Tre rotture

Andato in scena al Teatro di Rifredi, Firenze

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Tre rotture
Foto di Francesco Niccolai

Tutto quello che potete e volete sapere su Rémi De Vos, uno dei più interessanti autori di teatro francese, tradotto in quindici lingue e considerato fra i più quotati drammaturghi europei, è qui a Firenze, proprio al Teatro di Rifredi. Infatti, nonostante tutti questi encomi che facciamo a De Vos, egli rimane perlopiù sconosciuto al grande pubblico italiano e non è quasi mai interpretato sui palcoscenici nostrani.

Il Teatro di Rifredi invece riapre le porte a Rémi De Vos e questa volta proprio in senso letterario. Infatti il drammaturgo è stato ospite martedì 11 febbraio al teatro per promuovere la raccolta dei suoi testi tradotta da Antonella Questa e Angelo Savelli. Il Centro di Produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi di Firenze aveva già tradotto e messo in scena nel 2017 “Alpenstock”, una divertentissima pièce che affrontava tematiche crude e purtroppo attualissime sul razzismo e la xenofobia. Questa volta invece le tematiche sono del tutto diverse, ma protagonista rimane l’essere umano e le sue difficoltà relazionali e di comprensione interpersonale. In scena “Tre rotture”, interpretato da Monica Bauco e Riccardo Naldini, due fra i più noti e bravi attori del panorama fiorentino, e diretto da Savelli. Lo spettacolo era già stato presentato in anteprima e con grande successo al Napoli Teatro Festival lo scorso giugno nella suggestiva cornice del Cortile delle Carrozze del Palazzo Reale.

Cosa spinge il regista Savelli a creare un sodalizio con De Vos risulta chiaro e condivisibile. I testi di questo drammaturgo sono interessantissimi, parlano di problematiche non scontate ma diffuse nel nostro presente con ironia e surrealismo in ambienti grotteschi e quasi sospesi nel tempo riuscendo a mettere in discussione noi, noi pubblico che siamo in platea, noi come uomini e donne con le nostre fragilità e paure, noi con i nostri desideri e impulsi primordiali.

In “Tre rotture” i due attori vivono tre scene diverse e in ognuna tre personaggi diversi, ma uniti tutti da un medesimo filo rosso: la rottura della coppia. Interessante la scelta scenografica, un ambiente asettico, a primo sguardo ci ricorda un ambulatorio medico ed ecco infatti la conferma, qualcuno entra, indossa un camice bianco, in mano ha una cartellina. Le tre scene vengono analizzate come se fossero esperimenti da laboratorio, le peculiarità di ogni rapporto vengono scrupolosamente studiate e analizzate. La prima coppia affronta il tema dell’incomprensione, dell’egoismo, della violenza, sia verbale sia fisica. La seconda invece quella della scoperta della propria diversità, della necessità di rivelarsi all’altro ma di non volerlo perdere, più per egoismo che per vero amore. Anche in questo caso però la dinamica relazionale termina con un’aggressione e un atto violento, volutamente reso comico e surreale ma in realtà possibile nella realtà quotidiana e sempre più attuale, come sovente ci raccontano i nostri telegiornali. Un uomo abbandonato con una tanica di benzina cosa può fare? La terza scena affronta la tematica relazionale tra marito e moglie una volta diventati genitori di un figlio viziato e violento.

Lo spettacolo è sicuramente piacevole e ben costruito, i due attori bravi come sempre. In alcuni momenti l’interpretazione è come se rimanesse a uno stadio superficiale, come se volutamente o meno non si volessero toccare alcune corde, quelle più crude, e non venisse vissuta la reale violenza che invece c’è e rimane nelle battute.

Si spera che il sodalizio tra il Teatro di Rifredi e Rémi De Vos continui e di poter scoprire un nuovo testo dell’autore nella prossima stagione.

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di Rémi De Vos
traduzione e regia di Angelo Savelli
con Monica Bauco e Riccardo Naldini
scene di Federico Biancalani

musiche di Federico Ciompi
luci di Roberto Cafaggini
assistente e figurante Pietro Grossi

produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi

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