Teatro dell’Opera di Roma, la danza contemporanea nella “Serata Jerome Robbins”

Eleonora Abbagnato danza in "The Night". Omaggio al coreografo statunitense anche con "The Concert" e "Glass Pieces", fino al 5 febbraio a Roma

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Serata Jerome Robbins
Foto di Yasuko Kageyama

La poesia di The Concert, le declinazioni dell’amore di The Night, la frenesia moderna di Glass Pieces: al Teatro dell’Opera di Roma è di scena (repliche fino al 5 febbraio) la Serata Jerome Robbins, secondo titolo della stagione 2019/2020, grande omaggio al coreografo statunitense premio Oscar per West Side Story.

Per l’appuntamento dedicato alla danza contemporanea, ormai irrinunciabile nel cartellone del teatro capitolino, la Direttrice del Corpo di Ballo, Eleonora Abbagnato pensa al geniale e innovativo coreografo attraverso tre lavori che illustrano tre diversi aspetti della sua creatività passando fra humor, poesia ed eleganza. Una scelta coraggiosa che conferma la necessità di educare lentamente, ma costantemente, il pubblico alla danza contemporanea senza limitarsi ai grandi e irrinunciabili titoli del balletto classico.

E per l’occasione torna in scena la stessa Abbagnato impegnata nel terzo pas de deux di The Night, piccolo gioiello drammaturgico: sulle note di Chopin (amatissimo da Robbins) in coppia con Zachary Catazaro, è impagabile e impetuosa nel ruolo dell’amante passionale, ma dolce, pronta al litigio e alla riconciliazione con il partner.

Danza e musica sotto la magia del cielo stellato per i quattro Notturni di Chopin con la passionalità della coppia Abbagnato-Catazaro, l’enfasi dell’innamoramento della prima coppia, Rebecca Bianchi-Michele Satriano, l’amore maturo della seconda coppia, Susanna Salvi-Claudio Cocino. Fino all’incontro finale fra le tre coppie.

Ad accomunare le tre coreografie di Robbins, la mancanza di un vero e proprio plot, ma tutta la sua geniale creatività in una completezza drammaturgia autonoma..

Musica e fantasia sono i protagonisti assoluti di The Concert, divertissiment comico che Robbins crea nel 1956 e che apre la serata rappresentando le divagazioni fantasiose e proibite di un pubblico eterogeneo che ascolta un recital dedicato a Frédéric Chopin.

Robbins crea un geniale atto unico composto di irresistibili divagazioni poetiche del pubblico in sala, ciascuno con i suoi tic: ci sono la donna concentrata che non si accorge di nulla (Susanna Salvi), il ragazzo ritardatario, l’uomo (Alessio Rezza) succube della moglie (Roberta Paparella)… fino alle citazioni in salsa simil comica di balletti famosi e al colpo di scena finale.

Chiude la bellissima e coraggiosa serata Glass Pieces su musiche ipnotiche di Philip Glass: Robbins crea tre diverse sezioni per ricreare la dinamicità della vita nella metropoli in cui unisce al balletto classico la postmodern dance sfruttando il reticolato abbagliante con linee verticali e orizzontali in Rubric richiamando la frenesia di chi vive in una grande città. In Façades (ancora da Glassworks) spazio a tre coppie neoclassiche dove emerge un linguaggio giù tradizionale per arrivare al travolgente finale. Sulle note tribali e avvolgenti degli estratti dallopera Akhnaten arrivano a circa 42 i ballerini in scena a creare un’atmosfera energizzante.

Alla nuova prova con una serata tutta Robbins nelle sue diverse declinazioni, i solisti acquisiscono la forza interpretativa per valorizzare la creatività del coreografo americano e il Corpo di ballo romano appare sempre più attento alla ai nuovi linguaggi della danza. In scena fino al 5 febbraio a Roma. Info su www.operaroma.it.

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