Pier Carlo Orizio e Federico Colli alla London Cadogan Hall

Il 16 ottobre, ore 19.30, al Cadogan Hall, Londra

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Royal Philharmonic OrchestraIl prossimo 16 Ottobre due eccellenze musicali bresciane insieme per la prima volta a Londra con la Royal Philharmonic Orchestra, all’interno della Cadogan Hall, prestigiosa sala di cui la Royal Philharmonic è orchestra residente.

La data segna il debutto per il M° Pier Carlo Orizio, direttore del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, dove Colli ha debuttato nel 2011, nella capitale britannica. Il Maestro dirige per la seconda volta una delle più importanti orchestre mondiali, dopo le due date dello scorso maggio all’interno del 56° Festival Pianistico con solista Alexander Romanovsky.

Molti i concerti che hanno visto Orizio e Colli, uno tra i più talentuosi concertisti under 40 sulla scena internazionale, insieme sul palco, ma solo una volta fuori dall’Italia, a Città del Messico nel 2013 con l’Orquesta Filarmónica de la UNAM.

“La sintonia non mancherà – racconta Pier Carlo Orizio – Con Federico abbiamo fatto tanti concerti assieme, ma è la prima volta che affrontiamo Grieg. Il talento di Federico parla, è originale: ha una particolare visione della musica che, unita alla qualità del suono, ricca di sfumature, rende la sua interpretazione sempre fresca e nuova”.

La grande tensione romantica di questo concerto si esprime fin dal primo pezzo in programma, la Genoveva di Schumann, opera rarissimamente rappresentata ma sublime, in particolar modo nella sua Overture.

La relazione tra Schumann e Brahms è ormai nota, è stato questo il tema protagonista dell’ultima edizione del Festival Pianistico, dal titolo “Musica velata”. In programma infatti la Sinfonia n.4 di Brahms: “Questa è stata l’ultima opera sifonica di Brahms, e lui lo sapeva – spiega Pier Carlo Orizio – Nel finale Brahms utilizza una forma barocca, la passacaglia. Parlando di “Grandi romantici” (che è proprio il titolo del concerto londinese) è molto particolare che un compositore romantico, proprio alla fine della sua carriera, scelga una forma che romantica non è, anzi. La passacaglia è una forma in qualche modo di “autolimitazione”, essendo una delle forme più definite che si possano avere nella musica. È come se Brahms avesse voluto auto-imporsi dei paletti per frenare l’impeto della sua musica e penso sia molto affascinante”.

Nonostante le diverse tematiche, ci sono tanti elementi che fanno pensare che Grieg avesse come modello i concerti di Schumann. Del concerto di Grieg è diventata poi leggendaria l’interpretazione di Benedetto Michelangeli, eseguita nel 1965 a Londra con la New Philharmonia Orchestra diretta da Rafael Frühbeck de Burgos.

L’ultima volta che Orizio e Colli si sono esibiti insieme è stato nel dicembre 2017 a Brescia, al Teatro Sociale, in un tutto Čajkovskij. Questo concerto è diventato poi il primo cd della Filarmonica del Festival, prodotto da Musicom.it.

Colli è uno dei grandi talenti a cui il Festival è più affezionato. Ha debuttato al Festival Pianistico nel 2011, l’anno prima di vincere il prestigioso concorso di Leeds, per poi tornare altre 4 volte, l’ultima delle quali come solista diretto da Valery Gergiev agli Arcimboldi di Milano nel 2018.

Il prossimo 17 dicembre, Colli si esibirà nuovamente con la Filarmonica diretta da Orizio a Brescia in Auditorium San Barnaba per l’annuale “Concerto per i bambini”, arrivato alla decima edizione, un concerto di beneficienza a favore della associazione bresciana “Una mano per i bambini onlus”.

Quanto al programma del concerto di Londra, sono poche le opere per pianoforte che hanno un’apertura così iconica quanto il concerto per piano di Grieg. Il fascino drammatico del primo movimento dà avvio al pezzo con un’esibizione di incomparabile virtuosismo. Passando da una sensibilità lussureggiante a dei frenetici cromatismi, c’è poco che resti inesplorato in quest’opera monumentale.

L’ultima sinfonia di Brahms è una pietra miliare del repertorio sinfonico del diciannovesimo secolo. I suoi ricchi passaggi ed i temi raggiungono la loro massima espressione nel finale quando molteplici variazioni creano quell’impeto oscuro, quell’inquietudine profonda che è predominante nella Sinfonia.

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