Momix, “Alice”

Andato in scena al Teatro Verdi di Firenze

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MomixMomix ritorna al Teatro Verdi di Firenze con l’ultima produzione: Alice. Questa creazione dello statunitense Moses Pendleton, che ha debuttato in Prima Mondiale nel 2019 al teatro Olimpico di Roma, è un’altra sofisticatissima ideazione fatta di visioni surreali e di coreografie dal linguaggio raro ed eccentrico, sia per bellezza che per fantasia. L’ingegno è sempre stato protagonista in tutti gli spettacoli dei Momix e anche questa volta si riconferma per la sua eccezionalità.

Lo spettacolo non racconta in modo didascalico la storia scritta nel 1865 da Lewis Carroll, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma Pendleton lascia che lo spettatore venga rapito da alcuni frammenti o per meglio dire visioni, della vicenda della decenne Alice che, dopo essere caduta nella tana del Bianconiglio, si ritrova in un mondo popolato da strane creature, alcune buone, altre assai cattive.

Quello quindi che lo spettatore vede sono degli episodi ingegnosissimi di cui il romanzo è solo il contenitore. E come nel romanzo il corpo di Alice cresce o si rimpicciolisce, nello spettacolo i ballerini mutano il loro aspetto e la loro dimensione grazie all’utilizzo di oggetti e travestimenti, ausili che insieme al corpo cambiano sembianza e misura, si trasformano direttamente sulla scena, come se servisse un trucco semplicissimo a dirigerli; con apparente facilità infatti questi strepitosi ballerini utilizzano gli oggetti per raccontare un storia attraverso delle immagini in divenire sul palco; il risultato sono delle coreografie pazzesche che portano un’inconfondibile firma. E così un abito di scena non è semplicemente un travestimento, ma è parte integrante del movimento, è la coreografia stessa.

Non intendo raccontare l’intera storia di Alice, dice Moses Pendleton, ma usarla come punto di partenza per dare libero sfogo all’invenzione. Sono curioso di vedere cosa succederà, e sto diventando sempre più curioso quanto più conosco Lewis Carroll, che, come me, era un appassionato fotografo“.

Eppure qui niente è statico come una fotografia, non vengono rappresentate immagini, ma è la logica del movimento che anima dei corpi in trasformazione, camaleontiche figure che non sempre sembrano umane, ma a volte prendono le sembianze di sogni indefiniti.

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