Teatro dell’Opera di Roma, “Il lago dei cigni” secondo Benjamin Pech

Trionfo di Polina Semionova nel ruolo di Odette/Odile nella versione coreografica di Pech che apre con successo la stagione di balletto del Costanzi. Repliche fino all’8 gennaio a Roma

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Il lago dei cigni
Foto di Yasuko Kageyama

È Polina Semionova nel ruolo di Odette/Odile la star de Il lago dei cigni di Čajkovskij nella versione coreografica di Benjamin Pech che ha inaugurato con successo straordinario la stagione di balletto 2019/2020 del Teatro dell’Opera di Roma.

Bellissima, fascinosa, carismatica, la russa Semionova, anche Principal Guest allo Staatsballet Berlin, torna al Costanzi a distanza di 9 anni dalla sua ultima apparizione con Sylvia: per lei è un tripudio. Bellissima, statuaria, la Semionova non solo è perfetta tecnicamente, ma regala un’interpretazione intensa ed elegante, attestandosi come il miglior cigno nero in circolazione. Ma è sensuale e seducente in ogni momento, nella fragilità di Odette e nella spregiudicatezza di Odile, grazie a una personalità che riesce a imprimere fascino e sofferenza ai suoi personaggi. Trionfo assoluto, meritatissimo, per lei.

La versione di Benjamin Pech che ha debuttato con straordinario successo lo scorso anno regalando il migliore incasso di sempre nella storia del balletto al Costanzi, conquista il quasi sold out anche quest’anno e si dimostra ancora accattivante, tradizionale, ma audace e innovativa.

Pech opera qualche taglio musicale affidando la direzione d’orchestra allo specialista Nir Kabaretti, a suo agio in tempi quasi dilatati (Carlo Donadio si alterna sul podio nelle ultime recite del 7 e 8 gennaio): il balletto supera di poco le due ore concentrandosi sulla pantonima che diventa già moderna smorzando tutta l’enfasi del gesto.

E dopo un anno Pech propone dei piccoli aggiustamenti lavorando sulla maggiore “presenza scenica di Benno, rafforzando la sua duplice natura di amico e di traditore”.

Già, perché non deve essere dimenticato che Benjamin Pech, 45 enne coreografo francese, ex étoile di Parigi, rielabora non solo la coreografia di Petipa – Ivanov, ma interviene concretamente sulla drammaturgia costruendo una storia cupa, cupissima, di tradimento e manipolazione, eliminando il villain Rothbart, e regalando a Benno, amico invidioso e traditore del Principe Siegfried, il ruolo di anima nera del balletto che viene via via svelato con sottili trucchi di carattere drammaturgico.

Innestando un velo, nemmeno troppo sottile con i fantasmi dell’omosessualità che tormentano Siegfried (recuperando quelli reali che hanno tormentato Cajkovskji) in un rapporto ambiguo con Benno, l’impagabile primo ballerino Alessio Rezza, Pech crea una fiaba nera dove i personaggi maschili diventano il fulcro della vicenda.

Bellissimo in tutta la freschezza della sua giovinezza il Siegfried di Daniel Camargo, brasiliano guest principal dancer (in scena anche per la replica del 7 gennaio che si alterna nel ruolo con Claudio Cocino, in scena anche l’8 gennaio e Michele Satriano) accanto alla Semionova.

La “russità” della Semionova, si alterna al tocco francese di Amandine Albisson étoile dell’Opéra di Parigi (in scena anche il 7 gennaio) l’étoile Rebecca Bianchi al debutto nella versione di Pech, la prima ballerina Susanna Salvi alla ripresa del ruolo (in scena ancora l’8 gennaio).

La tradizione viene invece rispettata e nel migliore dei modi dalle atmosfere oniriche e fiabesche, semplicemente incantevoli del maestro Aldo Buti che cura le scene (con un tocco onirico con L’isola dei morti di Böcklin che accentua il senso della favola) e i meravigliosi costumi in stile ottocentesco fra azzurri, celesti, avorio. nero, fra velluti sontuosi e sofisticate crinoline, il tutto illuminato dal fervore delle luci di Vinicio Cheli.

Ultime repliche in scena martedì 7 gennaio ore 20.00; mercoledì 8 gennaio ore 20.00. Info operaroma.it.

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