Schizofrenico ideologico

Accanto a un’incredibile Elisabetta Pozzi, Christian La Rosa duplice interprete della condizione volatile dell’ideale contemporaneo

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Apologia
Foto di Luca Del Pia

Apologia, commedia amara del greco-britannico Alexi Kaye Campbell, campeggia nel cartellone del Teatro Gobetti di Torino presentandosi in modo piuttosto anonimo: il ritrovo tra parenti chiusi in una stanza – un palcoscenico circoscritto, trincerato, schiacciato dalle pareti come una casa, secondo una premessa decisamente frequente in teatro.

In base alle dichiarazioni del regista Andrea Chiodi, l’ambientazione della casa è stata pensata appunto come un «luogo privilegiato ed esclusivo, chiuso e nascosto, dentro il quale si muovono i pensieri»: le incrinature relazionali della protagonista Kristin Miller, devota storica dell’arte rinascimentale (interpretata da un’eccelsa Elisabetta Pozzi) sono altrettante collisioni di pensiero e di intenzione con i pochi altri personaggi – l’amico Hugh (Alberto Fasoli) e le nuore (Francesca Porrini e Martina Sammarco).

Senza particolari innovazioni, il motore della commedia di Chiodi è indubbiamente la casa, lo spazio definito dalle pareti in cui i nostri si trovano a dover fare i conti con pensieri opposti e spesso incompatibili, dal cui scontro proviene il disagio degli altri protagonisti: i fratelli Peter e Simon, figli di Kristin, interpretati da un Christian La Rosa “sdoppiato”, tirato dalle opposizioni delle rispettive fidanzate al grido di religione e consumismo, e racchiudendo due interpretazioni in un unico tipo umano: lo schizofrenico ideologico.

Nessuna “apologia” può davvero prendere forma nel salotto della commedia, perché vengono a mancare i fondamenti ideologici di riferimento: La Rosa incarna il malessere del pensiero contemporaneo, troppo suscettibile rispetto alla moda (rappresentata dal personaggio di Sammarco, Claire) o troppo dipendente dai dogmi indelebili della Fede (dei quali è ambasciatrice Trudi, il personaggio di Porrini).

Quella che comincia come una commedia anonima rivela la tragicità di una triste storia familiare, per farsi allegoria di una triste condizione del pensiero contemporaneo.

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Apologia

di Alexi Kaye Campbell

traduzione di Monica Capuani

con Elisabetta Pozzi

e con Alberto Fasoli, Christian La Rosa, Francesca Porrini, Martina Sammarco

regia Andrea Chiodi

scene Matteo Patrucco

costumi Ilaria Ariemme

luci Cesare Agoni

musiche Daniele d’Angelo

produzione Centro Teatrale Bresciano – Teatro Stabile di Catania

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