Il Quartiere

Dal 13 al 15 dicembre al Teatro Niccolini, Firenze

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Il Quartiere
Foto di Erica Trinchera

produzione Fondazione Teatro della Toscana

tratto dal romanzo di Vasco Pratolini

adattamento e coordinamento artistico Sebastiano Spada

con iNuovi (in ordine alfabetico) Maddalena Amorini, Davide Arena, Maria Lucia Bianchi, Alessandra Brattoli, Federica Cavallaro, Anastasia Ciullini, Fabio Facchini, Ghennadi Gidari, Filippo Lai, Athos Leonardi, Claudia Ludovica Marino, Nadia Saragoni, Sebastiano Spada, Erica Trinchera, Lorenzo Volpe

costumi Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola

scene Federica Francolini

disegnatore luci Loris Giancola

sarta Eleonora Sgherri

canto Katia Magnani

si ringrazia Andrea Ottani per l’editing dei brani musicali

Durata: 1 ora e 15 minuti, atto unico.

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Da venerdì 13 a domenica 15 dicembre, in prima nazionale al Teatro Niccolini di Firenze, iNuovi affrontano Il Quartiere di Vasco Pratolini guidati dal giovane Sebastiano Spada, alla sua prima esperienza di adattamento e coordinamento artistico. La compagnia, che abita operativamente la sala di Via Ricasoli, è composta dai diplomati del Corso per Attori “Orazio Costa” della Fondazione Teatro della Toscana e delle migliori scuole di teatro italiane.

Non abbiamo fatto un’operazione di narrazione d’ambiente di gusto rétro e, anzi – precisa Spada – l’intento è di rappresentare i problemi, le ansie e le paure che toccano ogni essere umano che si trova a crescere e a dovere affrontare la realtà. Siamo in un luogo che può essere qualunque luogo, in un tempo che può essere qualunque tempo: si descrive la realtà di un quartiere dove vivono dei ragazzi e in cui gli eventi della Storia, quella con la esse maiuscola, entrano prepotentemente nelle loro vite e li cambiano”.

I protagonisti, Valerio, Maria, Giorgio, Marisa, Olga, Luciana, Carlo, Gino, sono ragazzi e ragazze con gli stessi corpi e sentimenti dei Nuovi (Maddalena Amorini, Davide Arena, Maria Lucia Bianchi, Alessandra Brattoli, Federica Cavallaro, Anastasia Ciullini, Fabio Facchini, Ghennadi Gidari, Filippo Lai, Athos Leonardi, Claudia Ludovica Marino, Nadia Saragoni, Sebastiano Spada, Erica Trinchera, Lorenzo Volpe), scossi come loro dalle ansie per il futuro, ma che esplorano dalle finestre e dalle strade del proprio microcosmo i turbamenti di ogni generazione. Il Quartiere è il mondo, dove “anche l’aria e il sole sono cose da conquistare dietro le barricate” e solo riconoscendosi uniti si ritrova la speranza di riuscirci.

Una produzione Fondazione Teatro della Toscana.

C’è Valerio che nel 1932, quando inizia a raccontare, ha quindici anni e porta i calzoni corti. Il cuore gli batte per Luciana, ma è difficile dirlo a lei. Poi ci sono Giorgio, buono e coraggioso, Maria, che per leggerezza rischierà di perderlo, Marisa e Carlo, che molto avrà da farsi perdonare, Olga, bella e docile, Arrigo e infine Gino, con il suo grumo nero nel cuore. Sono giovani e poveri, ma uniti: nati e cresciuti a Santa Croce, a Firenze. Il Quartiere, il romanzo del ‘45 di Vasco Pratolini, prende ora vita in prima nazionale sul palco del Teatro Niccolini di Firenze da venerdì 13 a domenica 15 dicembre grazie a un altro gruppo di giovani, iNuovi, la compagnia composta dai diplomati del Corso per Attori “Orazio Costa” della Fondazione Teatro della Toscana e delle migliori scuole di teatro italiane. Li guida uno di loro, Sebastiano Spada, alla sua prima esperienza di adattamento e coordinamento artistico.

