Il Circo contemporaneo a raccolta a Parigi

A Parigi in due giorni si sono concentrati gli universi del Festival Mondial du Cirque de Demain, Processus Cirque e il 31esimo spettacolo di fine corso del Cnac a La Villette

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Circo contemporaneoArticolo a cura di Paolo Stratta

Da alcuni anni si danno appuntamento a Parigi, verso la fine di gennaio, le anime più composite del circo contemporaneo. Quest’anno l’occasione è stata speciale, in due giorni si sono concentrati gli universi del Festival Mondial du Cirque de Demain, Processus Cirque e il 31esimo spettacolo di fine corso del Cnac a La Villette.

Questa convergenza di stili, poetiche e percorsi creativi differenti è unica e ci permette di fare un piccolo stato dell’arte sul circo contemporaneo a livello internazionale.

Il Festival mondiale del Circo di domani, alla 41ma edizione, viene fondato nel 1977 da Isabelle e Dominique Mauclair ed è davvero un evento straordinario in cui, giovani artisti circensi di tutto il mondo hanno l’opportunità di presentare la loro arte a una giuria internazionale e ad un pubblico curioso ed entusiasta. Esistono molte tradizioni di acrobatica o manipolazione in tutto il mondo, dalle Isole Tonga all’Iran, dalla Cambogia all’Austria o dallo Yucatan all’Italia e in questi ultimi anni il Festival sotto la presidenza di Alain Pacherie e la direzione artistica di Pascal Jacob ha saputo presentare questa straordinaria diversità di pratiche offrendo visibilità e un trampolino di lancio ai giovani talenti sempre desiderosi di innovare e creare. La creazione è precisamente al centro delle preoccupazioni del circo di oggi e di domani e il Festival ogni anno presenta un inventario di una forma artistica che non smette mai di essere reinventata.

È di questa persistenza innovativa che si alimenta l’essenza di ciascuna delle proposte, tutte rigorosamente under 25: una ricerca di arte e il modo di appropriarsi di tecniche talvolta multimillennarie, sperimentate quotidianamente nelle scuole di tutto il mondo e rivisitate con le più intime vibrazioni del tempo presente.

Il Festival Mondial du Cirque de Demain è un riferimento, elencato nelle agende di tutti coloro che amano il Circo. Artisti, ex vincitori, agenti, produttori e fan delle arti circensi si incontrano da più di dieci anni sotto il tendone del Cirque Phenix (dopo aver sperimentato il tendone del Circo Nazionale Alexis Gruss e il meraviglioso edificio stabile del Cirque d’Hiver) e condividono alcuni dei momenti più preziosi della stagione circense.

Il pretesto della medaglia, che copiosamente inonda i numeri in gara, con più ori, argenti e bronzi, consacrando alla gloria non tanto il record quanto la miglior performance tecnica e artistica, ha in questa edizione prestato il fianco a temi latenti e a tratti sopiti, ma di enorme ed urgente attualità. Due accadimenti inusuali si sono imposti con forza all’attenzione del settore: da un lato l’incidente occorso alla voltigeuse alla barra russa del Trio Tribarre (Canada). Dall’altro la performance inaspettata dell’acrobata alle cinghie aeree Erwan Tarlet, che dopo una prima presentazione regolarmente eseguita, il sabato ha voluto portare in scena un fuori programma di denuncia contro la crisi climatica del pianeta, rimanendo appeso ed inerte per quasi cinque minuti e per lo più ad un solo braccio con la scritta dipinta sul corpo “Demain?”. Il cerchio magico e dorato dell’intrattenimento di altissimo livello è stato alterato per almeno due riflessioni profonde, che rimandano entrambe allo stesso concetto. Non bisogna dare nulla per scontato. La scarsa gravità dell’incidente non ha mitigato la gravità del ritardo con cui i soccorsi sono arrivati sulla scena (tema che ha presto nei circuiti internazionali delle scuole presenti al Festival, che alimentano da sempre il palinsesto della manifestazione).

