A me resta la speranza!

Monologo teatrale, cortometraggio e libro di Virginia Barrett

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A me resta la speranza!Caleidoscopica artista che spazia tra scrittura, musica, recitazione, poesia, canto e regia, Virginia Barrett è vocata al Teatro Sacro e a tutte le forme espressive di denuncia civile che toccano le corde dell’integrazione culturale e dell’umana pietas per chi è aggrappato al sottile filo della speranza.

Nel 2011, la lettura delle considerazioni di Claudio Magris sul Corriere della Sera scaturite dalla visione di sacchi di plastica ammucchiati contro un muretto del porto di Lampedusa contenenti i corpi di migranti, la commuove profondamente. Durante un ritiro spirituale nel santuario di San Francesco di Paola, patrono degli emigranti, elabora un monologo teatrale sul racconto di una donna scampata a un naufragio che racconta le vicissitudini durante le quali perisce la sua famiglia, e lo propone a Marcia Sedoc, attrice surinamese che nel Comune di Roma fa volontariato per l’integrazione.

Dal suo debutto, lo spettacolo riscuote successo di critica e di pubblico, scuotendo le coscienze sui temi dell’accoglienza e della discriminazione razziale e vincendo premi.

Successivamente, in forma di dialogo con l’inserimento dell’uomo che accoglie la naufraga sulla spiaggia interpretato dall’attore e cantante Amedeo De Paolis, si arricchisce della colonna sonora originale con le musiche di Marco Guccione e del brano finale “Lacrime di colore” di Maurizio Indelicato e Gaspare Federico cantato da Amedeo De Paolis, voce solista del Gospel Choir “Big Soul Mama” diretto da Roberto Del Monte.

Il 30 settembre 2013, in uno sbarco clandestino sul litorale di Scicli in località Sampieri (quella del commissario Montalbano) 13 migranti soccombono intrappolati nel mare profondo oltre una secca dove erano stati costretti a scendere dagli scafisti. I concessionari di due lidi accorrono in soccorso insieme al maresciallo dei Carabinieri Carmelo Floriddia, che per questo salvataggio riceverà la Medaglia d’oro al valore civile.

Questo evento suggerisce alla Barrett la versione cinematografica del suo spettacolo, girata sulla stessa spiaggia, con la Sedoc e Michele Celeste nel ruolo del pescatore a cui la donna racconta le sue traversie.

Il docufilm integra la vicenda dell’africana Shakira, che narra la sua penosa odissea in mare dove perde il figlioletto nel nubifragio che travolge il barcone incagliato e invaso dall’acqua che porta via speranze e sogni, con le immagini inedite dello sbarco del 2013 dal peschereccio non avvistato dalla guardia costiera e altre concesse dalla Questura di Ragusa con i corpi sulla spiaggia.

Vicenda personale e immagini di repertorio, fiction e realtà sono integrate fra loro dal filo della compassione e dell’indifferenza. Nel finale, una turista fa jogging con le cuffie alle orecchie ignara dei corpi esanimi, mentre nei titoli di coda scorrono le parole di Papa Francesco “Perdonate coloro che, assuefatti al dolore, perdono anche la pietà”.

Il docufilm vince il Premio Rai Cinema Channel al Festival Internazionale “Tulipani di Seta Nera” del 2018 (tuttavia la Rai non l’ha mai mandato in onda), il Premio speciale della Giuria alla Rassegna internazionale di cortometraggi Med-Limes “Ai confini del Mediterraneo”, il Premio “Nelson Mandela” a Spoleto Art Festival e ha partecipato a numerose proiezioni in Italia e all’estero.

Opera di realismo contemporaneo, documento inciso nella carne viva di un popolo in fuga sopravvissuto all’orrore, che la speranza spinge, a volte, a morire sulle nostre coste, consegnandoci i cadaveri di chi ha perso patria e diritti umani, in un silenzioso ammonimento che dovrebbe scuotere le nostre coscienze di antichi colonizzatori.

L’autrice è presente instancabilmente a giornate speciali dedicate a rifugiati e migranti, tra cui il Festival del Pensiero il 3 ottobre nel foggiano, in cui sono coinvolti gli studenti, sensibili e interessati ai temi dell’accoglienza, dell’assuefazione al dolore e dell’indifferenza.

Michele Celeste ha fondato la compagnia “Officine Teatrali”, con ragazzi dei centri di immigrazione che hanno subito torture e sono stati schiavizzati nei campi di concentramento in Libia, che vivono un riscatto umano attraverso l’arte.

Il libro, contenente il testo del monologo teatrale, la sceneggiatura del film anche in lingua inglese e corredato delle foto di scena, è pubblicato da La Mongolfiera Editrice nella Collana Cinema, con la prefazione di Enrico Bernard.

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