laVerdi e Jader Bignamini in concerto

Il 15 e 17 novembre all'Auditorium di Milano

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Jader Bignamini
Foto di Stefano Buldrini

Petr Il’ič Čajkovskij Francesca da Rimini op. 32

Richard Strauss Till Eulenspiegels lustige Streiche (I tiri burloni di Till Eulenspiegels)

Richard Strauss Don Juan op. 20

Petr Il’ič Čajkovskij Romeo e Giulietta (Versione 1880)

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Direttore Jader Bignamini

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Sono i versi immortali di Dante, Shakespeare e Molière a fare da filo conduttore del nuovo appuntamento dell’Orchestra sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, diretta per l’occasione dal suo direttore residente, il Maestro Jader Bignamini, che proprio a laVerdi ha esordito come clarinetto piccolo e ormai vanta una carriera internazionale che spazia dall’opera lirica alla musica sinfonica. Venerdì 15 novembre (ore 20.00) e domenica 17 novembre (ore 16.00) all’Auditorium di largo Mahler risuoneranno le note di due grandi compositori: Petr Il’ič Čajkovskij (1840-1893) e Richard Strauss (1864-1949).

Ispirato alla tragica vicenda dei due amanti Paolo e Francesca, la Fantasia sinfonica in mi minore “Francesca da Rimini” di Čajkovskij trae ispirazione dal V Canto dell’Inferno nel quale Dante colloca i due sfortunati amanti diventati, in epoca romantica, la coppia simbolo della passione irrefrenabile. L’altro brano in programma, considerato come il primo capolavoro di Caikovskij, è l’ouverture-fantasia Romeo e Giulietta, centrata anch’essa sulla famosa e tragica storia d’amore, raccontata da William Shakespeare.

Al seduttore per eccellenza, Don Giovanni, nato dalla penna del drammaturgo francese Molière, si ispira invece l’altro compositore in programma, Richard Strauss con il suo Don Juan, il primo dei suoi sette poemi sinfonici, composto tra il 1887 e il 1888 dal musicista appena ventiquattrenne, ed eseguito per la prima volta sotto la sua stessa direzione al Teatro di corte di Weimar l’11 novembre 1889. L’altro brano in programma sempre del grande Richar Strauss, è Till Eulenspiegels lustige Streiche, il poema sinfonico che racconta i tiri burloni e le avventure di un contadino ribelle del Trecento, personaggio di fantasia molto popolare in Germania e anche lui a suo modo, vittima dell’amore.

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Conferenza

Il concerto di venerdì 15 novembre sarà preceduto alle ore 18.00 dalla conferenza: “Eroine di Cajkovskij”. Relatore Lorenzo Casati.

Foyer della balconata dell’Auditorium. Ingresso libero.

Biglietti: euro 15.00/36.00; Info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler; orari apertura: mar/dom, ore 10.00/ 19.00. Tel. 02.83389401/2/3, on line: www.laverdi.org o www.vivaticket.it

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Venerdì 15 novembre 2019, ore 20.00