Certo che le performance meravigliose, medaglia o no, della Marinich Foundation al quadro coreano, di Francesca Hyde & Laura Stokes alla sospensione capillare e della Troupe Municipale de Guangzhou alla corda molle resteranno a lungo impresse nella memoria di migliaia di spettatori. E l’incrocio tra esperienze differenti ha creato una passerella di senso grazie proprio all’exploit al Demain di Tarlet, ancora in formazione presso il CNAC di Châlons-en-Champagne.

On n’est pas là pour sucer des glaces“, spettacolo diretto dal collettivo Galapiat, in scena allo spazio Chapiteau del Parc de La Villette è proprio l’ultima fase del corso dell’ultimo anno del CNAC, con valore di inserimento professionale che consiste nella creazione e presentazione dello spettacolo di fine studi che convalida il diploma. Qui 16 interpreti di nove pase diversi, di grande valore tecnico e interpretativo non stanno per niente a “ciucciare il gelato”, come recita il titolo con un’eco quasi bersaniana. La grande varietà e capacità di agganciare il pubblico dall’inizio alla fine, il mestiere, fa anche perdonare il plurimo finale, quasi a singhiozzo. Una festa in nome del qui ed ora, uno stare sulla scena senza troppi perché, una concatenazione libera di passaggi coreograficamente ben dosati e supportati dall’energia di attori d’eccezione. Un inno alla scoperta di una generazione che si presenta grazie a loro, la loro maniera di convivere, amare, ribellarsi, stare nelle cose. In questo clima bascula coreana, corda liscia, acro-dance, giocoleria, cerchio aereo, palo cinese, corda volante, ruota Cyr e trapezio oscillante sono talmente dentro la sintassi che “quasi” non si percepiscono.

Tra queste due polarità, da un lato il gala di numeri in cui la creatività è circoscritta al numero, nel programma del Festival mondial du Cirque du Demain, e la coralità festiva che spesso ritroviamo negli ultimi spettacoli del Cnac ecco affiorare Processus Cirque, un dispositivo di sostegno agli autori di circhi creativi della SACD (la Siae francese), in collaborazione con l’Académie Fratellini. L’obiettivo di questo programma è supportare il processo di ricerca, progettazione e creazione di opere di autori circensi che possono, se lo desiderano, sollecitare autori di altre discipline per incoraggiare il rinnovamento della drammaturgia circense contemporanea. Nei locali dell’Académie Fratellini, Crash della Cie Anomalie, ci imbattiamo in un vero e proprio scenario urbano. Una donna, sola nel mezzo di un incidente d’auto, si muove al rallentatore, stordita dall’impatto. L’auto, rovesciata, fuma, le ruote continuano a girare … All’improvviso un uomo schizza fuori dall’abitacolo, cade a terra, si alza. Si conoscono? Sembra che abbiano dimenticato questo semplice dettaglio. Entrambi colpiti dall’incidente, si tuffano in una nuova realtà. Quasi un omaggio al Mastorna di Fellini in cui stona talvolta una gratuita muscolarità di un equilibrio in verticale su un braccio nella sospensione di un fumo basso e rarefatto.

Certo che ogni forma di aiuto alla creazione – sia un festival, sia uno spettacolo di fine studi, sia un progetto di sostegno alla drammaturgia – è quanto di più necessario esista, anche in un luogo come la Francia in cui si è già fatto una volta il giro dell’orologio e si rischia alle volte di perdere qualche pezzo per strada. E sarebbe altrettanto auspicabile in Italia in cui la necessità della creazione di un repertorio di opere di circo contemporaneo è di vitale importanza.

https://www.cirquededemain.paris

https://www.cnac.fr/media/documents/2019_2020_31e_ONPL_Dossier_Cnac.pdf

https://www.sacd.fr/processus-cirque

Paolo Stratta, fondatore e direttore di Cirko Vertigo, amministratore della Fedec (Federazione europea delle scuole professionali di circo), direttore della collana Sircus del Funambolo, editore e Presidente di Acci (Associazione italiana circo contemporaneo)

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