The Full Monty

Al Teatro Sistina di Roma fino all’8 marzo 2020

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The Full Monty
Foto di Gianluca Saragò

Giungono davanti al teatro su una ruspa in tuta da lavoro preceduti da un furgone scoperto su cui un gruppo di ballerini/operai balla il tip tap, i protagonisti del musical, mobilitando il pubblico su Via Sistina.

Dal film del 1997 diventato un cult alla nuova versione teatrale di Massimo Romeo Piparo, il tema della perdita del lavoro affrontato con leggera e geniale creatività tocca corde di estrema attualità sociale e familiare, lanciando il messaggio che non demordere mai aiuta nella ricerca di una soluzione. Quando tutto sembra precipitare minando nel profondo le relazioni affettive con il partner e i figli, può accendersi una luce inaspettata che indichi un’alternativa, pur se stravagante.

La scelta di Piparo di ambientare la vicenda a Torino con un gruppo di disoccupati licenziati da un’azienda automobilistica descrive la crisi postindustriale del nostro paese, con l’innesto di fulminee battute sulle contingenze odierne, come il reddito di cittadinanza.

In attesa dello spogliarello conclusivo promesso dal titolo The Full Monty (il servizio completo), la commedia musicale snocciola una storia in cui la fantasiosità aiuta a inventarsi un riscatto per contrastare lo sgretolamento familiare a causa delle difficoltà economiche conseguenti al licenziamento, superando senso di inadeguatezza, timidezza, convenzioni sociali, difficoltà relazionali, giungendo invece a riscoprire il collante dell’amicizia e della solidarietà che alimentano l’autostima.

Accusato dall’ex moglie di non essere puntuale nei pagamenti, Giorgio (Paolo Conticini) riceve conforto dal figlio Gabriele che gli presta perfino i propri risparmi. Vagando per la città alla spasmodica ricerca di una soluzione, si imbatte in un locale di striptease maschile gremito di donne in visibilio. Allettato dai guadagni, tenta di coinvolgere nell’impresa l’amico Davide (Gianni Fantoni) riluttante per il fisico abbondante e l’insistenza della moglie innamorata e premurosa che lo incita a lavorare in un supermercato. Entusiasta è invece Aldo (Luca Ward) che non ha confessato il licenziamento alla moglie cui vorrebbe garantire il precedente stile di vita. Avviato il casting per la ricerca di altri sodali, reclutano Cavallo (Jonis Bascir) che garantisce ottime performance di cantante e ballerino, Marcello (Nicolas Vaporidis) con notevoli difficoltà relazionali a causa dell’oppressione psicologica che subisce dalla madre invalida e castrante, e Daniele (Sebastiano Vinci).

Tra scadenze rateali, figli, madri e mogli, i sei malcapitati affrontano le prove nei locali della fabbrica, accompagnati dagli strimpellamenti di Jeanette (Paila Pavese).

Gli interpreti attraversano vari registri, dal serio al comico, recitando e cantando e Bascir anche ballando, sulle note dell’orchestra diretta da Emanuele Friello che nella buca suona dal vivo le musiche di David Yazbeck.

Pur venata da umorismo e leggerezza, la storia scritta da Terrence McNally tocca con delicatezza temi sensibili come la tenerezza nel rapporto padre/figlio e la sensibilità del ragazzo per le aspirazioni di riscatto del genitore; l’amicizia cementata dalla determinazione di arrivare al gran finale abbattendo ogni limitazione emotiva; la complicità coniugale che aiuta un uomo insicuro nella sua fisicità ad acquisire coscienza di sé.

Autentici performer gli interpreti, comprese le mogli Vittoria (Laura Di Mauro), Giò (Elisabetta Tulli) e Patti (Valentina Gullace) che sfoderano belle voci. Il giovane Gabriele è interpretato da due ex allievi dell’Accademia del Teatro Sistina, Tancredi Di Marco e Christian Roberto.

La scenografia mobile di Teresa Caruso crea i diversi ambienti accompagnati dal disegno luci di Umile Vainieri fino alla scena finale in cui decine di lampadine mimetizzano la nudità dello spogliarello. Coreografie di Roberto Croce, costumi di Cecilia Betona.

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