Il canto di Penelope

Dal 4 all'8 marzo al Teatro Pacta, Milano

0
164

Il canto di Penelope

Il canto di Penelope, nella riduzione drammaturgica di Michela Embrìaco dal libro di Margaret Atwood, rassegna DonneTeatroDiritti, al Teatro Pacta di Milano (dal 4 all’8 marzo).

Finalmente parla Penelope. Racconta la sua verità, parla di se stessa, di Ulisse, dell’Odissea e del suo essere un paradigma universale della condizione femminile: “Sono diventata una leggenda edificante. Un bastone con cui picchiare altre donne. Non seguite il mio esempio, voglio gridarvi nelle orecchie! Ma quando cerco di gridare, la mia voce è quella di un gufo”.

Parlano anche le dodici ancelle impiccate da Ulisse e dal figlio Telemaco. Le ancelle sono il Coro sullo sfondo, che con le sue domande inquieta Ulisse e Penelope. Che cosa ha portato alla loro impiccagione e che cosa c’era davvero nella mente di Penelope? “La storia, così come viene raccontata nell’Odissea, non è del tutto logica ci sono troppe incongruenze: Sono sempre stata tormentata dal pensiero di quelle ancelle impiccate e, nel Canto di Penelope, anche Penelope lo è.” (Margaret Atwood)

Il canto di Penelope è una produzione Multiversoteatro, centro di produzione teatrale che lavora sul ruolo della donna nella storia e nella società contemporanea. Gli spettacoli di Multiversoteatro sono il prodotto finale di un lavoro lungo e curato che coinvolge professionisti e artisti, al centro c’è il lavoro dell’attore creativo, che si fonde in un’unica partitura con immagini, musica, luce, costumi, oggetti e scenografia.

——-

Durata: 75 minuti

Con: Michela Embrìaco

Regia e riduzione drammaturgica: Michela Embrìaco

Danzatrice e coreografie video: Elena Finessi

Video e fotografia: Pierluigi Cattani Faggion

Scenografia e costumi: Giusi Campisi

Partitura luci Mariano De Tassis

Musica originale: Carlo Casillo

Voce registrata: Michela Embrìaco

Realizzazione costumi: Antonella Vecchi

Tecnico Luci: Luca Brun

Riduzione drammaturgica tratta da Il canto di Penelope, di Margaret Atwood, Rizzoli, 2005, trad. Margherita Crepax

LEAVE A REPLY