale dell’opera – spiega il direttore d’orchestra Jordi Bernàcer, al debutto a Caracalla con la Carmen due anni fa e poi anche al Costanzi con la Tosca pucciniana – in Aida è necessario mantenere alta la tensione. Vi coesistono due mondi molto diversi insieme – prosegue il direttore – con la marcia spettacolare del finale del secondo atto con orchestrazione e ricchezza enorme, ma al tempo stesso Aida è un’opera estremamente intima dove si fa effettivamente musica da camera e dove i cantanti sussurrano con straordinaria delicatezza. Cantare a Caracalla è un privilegio, ma le condizioni non sono le stesse dell’opera, ma dal punto di vista vocale e dei solisti dobbiamo pensare a fare la musica di Verdi come la si farebbe in teatro”. 

Dopo la “prima” di giovedì 4 luglioAida di Verdi verrà replicata venerdì 5, sabato 6, domenica 7, venerdì 12, sabato 13, giovedì 18, mercoledì 24, mercoledì 31 luglio e sabato 3 agosto, sempre alle ore 21 e con sottotitoli in italiano e in inglese.

Proprio la prima, verrà anticipata dalle Lezioni di Opera tenute dal maestro Giovanni Bietti che introdurrà Aida (giovedì 4 luglio alle 19,15).

C’è grande attesa per l’Aida, un titolo emblematico per Caracalla – dichiara il sovrintendente Carlo Fuortes – Per gli spettacoli all’aperto nei grandi spazi di Caracalla è necessario fare scelte molto attente tenendo conto che si tratta di un pubblico molto diverso rispetto all’opera, italiano, ma non solo. Dobbiamo cercare di coniugare la popolarità con la qualità” conclude il sovrintendente ricordando i punti base di una linea programmatica che ha consentito con successo di raggiungere 92.220 spettatori, lo scorso anno con la speranza di poter superare il record.

L’Aida apre la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma che durerà fino all’8 agosto 2019, per un totale di 36 serate, alternando con La Traviata di Verdi con la regia di Lorenzo Mariani, Romeo e Giulietta di Prokovev nell’allestimento di Giuliano Peparini, le serate con Roberto Bolle e tanti Extra. Per informazioni: operaroma.it

1 COMMENT

  1. Grande delusione. Mortificato il luogo, unico al mondo, scene senza luce, costumi da straccioni. Voler essere minimalisti a scapito dello spettacolo che caratterizza quest’opera . Non ci andate se no siete radical chic come chi dirà di aver apprezzato i dialoghi intimistici. Non valorizzare lo scenario naturale delle terme con luci e ombre significa non capire che lo spettatore avrebbe potuto trovarsi anche al chiuso di un teatro qualsiasi . Ahimè !! Che triste azza voler essere conto corrente

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