Apache – La vita di Carlos Tévez

Da uno dei quartieri più pericolosi della capitale argentina, all’olimpo del calcio. La serie TV prodotta da Netflix che racconta l’ascesa del giocatore del popolo

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Carlos Tévez Quando si è appassionati di calcio si conosce tutto delle gesta dei propri idoli, no? Sapremmo dire esattamente a che minuto di quale partita è stato segnato il gol che ancora ogni tanto ci riguardiamo dopo anni (perché non c’è niente che funzioni come la nostalgia nel calcio); o quante esultanze e sconfitte un giocatore ha collezionato in carriera. Potremmo però dire lo stesso delle volte in cui hanno gioito e sofferto fuori dal campo? Beh, nel mio caso no. Perlomeno per quanto riguarda Carlos Alberto Martínez Tévez, giocatore argentino del quale ho sempre ammirato forza, tenacia, determinazione e talento fuori dal comune, ma di cui avevo trascurato l’origine di tutto questo. 

Grazie a questi 8 episodi facili da divorare in poco più di due giorni, ho potuto comprendere che il suo soprannome (“Apache”), e le cicatrici che porta sul collo, sono l’omaggio di un’infanzia che descrivere dolorosa sarebbe un eufemismo. Il padre biologico fu infatti ucciso quando era ancora nel grembo della madre, per poi venire affidato agli zii; mentre nel 1984, quando Carlitos era ancora un bambino, subì delle ustioni di 3° grado sul 50% del corpo. Pur non essendo un documentario, all’inizio di ogni episodio ritroviamo il vero Tévez che ci racconta alcuni stralci della sua vita, conferendo a tutta la storia un elemento di veridicità che fa entrare lo spettatore in una realtà che fortunatamente spesso ci riguarda solo da lontano. 

Carlos Tévez La mini-serie tutta argentina segue dunque tre trame principali. La storia di Carlos Tévez, quella del migliore amico Danilo (detto “Uruguayo”), e le vicende di un gruppo di criminali che gestiscono il Fuerte Apache, noto barrio di Buenos Aires il cui sottofondo costante sono i colpi di proiettile e le urla strazianti delle madri che ogni giorno perdono i propri figli. Le tre trame si intersecano negli otto episodi mentre ci avviciniamo all’inevitabile celebrità di Tévez, ma la vera essenza della serie è senza dubbio il rapporto tra Carlos e Danilo (interpretati da Balthazar Murillo e Matías Recalt). Il personaggio di Danilo è basato su Darío Coronel, un ragazzo di origini paraguaiane che viene chiamato el Guacho Cabañas per la sua somiglianza con l’allora attaccante del Boca Juniors Roberto Cabañas. A detta di chi li ha conosciuti entrambi, il vero talento tra i due era Dario, ma come ben sappiamo, per arrivare ad un obbiettivo il talento non basta. Convertire la rabbia di un destino già segnato in partenza in qualcosa di più “alto” della droga e della criminalità è impresa ardua se non si ha una famiglia alle spalle. 

Questa in fin dei conti non è solo la storia di un quartiere e del suo paese, ma un ciclo che si ripete e accade in tutto il mondo, anche oggi. Ragazzini che alle porte di casa preferiscono quelle del campetto, perché quel rettangolo in mezzo ai casermoni rappresenta l’unica via di fuga dalla routine della miseria. Chi ce la fa può arrivare anche oltre, facendo del calcio l’opportunità per svoltare davvero. L’eterna lotta tra il bene e il male, e la consapevolezza che questo sport è molto di più di 22 giocatori che rincorrono un pallone. 

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Cast:

  • Balthazar Murillo Carlos Tévez.
  • Vanesa González Adriana.
  • Sofía Gala Fabiana.
  • Alberto Ajaka Segundo
  • Diego Pérez Ramón Madonni
  • Matías Recalt Danilo Sánchez
  • Gregorio Barrios Hernán
  • Fernando Contiagiani García Jorge
  • Osqui Guzmán Chito
  • Diego Gallardo Tiví
  • Julián Larquier Tellarini Cochi
  • Tamara Ayelén Arias China
  • Yesica Gilkmán Anabella
  • Patricio Contreras Chacho
  • Roberto Vallejos Hugo
  • Fiona Pereira Mariela
  • Juan Pablo Burgos Kiru
  • Mariela Acosta Pascuala
  • Juan Ignacio Cané Professor Liniers
  • Nicolás Gentile Sebastián
  • Pablo García Plandolit El Tranza

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