Ci siamo identificati in questi ragazzi raccontati da Pratolini, che cre­scono in questo particolare luogo fiorentino – afferma Spada ad Angela Consagra nel foglio di sala dello spettacolo – ci siamo accorti che la narrazione, apparen­temente così lontana, raccontava qualcosa anche di noi. L’anno scorso abbiamo avuto la possibilità di approfondire ancora Pratolini seguendo un laboratorio di drammaturgia con Nicola Fano, il cui esito è stata la realizzazio­ne scenica de Le ragazze di Sanfrediano e in seguito ho pensato, anche come esercizio personale, di fare un adattamento del roman­zo Il Quartiere pensando proprio al nostro gruppo”.

Ed è proprio il gruppo, Maddalena Amorini, Davide Arena, Maria Lucia Bianchi, Alessandra Brattoli, Federica Cavallaro, Anastasia Ciullini, Fabio Facchini, Ghennadi Gidari, Filippo Lai, Athos Leonardi, Claudia Ludovica Marino, Nadia Saragoni, lo stesso Spada, Erica Trinchera, Lorenzo Volpe, la forza di una narrazione che conserva le tensioni che nutrono una stagione della vita e un’epoca della nostra storia.

Essendo alla mia prima esperienza di adattamento e coordinamento artistico – nota Sebastiano Spada – è importante per me avvertire la forte connessione che c’è con il gruppo; credo, infatti, che il teatro tragga la sua potenza dall’occasione e dallo spazio in cui nasce, perché si nutre dell’energia e dell’e­sigenza degli attori stessi. L’idea di partenza per la messinscena de Il Quartiere è stata di tralasciare quella che era l’ambientazione ori­ginaria del romanzo – l’atmosfera pratoliniana più in senso stretto – e cercare di essere, inve­ce, meno descrittivi possibili dal punto di vista del luogo e del tempo dell’azione”.

I ragazzi e le ragazze protagonisti del romanzo sono le ‘creature comuni’ di un quartiere di Firenze che crescono negli anni che dividono le due grandi guerre; oggi quel quartiere non esiste più. Quell’isolato di case strette e connesse tra loro, come le vite che lo animavano, ha cambiato faccia, e così tutti noi, solo pochi decenni dopo ci riconosciamo diversi. L’ambiente diventa non più un luogo fiorentino, ma un luogo dell’anima, un confine mentale, disegnato dai costumi del Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola, dalle scene di Federica Francolini, dal disegnatore luci Loris Giancola, dalla sarta Eleonora Sgherri e dal canto di Katia Magnani.

Il Quar­tiere di Pratolini si presta perfettamente a una trasposizione scenica – ragiona Sebastiano Spaga – il disegno dei per­sonaggi nel romanzo è affidato molto alla nar­razione, alla descrizione dei loro sentimenti, e anche le azioni che compiono spesso vengono narrate. Invece, in fase di adattamento del testo, ho scelto di eliminare quasi totalmente la narrazione per sottolineare le parti più dialo­gate e dare spazio alle vicende, in una chiave pienamente teatrale. Inoltre – aggiunge –abbiamo mante­nuto un linguaggio il più vicino possibile a Pra­tolini, perché si tratta di un linguaggio già di per sé fortemente teatrale. Pratolini era anche uno sceneggiatore e le sue parole sono semplici e nitide, ma allo stesso tempo poetiche”.