Domenica 17 novembre 2019, ore 16.00

Auditorium di Milano, largo Mahler

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Programma

Petr Il’ič Čajkovskij (1840-1893) Francesca da Rimini op. 32

Accanto alle sei Sinfonie, Cajkovskij si applicò alla stesura di pagine orchestrali spesso legate all’idea della musica a programma. Nascono così, nel volgere di quasi trent’anni, l’Ouverture La bufera (1864), il Poema sinfonico Destino (1868), le due Ouverture-fantasia Romeo e Giulietta (1869) e Amleto (1888), le Fantasie La tempesta (1873) e Francesca da Rimini (1876), la Sinfonia Manfred (1885) e la Ballata sinfonica Il Voivoda (1891). I riferimenti letterari e la loro ispirazione tragica sono legati al pessimismo esistenziale nel quale il compositore si rifletteva profondamente. Accanto a Shakespeare e Byron, è certo Dante Alighieri, con la Divina Commedia, la fonte letteraria più illustre a cui Cajkovskij ha attinto. La prima idea di una composizione ispirata al celebre episodio del quinto canto dell’Inferno, che ha come protagonista Francesca da Rimini, risale all’inizio del 1876, quando il critico musicale Henry Laroche suggerì all’autore di scrivere un’intera opera teatrale sull’episodio di Paolo e Francesca, indicandogli come librettista il collega critico Konstantin Zvantsjev. Il fratello di Cajkovskij, Modest, letterato e a sua volta librettista, suggerì invece di basare sull’episodio dantesco non già un’opera ma un poema sinfonico. Nell’agosto 1876 mentre si recava in treno alla prima del Ring di Wagner. Cajkovskij rilesse il quinto canto dell’Inferno, e si convinse del progetto. Poche settimane più tardi ebbe inizio la stesura della partitura, che impegnò l’autore per sole sei settimane. Il 26 ottobre Cajkovskij poteva scrivere a Modest: “Ho finito il mio nuovo lavoro, una fantasia su Francesca da Rimini. L’ho scritto con amore e penso che l’aspetto dell’amore venga fuori abbastanza bene”. La prima esecuzione, avvenuta il 9 marzo 1877 a Mosca, per i concerti della Società Musicale Russa sotto la direzione di Nicolai Rubinstein, venne accolta con entusiasmo. Il riferimento al canto di Dante è imprescindibile per comprendere il contenuto del poema sinfonico; lo stesso Cajkovskij premise alla partitura una breve spiegazione della situazione narrata dal poeta, nonché tutti i versi del racconto di Francesca. L’episodio di Francesca da Rimini è uno dei più celebri di tutto il poema dantesco. Esso prende spunto da una vicenda reale, il doppio assassinio compiuto da Gianciotto Malatesta nei confronti della moglie Francesca da Rimini e del suo stesso fratello Paolo Malatesta, per vendicare l’adulterio che aveva legato i due giovani. Dante colloca i due infelici amanti nel secondo cerchio dell’Inferno, fra coloro che furono lascivi, consentendo al desiderio di vincere la ragione. La loro punizione consiste nell’essere preda di un vento tempestoso che li percuote incessantemente nella notte infernale; i due amanti sono i primi personaggi con cui Dante ha un contatto diretto; Francesca racconta al poeta la sua triste vicenda, di come la lettura degli amori di Lancillotto e Ginevra fosse galeotta per il primo bacio.

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Richard Strauss (1864-1949) Till Eulenspiegels lustige Streiche

Composto a Monaco nel 1895 ed eseguito per la prima volta a Colonia, il 5 Novembre 1895 il Till Eulenspiegel confermò, anche per il suo contenuto poetico, l’ immagine di riformatore ribelle di Strauss che da qualche anno Strauss era il musicista più noto e più discusso, il maggiore esponente di un’arte antiaccademica e innovativa (l’autorevole Hanslick l’aveva definito il capofila «dei secessionisti in musica»). In realtà Strauss, che custodiva solidissimo in sé il senso della tradizione musicale, fu un artista quasi sempre originalmente creativo ma mai eversivo, detestando tuttavia, come uomo e come musicista, ogni pregiudizio, ogni inerte convenzione, ogni abitudine borghese. Strauss da giovane immaginò e creò musica con insofferenza esistenziale, accesa sensualità e spirito di avventura, mentre da uomo maturo immaginò e creò con sapienza, eleganza, ironia, inquietudine. Della produzione giovanile di Strauss il Till, il quinto dei suoi poemi sinfonici, è una delle opere più significative per la concezione e per la forma, entrambe estrose e tuttavia ben meditate: ”Ho terminato in partitura un nuovo poema sinfonico Till Eulenspiegel – molto allegro e spavaldo” – scrisse Strauss il 9 giugno 1895 al direttore d’orchestra Franz Wüllner che qualche mese dopo, il 5 novembre, presentò a Colonia la prima esecuzione. L’opera ottenne un enorme successo, superiore a quello dei poemi già conosciuti e molto applauditi (Don Giovanni del 1888 e Morte e trasfigurazione del 1889), e una veloce circolazione in Germania e ben presto in Europa. Del personaggio Till, mezzo storico e mezzo leggendario, nulla è certo. Deve essere stato un popolano beffatore, malandrino, facinoroso, vissuto nella Germania del nord nel XIV secolo. Perfino il nome è incerto. Forse «Eulenspiegel», che sembra essere formato da «Buie», la civetta, e da «Spiegel», lo specchio potrebbe essere la trasformazione fonica tedesca del francese «espiègle», il malandrino, o potrebbe essere il contrario. Come a molti di questi eroi della ribellione antiautoritaria in ogni tradizione nazionale, sopravvissero a Till racconti e favole di innumerevoli prodezze e furbizie, per trasmissione prima orale poi letteraria. Questa celebre figura dell’eterno briccone piacque a Strauss trentenne, che dapprima progettò di farlo protagonista di un’opera (di cui restano abbozzi del libretto, di mano di Strauss stesso) e poi lo trasfigurò e lo rese davvero eterno in pura musica.

