Francesco Vannoni, un Dante senese per leggiadria

Intervista a Francesco Vannoni, il poeta senese con la passione per il Vernacolo

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Francesco Vannoni, per gli amici Checco, senese doc, classe 1975, è un poeta sensibile e radicato nella sua amata terra, un letterato dalla lingua antica che si pronuncia in versi, però con una profondità e ironia tutta contemporanea, è un Dante per leggiadria natio in terra senese. Giornalista pubblicista, ha lavorato nel campo della comunicazione e attualmente svolge la professione di bancario. Appassionato cultore della storia di Siena, si diletta a scrivere in vernacolo. Per la sua contrada, l’Oca, ha collaborato al progetto Ecomuseo scrivendo proprio sul sonetto come forma poetica particolarmente diffusa tra i contradaioli di Fontebranda. Con Betti Editrice ha pubblicato Tanto pe’ fa’ poesia, la sua prima raccolta di sonetti uscita nel 2014, Sonetti ne’ cassetti (2016), S’i’ fosse…C(H)ecco (2017), Così ’un si perde ̓l verso (2019). Con il sonetto “Amore e Amicizia” è stato inserito ne L’Agenda dei Poeti 2020 (Otma2 Edizioni). Il suo sonetto “La pausa di riflessione” è stato inserito nell’antologia del 4^ Premio Internazionale di Poesia ‘Maria Cumani Quasimodo’ (Aletti Editore). Con Betti Editrice ha appena pubblicato La commedia senese – tutto o quasi il nostro aldilà. Un viaggio… nell’oltremondo della sua città alla maniera del poema dantesco, con tre guide d’eccezione quali Cecco Angiolieri, Provenzano Salvani e Santa Caterina. In precedenza aveva pubblicato la raccolta di poesie Un abbraccio a Siena (Terre de Sienne editrice 2005) e prima ancora firmato alcuni testi inediti: le raccolte Le mie composizioni, Di Siena ce n’è una sola (1997) e il racconto Palio, amore e…così sia (2002). Si potrebbe aggiungere molto altro. Ma lasciamo che siano le sue parole a raccontarci qualcosa in più.

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Ci vuoi raccontare di cosa parla questo tuo ultimo lavoro letterario?

La commedia senese è un’opera di trenta canti, dieci per ogni cantica tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, scritta in terzine endecasillabe incatenate e mi è nata in testa durante il primo lockdown di marzo. Ma ho iniziato a scriverla solo due mesi dopo. Via via che la vedevo scorrere sul foglio, l’esperienza di questo viaggio in ‘tutto o quasi il nostro aldilà’ come recita il sottotitolo, mi ha preso sempre più. E, quando giornalmente riuscivo a portarla avanti, venivo coinvolto anche dagli incontri avuti con i grandi senesi del passato. Li ho sentiti vicini: era come se tutti loro mi dicessero, incuriositi: “Voglio proprio vedere come mi vorrai ricordare e dove hai intenzione di mettermi….

Come mai hai scelto queste tre guide d’eccezione?

Sinceramente non ho mai avuto dubbi. E prima ancora di iniziare a scrivere l’opera, le tre guide erano già una certezza. Il mio Inferno non poteva che essere guidato da Cecco Angiolieri: il poeta maledetto. Come me autore di sonetti, ma soprattutto una figura che mi sarebbe piaciuto…conoscere. In Purgatorio, Provenzano Salvani, condottiero senese nella Battaglia di Montaperti tra Guelfi e Ghibellini, è un altro personaggio con il quale mi è sembrato di fare una passeggiata in compagnia. Prima di raggiungere, in Paradiso, la Luce di Santa Caterina, che noi ocaioli chiamiamo affettivamente ‘Nina’, anche lei nata in Fontebranda, il rione dell’Oca, e che mi ha portato dai senesi di oggi, che avevo conosciuto e che, con lei, ho ritrovato nelle parole, nei volti, nei gesti. Insomma, come fossero andati semplicemente ‘al piano di sopra’, dal quale continuano ad amare la Siena di ieri e a guardare, con occhio ora benevolo ora un po’ più critico, quella di oggi.

C’è un altro libro a cui sei particolarmente legato, anche non tuo? E perché?

Leggo molto e posso dire che sono tanti i titoli ai quali posso ascrivere, seppur in misure diversa, ‘influenze’ sulla mia formazione. Posso dire che, a distanza di tempo, ho riletto per ben due volte e con estremo piacere, ‘La Divina Commedia’, anche quale prezioso strumento per affinare la metrica. Mi è piaciuto molto ‘Un indovino mi disse…’, di Tiziano Terzani, perché, da giornalista, ho apprezzato, la fluidità della sua prosa. Ma devo dire di aver amato molto ‘Con gli occhi Chiusi’ di Federigo Tozzi, uno scrittore al quale la critica ha solo tardivamente riconosciuto il proprio valore e del quale, proprio nel 2020 cadeva il centenario della morte.

