Il lato oscuro dei miracoli

Al Teatro Carignano di Torino, fino al 6 settembre, è in scena "Molly Sweeney" di Brian Friel con la regia di Valerio Binasco

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Molly SweeneyAl Teatro Carignano di Torino martedì 1 settembre 2020, alle ore 21.00, ha debuttato la nuova produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale: Molly Sweeney di Brian Friel, nella nuova traduzione di Monica Capuani, con Orietta Notari (Molly Sweeney), Michele Di Mauro (Mr. Rice), Andrea Di Casa (Frank Sweeney), per la regia del Direttore artistico del TST, Valerio Binasco. Lo spettacolo, che sarà replicato al Carignano fino a domenica 6 settembre, tutte le sere alle ore 21.00, è inserito nella rassegna SUMMER PLAYS. Sere d’estate al Teatro Carignano, organizzata dal Teatro Stabile di Torino e da TPE – Teatro Piemonte Europa.

Binasco ritorna a Oliver Sacks, dopo Una specie di Alaska, mettendo in scena un testo di Brian Friel, che si ispira ad un evento personale del drammaturgo irlandese. Subì un intervento agli occhi e lì si avvicinò al testo Vedere e non vedere di Sacks; un incontro fortunato che dette vita a questa pièce, in cui la divulgazione scientifica e il lato umano della medicina si incontrano per dare vita ad un racconto sul lato oscuro dei miracoli. Molly Sweeney è cieca dalla nascita ed ha creato il suo mondo percettivo e sentimentale nella sfera del buio, in cui tatto e olfatto le fanno da guida. Ha una vita serena con il marito che l’adora fino a quando l’incontro con un luminare oftalmologo, lasciato da moglie e figli e piombato in una depressione nera, li spingono a tentare l’intervento per recuperare la vista. L’operazione dà i frutti sperati dal punto di vista clinico, ma non da quello emotivo e psicologico, sprofondando la donna in una nuova cecità autoprocurata.

Binasco crea una scena in cui gli interni predominano in una claustrofobia della cecità e della depressione, il palco su due luoghi, la cucina della coppia e la stanza ubriaca del medico. Lo spettacolo si regge sulla bravura interpretativa degli attori che portano una storia esemplare fra racconti ed emozione, fra descrizione di stati d’animo e viaggi nei recessi di uno stato deprivato quanto immaginifico e unico della cecità di Molly Sweeney. Ma non è uno spettacolo sul tema della visione o sulla vittoria della medicina, è in realtà una messa in scena che racconta lo sradicamento, gli effetti a volte nefasti della visione unica. La cecità non sempre è un male, se ci si crea il proprio mondo, il proprio codice anche ciò che può apparire un handicap, diventa la propria casa, le radici della propria esistenza e quando si viene sradicati da questo humus il mondo perde senso. Spettacolo intimo, potente, recitato magistralmente e con una regia sapientemente invisibile, in cui ogni elemento trova una sua infallibile necessità.

Visto il 3 settembre 2020.

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MOLLY SWEENEY

di Brian Friel

traduzione Monica Capuani

con Orietta Notari, Michele Di Mauro, Andrea Di Casa

regia Valerio Binasco

scene e luci Jacopo Valsania

costumi Sandra Cardini

assistente alla regia Giordana Faggiano

produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

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