“Giulio Cesare in Egitto”, l’opera barocca conquista Milano

Lo spettacolo con la direzione di Giovanni Antonini e la regia di Robert Carsen segna 12.000 biglietti venduti e oltre l’85% di riempimento sulle 7 repliche

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Giulio Cesare in EgittoLa nuova produzione di Giulio Cesare in Egitto di Georg Friedrich Händel con la direzione di Giovanni Antonini e la regia di Robert Carsen è già un successo di pubblico.

Per le sette rappresentazioni da domani 18 ottobre al 2 novembre la biglietteria registra oltre 12.000 presenze, con una percentuale di riempimento che supera l’85%. Le prime due rappresentazioni e le date vicine ai fine settimana si avvicinano rapidamente al tutto esaurito. Merito certamente della popolarità di direttore e regista e del cast che accanto al protagonista Bejun Mehta, già amatissimo a Milano dopo la sua interpretazione di Tamerlano nel 2017, schiera tre importanti artisti che debuttano nel nostro Teatro (Danielle de Niese come Cleopatra, Philippe Jaroussky come Sesto e Christophe Dumaux come Tolomeo) e due certezze come Sara Mingardo e Christian Senn, ma anche di una nuova consapevolezza dell’importanza di questo repertorio.

L’interesse per il capolavoro di Händel mette Milano in dialogo con il panorama europeo, in cui l’opera barocca è regolarmente inserita nella programmazione con constante riscontro di pubblico. La presenza dei grandi titoli händeliani alla Scala si riduce a soli sei titoli nel dopoguerra (più due alla Piccola Scala). Fu Gianandrea Gavazzeni a tentare un pionieristico Giulio Cesare nel 1956: ma solo nel 2009, con Alcina realizzata proprio dalla coppia Antonini – Carsen, la Scala ha presentato uno spettacolo händeliano filologicamente attendibile. La tappa successiva è la nascita di un ensemble barocco in seno all’Orchestra che si dedica soprattutto a Händel con Il trionfo del Tempo e del Disinganno diretto da Diego Fasolis con la regia di Jürgen Flimm nel 2016 e Tamerlano ancora con Fasolis e la regia di Davide Livermore nel 2017. Proprio Tamerlano segna una svolta: per la prima volta alla Scala le parti scritte per voci di castrato sono affidate a controtenori, proprio come nel Giulio Cesare in Egitto in scena da domani.

Un lungo percorso che insieme all’attività sinfonico-corale e concertistica della Scala ma anche di altre realtà milanesi ha fatto crescere nella nostra città l’interesse e la sensibilità per questo repertorio. Nelle prossime stagioni il progetto barocco del Teatro alla Scala prevede altri due titoli del compositore sassone: Agrippina e Ariodante.

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