Qualche riconoscimento, anche personale, di cui vai fiero?

Vado orgoglioso di tutte le attestazioni di stima ricevute da tanti miei lettori e di tante parole che sono state spese intorno ai miei lavori precedenti. Sicuramente, la pubblicazione del sonetto ‘La pausa di riflessione’ nell’antologia correlata alla quarta edizione del Premio Internazionale ‘Maria Cumani Quasimodo’ e la selezione di ‘Amore e Amicizia’ per l’edizione 2020 de L’Agenda dei Poeti’, sono per me motivo di grande soddisfazione.

Quale peso o responsabilità credi che abbia la cultura nella società di oggi, in questo difficile momento?

La cultura ha un peso fondamentale in qualsiasi epoca storica. Ancor più in quella che stiamo vivendo. Nella morsa di una pandemia che l’ha forzatamente privata di spazi ed opportunità, sacrificandola sull’altare delle opportune norme anti-contagio, dovrà essere capace di ritrovarsi, rinnovarsi e riproporsi, in tutte le sue forme, dall’arte, al teatro, alla letteratura, con l’obiettivo di avvicinarsi sempre più alla gente, perché possa tornare ad essere patrimonio di tutti nella molteplicità delle sue espressioni.

Quale rapporto hai con la città nella quale vivi, anche come fonte di ispirazione?

Devo dire che Siena è al centro della mia poesia. Nei miei versi è protagonista a trecentosessanta gradi: dalle emozioni che suscitano alcuni suoi scorci di impareggiabile bellezza; all’unicità di alcuni suoi personaggi, ‘attori’ di un ‘palcoscenico a cielo aperto’, come amo definire la mia città, soprattutto in alcuni momenti cardine che vive durante l’anno, e non mi riferisco solo al Palio ma a tutti quei momenti fortemente identitari per la sua Storia e la sua gente.

Cosa pensi della collaborazione e della condivisione tra artisti e scrittori, anche sui social?

Io stesso condivido costantemente la mia poesia sui social. Purché se ne faccia sempre l’uso più appropriato e corretto, personalmente non vedo nessuna controindicazione a questo connubio. Anzi, i social possono essere spazi di confronto e di arricchimento reciproci, oltreché di utile e più immediata diffusione. Naturalmente, il ‘virtuale’ non può e non deve sostituire il ‘reale’. Le due dimensioni sono complementari, ma sempre e comunque ben distinte.

Parlando dei tuoi scritti ricordi un passo a memoria? Come mai proprio questo?

Per me si va nel perfetto amore. Per me si va tra la gioia più pura. Per me si va da Gesù Salvatore”. È la terzina che apre il mio Paradiso ed è volutamente in contrapposizione al celeberrimo incipit al terzo Canto dell’Inferno dantesco… Nella speranza che il Sommo Poeta mi perdoni…

Chi sono i tuoi riferimenti letterari o artistici in generale?

Detto che una certa ammirazione per Leopardi, secondo me, si annida in tutti coloro che rispondono al ‘bisogno’ di poesia, mi piacciono molto i poeti che si esprimono nella propria lingua di origine. Amo molto il romanesco di Trilussa, che ha una ‘musicalità’ poetica di rara efficacia, l’eleganza del pisano Renato Fucini il vernacolo senese di Momo Giovannelli, precursore e maestro di tutti noi, oltre al talento sopraffino del mio amico Francesco Burroni, anche lui senese, dal quale c’è sempre tanto da imparare.

Sicuramente i lettori di Teatrionline vorranno sapere: qual è il tuo rapporto con il teatro?

Sono un grande appassionato di teatro. L’ho fatto per diversi anni a livello amatoriale. Sono abbonato alle Stagioni che i Teatri di Siena propongono annualmente e non nascondo di aver pensato più volte di riprendere a recitare: mi diverte molto ‘vestire’ i panni di qualcun altro all’interno di un copione. Quest’anno mi è mancato davvero tanto non potermi sedere nel mio palchetto e non sentire il ‘rumore’ del palcoscenico. L’auspicio è quello di tutti: tornare presto a vedere e a vivere il teatro. Ce n’è bisogno non solo per la voglia di normalità, ma anche per ritrovare un prezioso ed imprescindibile veicolo culturale.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Difficile rispondere adesso. Il lavoro su ‘La commedia senese’ mi ha impegnato a lungo, ma mi ha dato anche tanto entusiasmo. La voglia, l’ispirazione di scrivere e di comporre mi accompagna continuamente. Vediamo in che modo mi capiterà di sviluppare, in futuro, questo rapporto di ‘costante complicità’ con la poesia in senso generale, ma con il vernacolo in particolare.

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