Re Matteuccio I° e il suo “child power”

Il bambino divenuto monarca: la casa editrice barese Progedit pubblica il “classico” per l’infanzia del pedagogo Janusz Korczak. Imperdibile anche il divertente “Parole che girano l’angolo”

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Re Matteuccio I°Un catalogo vastissimo ed eclettico: dalle arti alle tecnologie, dalle scienze sociali alla letteratura, dalla pedagogia allo spettacolo, dalla ricerca economica alla storia istituzionale, alla poesia. Non c’è materia su cui la Progedit, importante casa editrice di Bari, fondata nel gennaio 1997 da Gino Dato e Marina Laterza, non sia intervenuta con una propria pubblicazione. C’è spazio, ovviamente, anche per i libri per l’infanzia: oltre 60 titoli, divisi nelle collane “Briciole” (riproposta di classici anche inediti e proposta di nuovi narratori e illustratori), “Cri-cri” (opere della tradizione letteraria italiana e mondiale) e “Antenne” (volumetti, piccoli nel formato e nel prezzo, che presentano specifici approfondimenti intorno a un’opera o a un autore). Una citazione merita il logo aziendale: un calamaio da cui spuntano radici in basso e foglie in alto, davvero molto bello ed evocativo.

Un volume imperdibile, oltre che un’operazione culturale di notevole rilevanza, è l’albo illustrato “Re Matteuccio I” del medico e pedagogista polacco di estrazione ebraica Janusz Korczak, che dedicò la sua vita alla lotta per i diritti dei fanciulli (“i bambini non sono più sciocchi degli adulti, hanno solo meno esperienza”, dice a un certo punto il protagonista, esprimendo così pienamente il pensiero di Korczak). Il romanzo è del 1923: pubblicato in Italia alla fine degli anni settanta, è stato poi colpevolmente dimenticato. Un particolare ringraziamento, dunque, va alla casa editrice barese per aver riportato nelle librerie un “classico” della letteratura per l’infanzia, peraltro splendidamente illustrato da Massimiliano di Lauro.

Matteuccio è un bambino che, rimasto orfano della madre e unico erede del padre morto prematuramente, si ritrova re. “Il re non è semplicemente colui che porta la corona, ma colui che è degno di portarla perché è in grado di garantire la felicità al suo popolo”, così dice il giovanissimo monarca. Un incarico enorme per le sue fragili spalle, che Matteuccio assolve con responsabilità, a volte come un gioco oppure con disarmante ingenuità, ma sempre sorretto da un puro slancio ideale. Cercando, appunto, di garantire la felicità al proprio popolo, in una tensione continua col mondo, le leggi e le manipolazioni degli adulti.

La scelta di affidare a un bambino il potere di governare nasce dalla volontà di riconsegnare all’infanzia ciò che gli appartiene: il diritto di espressione”, spiega la pedagogista Barbara De Serio (anche curatrice del volume, che del testo di Korczak presenta una versione ridotta e semplificata) nella postfazione: “Re Matteuccio rappresenta la personalità di ogni bambino alla ricerca della propria identità”. Matteuccio si fa interprete del riscatto sociale in favore dei più piccoli, arrivando perfino a istituire il “Parlamento dei bambini”: riformatore, o per meglio dire rivoluzionario, il giovanissimo monarca condurrà guerre vittoriose, visiterà paesi lontani, subirà il tradimento e l’abbandono. Il suo percorso sarà tortuoso e, come spesso accade alle leadership politiche, prima verrà osannato e poi esiliato in un’isola deserta.

Di tutt’altro genere, a piena dimostrazione della grande varietà delle pubblicazioni, è il delizioso divertissement “Parole che girano l’angolo” scritto e illustrato da Maria Di Leo. Il volumetto raccoglie quattro storie sull’importanza delle parole: quelle che nascono da errori, “fatte di strafalcioni e frasi orripilanti (…) miscugli di parole disordinate, mezze frasi incollate e senza senso”, oppure gli anagrammi, che sono parole lanciate “per aria”, liberate “nel vento”, fatte “roteare come birilli”, o anche i tautogrammi (ossia i componimenti nei quali tutte le parole hanno la medesima lettera iniziale). Con leggerezza e divertimento l’autrice ci conduce nel mondo delle parole, lasciandoci guidare da personaggi buffi e bambini curiosi, rendendo evidente come il gioco abbia una straordinaria funzione pedagogica. “Una pioggia di parole che ti attraversa da parte a parte, ogni tanto apri l’ombrello e ogni tanto ti fai bagnare”, dice Carlotta, la protagonista della seconda storia: ed è una frase che ben rappresenta l’intero albo illustrato.

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