“Madre Courage e i suoi figli” di Bertolt Brecht

In scena fino al 27 ottobre 2019 al Teatro Metastasio di Prato

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Madre Courage
Foto di Fabio Ruggiero

E se di lei non sei più forte,

non ci sarai, per la vittoria.

La guerra è solamente un traffico:

invece di formaggio, piombo.

(Bertolt Brecht)

Bertolt Brecht scrisse “Madre Courage e i suoi figli” subito dopo l’invasione della Polonia da parte di Hitler nel 1938, quando era già in esilio alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Brecht era fuggito dalla Germania nazista autoimponendosi l’esilio in Scandinavia nel 1933. “Madre Courage” fu realizzato per la prima volta nel 1941 a Zurigo. La seconda produzione, con le musiche rivedute da Paul Dessau, ebbe luogo nel 1949 a Berlino, quando Brecht, di ritorno dagli Stati Uniti, sperava di tornare in Germania. Questa produzione ebbe come attrice protagonista la moglie Helene Weigel. Da allora è stato rappresentato e rivisitato in tutto il mondo. È considerato tra le opere teatrali leggendarie e più significative del XX secolo. Un testo fondamentale della letteratura pacifista, il più grande testo contro la guerra di tutti i tempi. L’azione specularmente si svolge durante la Guerra dei Trent’anni, nel corso di 12 anni (1624 – 1636), rappresentati in 12 scene.

Le vittorie e le disfatte dei pesci grossi e dei pesci piccoli non vanno sempre d’accordo, anzi. Ci sono perfino dei casi, che per i pesci piccoli la sconfitta, in fondo, è un guadagno. (Bertolt Brecht)

È il personaggio di Madre Courage a far vivere la vicenda in contraddizioni e antinomie. Lei stessa è il simbolo delle domande e delle angosce collegate all’idea della guerra, alla sua tormentata dialettica con gli ideali sempre irrisolti di pace e giustizia. Il suo contraddittorio comportamento, i suoi biechi interessi e bisogni piegati a quelli del conflitto e allo stesso tempo il suo istinto materno, corrotto dall’inesorabilità della violenza e dall’inevitabile trasformazione etica dei personaggi, si vedono irretiti nelle dinamiche di morte e rapacità che ogni situazione bellica porta inevitabilmente con sé. Una madre che cerca di proteggere e sostentare i suoi figli con il lavoro che la guerra stessa le fornisce: questo il paradosso illuminante da cui scaturisce l’amara bellezza di questo testo. Guerra pur sempre matrigna, che inesorabilmente strappa la vita, a uno a uno, ai figli di MadreCourage.

La pace è solo disordine; non c’è che la guerra per metter ordine. In tempo di pace, l’umanità cresce in modo incontrollato. (Bertolt Brecht)

Madre Courage e il suo carro di vivandiera che si spostano nella cornice della guerra sono la rappresentazione plastica di come l’economia, che signoreggia i grandi interessi nascosti dietro alla mostruosità di questi eventi storici, riesca a mutare la stessa percezione etica delle vittime di queste tragedie, inglobandole nel meccanismo economico della morte. La paura di sopravvivere diventa il contraltare della sudditanza verso la logica della distruzione. Ogni volta che uno dei suoi figli viene ucciso, Madre Courage è sempre lontana e presa dai suoi commerci. La maternità diventa un modo di vivere incompiuto, traviato, distorto dalle condizioni esterne. Il coraggio di questa madre è in realtà la paura e la disumanità della guerra, che è capace di trasvalutare ogni valore etico e umano nel suo contrario, assoggettandolo allo spettacolo tragico di una sopravvivenza senza speranza e senza più umanità. Una madre coraggio che sposa la matrigna viltà delle logiche sottese alla distruzione.

Come tutte le cose buone, anche la guerra, da principio è difficile. Ma poi, quando ha attaccato, tien duro. Allora la gente ha paura della pace, come chi gioca a dadi ha paura di smettere perché viene il momento di fare i conti, di vedere quanto s’è perduto. (Bertolt Brecht)

Da questo testo profetico e apocalittico di Bertolt Brecht, che redige un testamento morale per i posteri e una condanna inequivocabile verso tutte le guerre, Paolo Coletta recuperandone e rielaborandone i temi principali e la variegata partitura, dirige la bravissima e ispirata Maria Paiato in una nuova versione del capolavoro brechtiano che sa coniugare, parola, corpo e musica in un tutt’uno teatrale, così rispecchiante la nostra umanità e il nostro presente, da spaventarci di coraggio. Uno spettacolo visionario, accompagnato da musiche classiche, contemporanee e perfino elettroniche, per un risultato complessivo attrattivo e espressionista. Una ballata ruvida e oscura che racconta l’anima lacerata di ogni conflitto.

Tutti i 10 attori presenti sulla scena agiscono coralmente, attorno al personaggio di Madre Courage, in un teatro che si fa presente e allo stesso tempo passato, un palcoscenico che scardina i limiti di spazio e tempo, nel raccontare una piccola storia con la voce della Storia universale, oscurando le luci del palcoscenico con canzoni e suoni pacificanti, illuminandone le ombre con i rossi profili di ogni guerra.

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di Bertolt Brecht, traduzione di Roberto Menin, con Mauro Marino, Giovanni Ludeno, Andrea Paolotti, Roberto Pappalardo, Anna Rita Vitolo, Tito Vittori, Mario Autore, Ludovica D’Auria, Francesco Del Gaudio, drammaturgia musicale e regia Paolo Coletta, musica Paul Dessau, scene Luigi Ferrigno, costumi Teresa Acone, light designer Michelangelo Vitullo, sound designer Massimiliano Tettoni, luci Michele Lavanga, fonica Riccardo Cipriani

produzione Società per Attori e Teatro Metastasio di Prato, in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

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