L’incredibile viaggio di Lady C.

Andato in scena il 29 e 30 settembre 2019 al Teatro De’ Servi di Roma, nell’ambito del festival del Roma Comic Off

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L’incredibile viaggio di Lady C

L’incredibile viaggio di Lady CProduzione Compagnia Teatrale “Le Partenze Intelligenti”

Testo e Regia Alessio Pinto

Interpreti Letizia Cerenzia, Oronzo Salvati, Laura Croccolino, Danilo Brandizzi

Assistente/Costumista Loredana Labellarte

Musiche dal vivo (di David Bowie) Alessio Pinto

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Il vademecum comportamentale di Coco, aliena giunta sulla Terra come punk nell’immaginario estetico retrò, si rifà o dovrebbe rifarsi ai 12 articoli della Costituzione. In realtà, gli usi e costumi degli italiani, hanno poco a che vedere con le leggi che ne hanno, a suo tempo, impartito i comportamenti sociali. Capitare nell’appartamento di tre curiosi coinquilini può accelerare il ricorso alla veridicità: Elba, una fomentata attivista politica impegnata nel supporto sociale alla causa dell’immigrazione, Edoardo, il tipico snob milanese con gli occhi velati di consumismo e aperitivi da fighetti a corredo di boccacce e battutone, Vlad, ballerino sloveno venuto in Italia per inseguire quel sogno che cozza contro l’obbligo di dover fare lavori di manovalanza per poterlo mantenere boccheggiante a galla; un quadro perfetto per indagare l’oblio della ragion perduta.

Così, uno a uno, gli articoli della Costituzione si succedono, illuminando fiocamente un palco al neon, fra una ballata e l’altra di aliena memoria. Alessio Pinto, scrittore e regista, nonché musicista che reinterpreta Bowie con schivo ma subodorato approccio, ci racconta la disillusione mista a rabbia di un popolo bistrattato, per arrivare in fretta ai temi che più stanno sconvolgendo l’opinione pubblica negli ultimissimi atti di una politica che non ha mai voluto funzionare e che è sopravvissuta a colpi di negazioni e astuti consensi, quali il razzismo e gli scompigli dei fenomeni d’immigrazione, la disoccupazione, l’incuria, la corruzione, la mancanza di civiltà in primis. Nella menzogna di rapporti di lavoro perlopiù intrattenuti a distanza o per interposta persona (eloquente il colloquio di lavoro via Skype con i soliti sottoposti, abili veicoli menzogneri), emerge l’idiozia di un sistema che tende a premiare l’incompetenza, figlia di un clientelismo di stampo familiare che continua ad andare per la maggiore. Parlare e avere una relazione con una capra diviene così una possibile, per quanto dissennata, scappatoia, al pari dell’eloquente costanza comunicativa di Coco che nonostante il palese imbarazzo insito nella realtà dei fatti, fa di tutto per apparire a proprio agio nel mezzo dei veri nemici del pianeta. Pinto racconta con sferzante e ciarliero umorismo lo sconcerto a un passo dall’alienazione. Lo aiutano nel compito interpreti che fanno della comicità il loro cavallo di battaglia, con brio ed estroversione: Letizia Cerenzia, Oronzo Salvati, Danilo Brandizzi e Laura Croccolino, nel ruolo in apparenza formalmente monocorde di Coco, testimoniano con disinvoltura il fallimento educativo e culturale di un Paese dal dissimulatore humus. Al di sopra di tutte le parole e i concetti espressi, sopra ogni significativo input elettrico, regna il potente Vaticano, l’influente termo-valore degli usi e costumi sovracitati, il lucernario dei fedeli chierici della distribuzione delle risorse ai soliti noti e meno noti, il bacchettone predicatore del cosiddetto buon costume che non vuole certo lenire le cattive coscienze. Nonostante le ovvietà di alcuni concetti espressi, oltre il chiacchiericcio degli ecceduti concetti, nonostante le cadenze del tempo che scorre in fretta e che letale sembra non trascorrere mai, il tricolore illumina comunque l’oscuro avvenire, fintanto che la fantasia supera la realtà. Scolorisce soltanto gli umani tratti, infine ricomposti come postumi del marasma creativo.