Chiacchierata con Dario Duranti in occasione del 1° Maggio

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Dario DurantiStrano Primo Maggio quest’anno, invece di andare in piazza come da tradizione, mi sono dato appuntamento telefonico con Dario Duranti. Ho letto il comunicato stampa di Lunathica Festival e, al contrario di quasi tutti gli altri che cercano soluzioni compromettenti in streaming (Zoom e social vari), loro, e lui in particolare, decidono di fermarsi. Voglio approfondire alcune sue affermazioni fatte in una telefonata precedente, sapere a che punto è questa rassegna circense e come sta andando il suo lavoro di organizzatore teatrale.

Una delle prime cose che gli chiedo è se va a farsi delle passeggiate nel verde, vicino casa sua. Assolutamente no, è estremamente ligio alle disposizioni e si muove solo per validi motivi, aggiunge anche che la figlia, mi pare dodicenne, è molto severa su questo perché davvero preoccupata, e quindi “lo tiene d’occhio”. Lo informo che io invece, appena posso, mi prendo delle libertà, tipo corsette intorno casa, ma facendo bene attenzione alle distanze, mascherina e guanti sempre con me. Insomma cerco di non farmi deprimere troppo.

Mi spiega, e su questo non posso che dargli ragione, che il Teatro (lo Spettacolo dal vivo) dal vivo, in qualunque forma si presenti, dal Circo alla Danza, dal Teatro di strada ai concerti musicali ha bisogno di un pubblico, sia esso in sala o in spazi aperti, e tutto quello che ci si possa inventare rimane comunque un sottoprodotto, una corsa al ribasso di ciò che è davvero. Ribatto che sì è vero, ma piuttosto che niente è meglio così. No, non la pensa in questo modo, ritiene che una cosa si fa se si può fare, altrimenti diventa altro.

Uno degli artisti che segue è Luca Bono e tutte le date che aveva in programma erano in Italia, e quindi è fermo. La famiglia Togni è invece ferma a Mosca dove hanno sospeso gli spettacoli dello storico Circo Nikulin, un tempio mondiale dell’arte circense. Questo non significa che la sua attività sia ferma, lavora soprattutto sul portale www.circusfans.eu, rimesso in rete da poco che ha creato lui stesso circa 20 anni fa. Abbraccia un panorama internazionale di circhi tradizionali con un seguito di oltre 9000 follower ed è un punto di riferimento per questa ricca realtà. La sua opinione è che sia soprattutto lo spettacolo dal vivo il più colpito dalla pandemia, ma non si salvano neppure le altre forme di spettacolo: dal cinema ai concerti, dai Saloni vari (libro compreso) all’aperto o al chiuso al Teatro di strada. “Soprattutto, da integralista convinto di questo genere di spettacolo, non mi appassionano i vari dibattiti nati un po’ dovunque, per immaginare scenari fantasiosi per portare in scena a tutti i costi spettacoli o in situazioni estreme (non riesco a immaginarmi ad assistere a uno spettacolo chiuso in auto in estate, neanche in un drive in!) o con modalità di accesso a un teatro più simili ad un lager piuttosto che ad una sala di svago. Il dna dello spettacolo dal vivo prevede vicinanza, condivisione, relazione tra attore, performer e spettatore: esattamente ciò che le misure restrittive poste in essere in difesa da questo virus stanno limitando. Rispetto alle doverose tutele del settore mi risulta che la Regione Piemonte abbia in animo di sostenere Festival e realtà culturali che sono stati finanziati nel precedente triennio, e che quest’anno non sono nella condizione di proporre i propri progetti”.

Per i circhi tradizionali il discorso è diverso, rientrano nel settore dello Spettacolo Viaggiante, di competenza del Mibact, dunque con una politica nazionale, non regionale. Torniamo al progetto Lunathica, dove Teatrionline ha già pubblicato nei giorni passati la posizione di attesa. Ci hanno ragionato a lungo prima di prendere questa decisione. “Un conto è mettere online una produzione passata per mantenere un contatto, un altro è creare nuovi lavori con un pubblico ovviamente limitato nel numero e nella tipologia destinati a una fruizione “virtuale”. La messa in rete di opere di spettacolo è un buon passatempo in un momento di “quarantena” e un’operazione di diffusione di cultura meritevole, ma non la vedo come una alternativa “sana” allo spettacolo dal vivo. Soprattutto se non ci sarà una platea e se gli attori saranno costretti a recitare in uno spazio vuoto: sarà per forza una cosa diversa. Il problema economico esiste, ma la soluzione non può essere lo streaming, non prevedo che il pubblico si appassioni a queste soluzioni e difficilmente acquisterà biglietti per la visione di spettacoli on line che non siano film o prodotti nati per lo schermo”.

Quindi è meglio stare fuori ed aspettare che passi la buriana? “Direi di sì. Non ho soluzioni e non ho ricette da dare in una situazione di cui non posso prevedere lo sviluppo. Ma da spettatore non voglio vedere spettacoli brutti: sul monitor esistono cose più belle da vedere. E non trovo corretto costringere gli artisti a lavorare in condizioni proibitive (come un teatro vuoto o una sala decimata). Mi aspetto una tutela per tutti i lavoratori dello spettacolo che non possono esercitare la loro attività, come per tutti i settori colpiti da questa emergenza, e non condivido l’invito di alcune istituzioni a realizzare attività in streaming al solo scopo di giustificare una contribuzione pubblica: la tutela dell’arte dal vivo deve prescindere dalla rete e ha un valore che va difeso e protetto con tutte le nostre forze. Rispetto a Lunathica mi spiace perché quest’anno avevamo ampliato di molto il nostro progetto, sia come attività che come comuni coinvolti. Lunathica si celebra nell’incontro tra artisti e pubblico e non può andare in scena in condizioni differenti. Siamo fiduciosi che presto quelle condizioni tornino. Ma non vogliamo fare qualcosa di raffazzonato e soprattutto non vogliamo svendere un progetto a cui teniamo molto. Lunathica tornerà non appena potremo tornare a riunirci”.

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