Corradino, Cuor di ferro ossia Matilde di Shabran

Vivo successo al festival rossiniano di Bad Wildbad, Germania

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Rossini in Wildbad Belcanto Opera Festival
Emmanuel Franco, Sara Blanch ©Patrick Pfeiffer

Bad Wildbad non è solo un grazioso centro termale della Foresta Nera ma ogni estate ospita un piccolo e raffinato festival dedicato alla musica di Rossini: “Rossini in Wildbad Belcanto Opera Festival”, fondato nel 1989 nel ricordo di un memorabile soggiorno del grande compositore nella cittadina. Joyce DiDonato, Olga Peretyatko Pavol Breslik e molte altre stelle del firmamento lirico hanno registrato qui i loro primi CD o hanno debuttato con Rossini. Ogni stagione il festival porta in scena cinque produzioni, fra cui brilla sempre qualche rarità, che fanno la gioia dei devoti rossiniani radunati a Bad Wildbad.

Fra le produzioni di questa stagione ha avuto gran successo il “Corradino, Cuor di Ferro” realizzato appositamente per il Festival da Stefania Bonfadelli. Come spesso succedeva, Rossini si trovò a comporre lo spartito in tempi ristretti. Per rimanere nei tempi previsti affidò a Giovanni Pacini la composizione di alcuni pezzi d’assieme e recuperò altri numeri da Ricciardo e Zoraide. La sinfonia fu ripresa da Eduardo e Cristina. Ne uscì un pasticcio che andò in scena il 24 febbraio 1821 al Teatro Apollo di Roma, con Niccolo Paganini chiamato a sostituire il primo violino. Bad Wildbad propone questa prima versione del lavoro, cambiando però il titolo in “Corradino, Cuor di Ferro”, molto simile al titolo con cui andò in scena l’anno successivo a Vienna, che centra l’attenzione sul protagonista. L’opera è usualmente conosciuta come “Matilde di Shabran”.

Stefania Bonfadelli (una regia femminile per uno spettacolo centrato su un misogino!) aggiunge un’altra pagina eccellente agli annali della kermesse rossiniana. L’ambientazione alto-medioevale è attualizzata e il cupo maniero di Corradino diventa la redazione di un giornale. D’altra parte cosa c’è di meglio che un moderno luogo di lavoro per raccontare le prevaricazioni subite dal gentil sesso? Scelta perfettamente azzeccata che mantiene intatto e rivitalizza lo spirito del melodramma giocoso della premiata ditta Rossini-Ferretti. Corradino è il direttore del giornale che vessa brutalmente i sottoposti e soprattutto non vuole nessuna donna nella sua redazione . “Belle o brutte, Se son donne le odia tutte”. Di fatto l’opposto di “Se sia brutta, se sia bella; Purché porti la gonnella”. Un grottesco Don Giovanni alla meno uno. Anche se alla fine Corradino è uno sbruffone piuttosto innocuo e non ci mette molto ad arrendersi alle malie della bella Matilde di Shabran.

Rossini in Wildbad Belcanto Opera Festival
Michele Angelini ©Patrick Pfeiffer

Il tenore Michele Angelini ha voce e physique du rôle per restituire gli accenti scorbutici del protagonista. Dispiega voce grande e sicura, anche nei passaggi più ardui come la grande aria alla fine del secondo atto, affrontata con virile energia interpretativa, e si fa apprezzare per la recitazione. Al suo fianco splende radiosa e determinata Sara Blanch nel ruolo di Matilde, la giovane giornalista che farà cambiare atteggiamento al burbero, con il trionfo finale dell’amore e delle donne. Il soprano spagnolo, dotata di una vocalità limpida e ricca di acuti luminosi, guadagna il favore della platea anche per la vivacità del gesto. Victoria Yarovaya veste con grande padronanza il ruolo maschile di Edoardo. Edoardo è l’opposto di Corradino, un personaggio di animo buono e gentile (anche se nel bel duetto del secondo atto un tentativo con Matilde lo fa pure lui …) e il mezzosoprano russo lo dipinge con voce morbida e voluminosa. La sua cavatina del primo atto, ricca di colorature e ornamenti e accompagnata dal coro, è uno dei momenti magici della serata.

Corradino è una ensemble opera, in cui i pezzi di assieme portano avanti la narrazione e creano momenti di assoluta ilarità, come il grandioso sestetto del secondo atto. La platea se la spassa, ride e accompagna la recita con applausi vivaci. Le scene di Serena Rocco, attente al dettaglio di fine secolo scorso, quando i telefoni erano ancora fissi e si scriveva a macchina, aggiungono precisione ed eleganza compatta allo spettacolo. Le traversie della redazione scivolano velocemente verso il necessario happy end. L’altezzosa Contessa d’Arco, portata in scena da Lamia Beuque con voce preziosa e bel talento comico, è l’azionista di maggioranza del giornale e avversaria in amore di Matilde. Nel primo atto lo scambio di battute fra le due rivali è un esilarante fuoco di artificio. Giulio Mastrototaro ritrae con grandi capacità sceniche Isidoro, il redattore della pagina culturale, nell’originale un poeta squattrinato. Assolutamente istrionico, com’è spassoso il dottor Aliprando di Emmanuel Franco, l’altro ruolo buffo della commedia. Belli anche i ruoli minori fra cui spiccano Ricardo Seguel come Ginardo e Shi Zong, nei panni accorati di Raimondo Lopez (una parte piccola, ma ostica). Il maestro José Miguel Pérez-Sierra guida con finezza la Passionart Orchestra Krakau, un’orchestra giovane che inizia quest’anno la sua collaborazione con il festival di Bad Wildbad, e concerta un’esecuzione di alto rango. Il Górecki Chamber Choir, ben preparato da Marcin Wróbel, canta con precisione ed espressività

Alla fine tripudio in platea con applausi lunghi e fragorosi per tutti i protagonisti.

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