Nulla sapevamo – commenta Valerio nel testo – non volevamo sapere forse. Ci promettevamo oneste gioie. La nostra vita erano le strade e piazze del Quartiere”. Ma la realtà, quella città aliena con i suoi bei caffè e le orchestrine, non si accontenterà a lungo di restare fuori a guardare. Farà irruzione nelle loro vite con la prepotenza del regime, delle guerre, della miseria. Distruggerà le loro case, li sparpaglierà nel mondo, li chiamerà chi alle armi, chi in carcere, chi nella lotta politica. Ma non potrà mai derubarli dell’eredità più preziosa del Quartiere, quell’incrollabile fede nell’uomo e nel valore della solidarietà.

Il fatto che il quartiere venga distrutto è qualcosa di altamente simbolico – interviene Spada – la Storia si muove, sconvolge le nostre vite e quin­di, in maniera figurata, veniamo sottoposti allo sradicamento delle nostre certezze. Noi, come gruppo de iNuovi, sentiamo che questo tipo di discorso ci appartiene molto: siamo cresciu­ti insieme all’interno di un teatro e nel teatro cerchiamo di trovare la nostra via, così come le nostre certezze. Ma, pur avendo condiviso un pezzo di vita tutti insieme – conclude – sappiamo che ci aspetta un futuro e che tutto inevitabilmente si trasformerà”.

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UN LUOGO DELL’ANIMA

intervista a Sebastiano Spada di Angela Consagra

Non è la prima volta che iNuovi affrontano in scena un autore come Pratolini …

Come gruppo, noi abbiamo iniziato a studiare Pratolini appena terminati i due anni di Ac­cademia, la Scuola per Attori ‘Orazio Costa’. Eravamo impegnati in un’attività destinata alla città metropolitana di Firenze e abbiamo fatto una lettura di alcuni stralci da Le ragaz­ze di Sanfrediano e da Il Quartiere: a partire da quel momento, è nato in noi il desiderio di approfondire i romanzi di questo autore. In particolare, Il Quartiere mi ha colpito subito, perché parla di un gruppo di ragazzi che cre­scono in uno dei quartieri più storici di Firen­ze: è qualcosa che sentivo parlarmi, in qual­che modo, perché il quartiere legato a Santa Croce è quello che noi frequentiamo abitual­mente: è lo spazio della città in cui si trova il teatro, che va dall’Arco di San Pierino fino a Porta alla Croce. Pratolini descrive quella par­te del centro della città che poi verrà demoli­ta, dove adesso si trovano il Cinema Alfieri, le Poste di via Pietrapiana e piazza dei Ciompi, ovvero quegli isolati che sono stati risanati durante il fascismo. Ci siamo identificati in questi ragazzi raccontati da Pratolini, che cre­scono in questo particolare luogo fiorentino: ci siamo accorti che la narrazione, apparen­temente così lontana, raccontava qualcosa anche di noi. L’anno scorso abbiamo avuto la possibilità di approfondire ancora Pratolini seguendo un laboratorio di drammaturgia con Nicola Fano, il cui esito è stata la realizzazio­ne scenica de Le ragazze di Sanfrediano e in seguito ho pensato, anche come esercizio personale, di fare un adattamento del roman­zo Il Quartiere pensando proprio al nostro gruppo. Essendo alla mia prima esperienza di adattamento e coordinamento artistico è importante per me avvertire la forte connessione che c’è con il gruppo; credo, infatti, che il teatro tragga la sua potenza dall’occasione e dallo spazio in cui nasce, perché si nutre dell’energia e dell’e­sigenza degli attori stessi. L’idea di partenza per la messinscena de Il Quartiere è stata di tralasciare quella che era l’ambientazione ori­ginaria del romanzo – l’atmosfera pratoliniana più in senso stretto – e cercare di essere, inve­ce, meno descrittivi possibili dal punto di vista del luogo e del tempo dell’azione. Volevamo affrontare la vicenda nella maniera davvero più trasversale: non abbiamo fatto un’opera­zione di narrazione d’ambiente di gusto rétro e, anzi, l’intento è di rappresentare i problemi, le ansie e le paure che toccano ogni essere umano che si trova a crescere e a dovere af­frontare la realtà. Siamo un luogo che può essere qualunque luogo, in un tempo che può essere qualunque tempo: si descrive la realtà di un quartiere dove vivono dei ragazzi e in cui gli eventi della Storia, quella con la esse maiusco­la, entrano prepotentemente nelle loro vite e li cambiano”.

