Little Boy

Andato in scena al Teatro Cantiere Florida di Firenze

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Little Boy
Foto di Botticelli

CORRISPONDENZA TRA IL FILOSOFO GÜNTHER ANDERS E CLAUDE EATHERLY, IL PILOTA DI HIROSHIMA

Prima Assoluta

da “La coscienza al bando”, il carteggio del pilota di Hiroshima Claude Eatherly e di Günther Anders

adattamento e regia Marco Di Costanzo

con Erik Haglund, Stefano Parigi, Monica Santoro

suono Andrea Pistolesi

scene e luci Beatrice Ficalbi

costumi Laura Dondoli

organizzazione Carolina Pezzini

produzione Teatro dell’Elce

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Una mela, simbolo di un peccato originale rinnovato, di una più severa cacciata dal paradiso terrestre, di una forza di gravità che assume peso apocalittico in mano agli esseri umani e una interessante rivisitazione scenica della corrispondenza intercorsa tra un filosofo cofondatore del movimento antinucleare, che pubblicò poi il carteggio, e il pilota che, a ventisei anni, lanciò la bomba atomica su Hiroshima, cambiando per sempre il destino del pianeta terra.

Un documento prezioso e, probabilmente, la riflessione più viva su uno strumento di morte assoluta, attivato allo scopo di distruggere e in grado di provocare l’estinzione dell’intera specie, non mettendo a repentaglio solo il presente e il futuro della nostra esistenza, ma anche il passato, che rischia di non essere più ricordato da nessuno.

Davanti alla catastrofe anche la mano del carnefice, manovrata da potenze schiaccianti, è vittima della suo terribile destino, così travolta da quella banalità del male mietitrice che tutto livella, in una tensione palpabile, capace di attraversare tutto il pubblico in platea e plasmare l’intero lavoro di riadattamento attoriale, per una interpretazione ipnotica, onirica, che seduce, cattura, trasportando nel drammatico racconto e lasciando intuire tutti i sintomi di un dolore, talmente annientante, da doversi arroccare nella follia per sopravvivere a se stesso.

Sopravvivere alla propria esecuzione di migliaia di innocenti è, infatti, un calvario che solo la maieutica filosofica può incanalare in una rinascita di speranza attiva, votata a fare della consapevolezza della distruzione avvenuta uno strumento costruttivo per il futuro, la cui forza non è eguagliabile da alcuna macchina.

Ines Arsì

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