“L’uomo più crudele del mondo” approda al Grillo

Attesa per questa nuova rappresentazione in scena domenica 2 febbraio nel caratteristico Teatro di Soverato (CZ), diretto da Claudio Rombolà

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L’uomo più crudele del mondo
Foto di Saurino

Tutto pronto al Teatro del Grillo per la nuova commedia di Davide Sacco, “L’uomo più crudele del mondo”, che ne cura anche la regia, con protagonisti Gianmarco Saurino e Mauro Lamanna, in scena domenica 2 febbraio.

La trama si snoda in una stanza spoglia di un capannone abbandonato; con i rumori della fabbrica fuori e il silenzio totale all’interno. Paul Veres è seduto alla sua scrivania, è l’uomo più crudele del mondo, o almeno questa è la considerazione che la gente ha di lui. Proprietario della più importante azienda di armi d’Europa, ha fama di uomo schivo e riservato. Davanti a lui un giovane giornalista di una testata locale è stato scelto per intervistarlo, ma la chiacchierata prende subito una strana piega. “Lei crede ancora che si possa andare avanti dopo questa notte… lei crede che questa vita domani mattina sarà la stessa che viveva prima?” dirà Veres al giornalista. In un susseguirsi di serrati dialoghi emergeranno le personalità dei due personaggi e il loro passato, fino a un finale che ribalterà ogni prospettiva.

Da qui gli interrogativi che si possono evincere dalle note di regia, ovvero: “fino a dove può spingersi la crudeltà dell’uomo? Qual è il limite che separa una brava persona da una bestia? A cosa possiamo arrivare se lasciamo prevalere l’istinto sulla ragione?”. “Queste domande – continua Sacco – mi hanno guidato durante la stesura del testo e, successivamente, nella direzione degli attori. Volevamo che il pubblico fosse costantemente destabilizzato e non avesse certezze, che si calasse insieme ai personaggi in un viaggio in cui il rapporto tra vittima e carnefice è di volta in volta messo in discussione e ribaltato. La “feccia” di cui parlano i protagonisti non è visibile nella scena, fatta essenzialmente di luci fredde e asettiche, ma deve emergere gradualmente fino al finale, in cui speriamo che il titolo dello spettacolo possa diventare nella testa degli spettatori non più un’affermazione ma una domanda per riflettere sulla natura del genere umano”.

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