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Richard Strauss (1864-1949) Don Juan op. 20

I poemi sinfonici di Strauss hanno certamente contribuito alla fama universale del compositore. Con il folgorante Don Juan (Don Giovanni), composto tra il 1887 e il 1888 da un musicista appena ventiquattrenne, ed eseguito per la prima volta sotto la sua stessa direzione al Teatro di corte di Weimar l’11 novembre 1889, si avviava la serie dei sette poemi sinfonici (o, come il compositore stesso preferiva, Poemi sonori, Tondichtungen) che per circa dieci anni avrebbero assorbito quasi tutte le sue energie creative, insieme con la stesura originaria della prima opera teatrale, Guntram: dopo Don Giovanni sarebbero venuti Morte e trasfigurazione (1888-89), Macbeth (1890, ma già realizzato in una prima versione nell’86), Till Eulenspiegel (1895), Cosi parlò Zarathustra (1896), Don Chisciotte (1897), Una vita d’eroe (1898).

In una lettera al direttore d’orchestra Hans von Bülow, nell’agosto 1888, Strauss scriveva: “Se si vuol creare un’opera artistica unitaria per sfondo e costruzione complessiva, e se si vuole che essa agisca in senso plastico sull’ascoltatore, bisogna che ciò che l’autore intende dire appaia anche plasticamente agli occhi del suo spirito. Ciò è possibile quando esista lo stimolo di un’idea poetica, indipendentemente dal fatto che essa sia o meno aggiunta all’opera come programma”. Nel pieno di un vigoroso fervore compositivo, naturalmente orientato verso l’orchestra da molteplici esperienze professionali, Strauss scrisse dunque la sua prima grande partitura sinfonica scegliendo il tema dell’eros, l’istinto elementare del possesso e della sopravvivenza incarnato nel mito eterno di Don Giovanni. Proprio per il suo essere la prima grande pagina di una grande esperienza Don Juan sembra, rispetto alle successive prove di Strauss, proporsi come un’ideale epigrafe ribadita dalle parole di Lenau: «Avanti, dunque, verso nuovi trionfi, finché nei polsi robusti batta gioventú».

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Petr Il’ič Čajkovskij (1840-1893) Romeo e Giulietta (Versione 1880)

L’ouverture-fantasia Romeo e Giulietta, a ragione considerata come il primo capolavoro di Čajkovskij, nacque dalla frequentazione dell’autore con Milij Balakirev, negli anni Sessanta dell’Ottocento figura carismatica della musica russa al quale si deve l’idea di una composizione ispirata alla tragedia di Shakespeare. E Balakirev fu l’unico che con le sue critiche riuscì a persuadere Čajkovskij a rielaborare più volte la composizione: dopo aver composto l’ouverture-fantasia nel 1869, infatti l’autore vi rimise mano l’anno seguente modificandone l’introduzione, parte dello sviluppo e la conclusione, e ancora nel 1880 riscrivendone l’epilogo. La terza e ultima versione è quella, oggi comunemente eseguita, di un pezzo che risente, sotto vari aspetti, di Liszt e di Glinka, oltreché dello stesso Balakirev, e nel quale Čajkovskij concilia con efficacia le esigenze della forma sinfonica (lo schema di sonata) con i presupposti di caratterizzazione e rappresentazione drammatica della musica, accentuando i contrasti tra i diversi soggetti tematici.

Eseguita per la prima volta il 1 maggio 1886 diretta da Mikail Ippolitov-Ivanopv l’ouverture.-fantasia l’Ouverture-fantasia si apre con un «Andante moderato» che descrive la figura di Fra’ Lorenzo, l’innocente tessitore della tragedia; i suoni si fanno oscuri e premonitori finché esplodono in un «Allegro» che fotografa l’odio di Montecchi e Capuleti rivali e lo scontro fisico e metallico della battaglia. Segue un tema d’amore dolcissimo, “Giulietta e uno più appassionato, “Romeo”. Riprende un Allegro – ancora un conflitto delle fazioni – che tronca il motivo dei due amanti. Una breve apparizione del tema di Fra’ Lorenzo e di quello d’amore prima che la quiete significhi la morte.