Dal punto di vista della regia, come si fa a tra­sportare un romanzo dalla pagina scritta all’a­zione teatrale?

Alcuni testi sono più congeniali di altri: Il Quar­tiere di Pratolini si presta perfettamente a una trasposizione scenica. Il disegno dei per­sonaggi nel romanzo è affidato molto alla nar­razione, alla descrizione dei loro sentimenti, e anche le azioni che compiono spesso vengono narrate. Invece, in fase di adattamento del testo, ho scelto di eliminare quasi totalmente la narrazione per sottolineare le parti più dialo­gate e dare spazio alle vicende, in una chiave pienamente teatrale. Inoltre, abbiamo mante­nuto un linguaggio il più vicino possibile a Pra­tolini, perché si tratta di un linguaggio già di per sé fortemente teatrale. Pratolini era anche uno sceneggiatore e le sue parole sono semplici e nitide, ma allo stesso tempo poetiche”.

Quale può essere il messaggio di questo auto­re, capace di parlare a ogni spettatore ancora oggi?

I ragazzi protagonisti de Il Quartiere, pur vi­vendo le nostre stesse ansie o gioie, agiscono in maniera diversa da come ci comportiamo noi oggi: c’è un’istintività, un loro modo di es­sere sanguigni e di farsi spazio nella vita, che è differente rispetto al nostro contemporaneo. E questa diversità è un aspetto interessante da indagare, in un’ottica di spiegazione della no­stra modernità: i giovani de Il Quartiere vivono la crisi del periodo tra le due Guerre, gli anni del consenso, mentre noi ragazzi de iNuovi cresciamo in questo momento storico deter­minato da una crisi sociale e di valori. Un altro aspetto importante è che il quartiere raccon­tato da Pratolini viene distrutto. Non si tratta soltanto di Firenze, ma di un luogo mentale quasi, un luogo dell’anima, un confine da attra­versare che riguarda noi tutti: stare all’interno di un gruppo o di una comunità, o più sempli­cemente guardare all’interno di se stessi, co­struendosi delle certezze e mettendo radici. Il Quartiere termina con una speranza: il pro­tagonista Valerio torna dalla guerra e dice che anche l’aria e il sole sono cose da conquistare e difendere, proprio come le barricate. Resiste­re in questo quartiere, aprendosi alla speran­za, significa anche aprirsi, in qualche modo, al cambiamento. Il fatto che il quartiere venga distrutto è qualcosa di altamente simbolico: la Storia si muove, sconvolge le nostre vite e quin­di, in maniera figurata, veniamo sottoposti allo sradicamento delle nostre certezze. Noi, come gruppo de iNuovi, sentiamo che questo tipo di discorso ci appartiene molto: siamo cresciu­ti insieme all’interno di un teatro e nel teatro cerchiamo di trovare la nostra via, così come le nostre certezze. Ma, pur avendo condiviso un pezzo di vita tutti insieme, sappiamo che ci aspetta un futuro e che tutto inevitabilmente si trasformerà”.

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Biglietti  

Intero

Platea 37€ – Palco 29€ – Galleria 21€

Ridotto Over 60

Platea 33€ – Palco 26€ – Galleria 18€ 

Ridotto Under 26

Platea 22€ – Palco 18€ – Galleria 13€

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Biglietteria di prevendita

Via della Pergola 30, Firenze

055.0763333 – biglietteria@teatrodellapergola.com.

Dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30.

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Biglietteria serale

Teatro Niccolini di Firenze, Via Ricasoli 3, a partire da un’ora prima dell’evento.

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