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Biografia

Jader Bignamini, direttore

Dopo essere stato scelto nel ’98 dal Maestro Riccardo Chailly come clarinetto piccolo dell’Orchestra Sinfonica laVerdi di Milano, inizia il suo percorso all’interno dell’Istituzione che lo vedrà passare dall’Orchestra al podio, fino ad essere nominato nel 2010 Direttore Assistente e dal 2012 Direttore Associato. Negli stessi anni avvengono i debutti ufficiali nel repertorio sinfonico con la Quinta di Mahler, mentre per l’opera con Andrea Chenier di Umberto Giordano e Carmen di George Bizet, che segnano l’inizio della sua carriera internazionale. Nel 2013 Bignamini inaugura il Festival Verdi di Parma con Simon Boccangra e immediatamente dopo questa prima significativa esperienza diviene ospite a livello internazionale di numerosi istituzioni in Italia e all’estero: il Teatro dell’Opera di Roma, la Fenice di Venezia, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Regio di Torino, il Rossini Opera Festival di Pesaro, Il Festival di Martinafranca e all’estero a Francoforte, New York, Los Angeles, Toronto, Mosca, Tenerife, in Giappone e in Sud America. Il vasto repertorio sinfonico rappresenta la sua ecletticità come direttore con i grandi autori in ambito russo, tedesco e austriaco quali Čajkovskij, Glinka, Musorgskij, Rimskij-Korsakov, Prokof’ev, Stravinskij, Brahms, Beethoven, Strauss e Mahler, senza tralasciare i francesi Debussy e Ravel, e ovviamenti gli italiani Respighi, Paganini e Vivaldi. Collabora con solisti di primo piano quali Maximilian Hornung, Kian Soltani, Joshua Roman, Isabelle Faust, Karen Gomyo, Francesca Dego, Natasha Korsakova, Kolya Blacher, Lylia Zilberstein e Sergei Babayan. Nel 2013 ha anche l’occasione di fare da assistente al M° Riccardo Chailly per l’VIIIa Sinfonia di Mahler. Fra i successi dell’ultima stagione in ambito operistico, Madama Butterfly al Metropolitan di New York e alla Staatsoper di Vienna, i concerti di gala al Festival di Salisburgo, allo Schleswig-Holstein Music Festival di Lubecca con l’orchestra Radiophilharmonie di Hannover e alla Royal Albert Hall di Londra. Dirige anche Trovatore al Teatro dell’Opera di Roma e a Francoforte, Manon Lescaut al Bolshoi di Mosca con Anna Netrebko e Yusif Eyvazov per la prima assoluta del titolo in Russia e con la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Puritani al Festival di Montpellier e al Teatro Massimo di Palermo e Don Carlo all’Opera di Tenerife. Per il repertorio sinfonico nell’ultima stagione da segnalare i debutti con orchestre quali: San Diego Symphony, Detroit Symphony, Milwaukee Symphony, Yomiuri Nippon Symphony, Osaka Philharmonic e Lubijana Philharmonic Orchestra. Bignamini dirige il primo tour asiatico del soprano Anna Netrebko e del tenore Yusif Eyvazov a Hong Kong, Seoul, Taipei, Tokyo e Nagoya e la scorsa estate il tour sud americano in Cile, Brasile, Perù, Argentina, in Florida e Dubai. Subito dopo torna nuovamente in Giappone in tournée con il Teatro dell’Opera di Roma per dirigere la Traviata con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino. La sua carriera, in costante ascesa sia in ambito operistico che sinfonico, questa stagione lo vede ospite di importanti teatri e istituzioni in Europa e all’estero quali il Neue Oper di Francoforte per una nuova produzione di Forza del destino, Dutch National Opera di Amsterdam per Madama Butterfly e dopo il successo di Rigoletto nel 2015 il ritorno al Festival di Santa Fe in New Mexico per La Bohème la prossima estate in attesa di preparare il suo debutto con l’opera russa con Eugene Onegin. Il prossimo anno tornerà poi sul podio della Canadian Opera Company a Toronto per una nuova produzione di Aida e per concerti sinfonici con la Toronto Symphony Orchestra per poi debuttare con la Dallas Symphony Orchestra e con la Houston Symphony Orchestra. Il maestro ha da poco terminato di incidere un cd dedicato al Belcanto con il soprano Marina Rebeka per l’etichetta americana Prima Record oltre che arie d’opera con Anna Netrebko e Yusif Eyvazov per la Deutsche Grammophon. Da gennaio 2017 Jader Bignamini è testimonial e face brand di Etalon Sound. Jader Bignamini è Direttore residente dell’Orchestra Sinfonica G.Verdi di Milano.

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