Addio Carla Fracci, danza per l’eternità

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Foto di Alessio Buccafusca

L’ultima riverenza a questo mondo, e in punta di piedi, con levità e grazia inconfondibili, Carla Fracci si accomiata dal suo pubblico, danzando per l’eternità. Una delle più grandi ballerine del 20esimo secolo, all’anagrafe Carolina, nata a Milano il 20 agosto 1936, si congeda nella notte di plenilunio lasciando un vuoto incolmabile, per la pienezza con cui ha saputo cesellare e cucire con dovizia le leggendarie interpretazioni nei ruoli coreografici ballati sui palcoscenici più prestigiosi ed internazionali.

La super luna, nella notte del 27 maggio, abbraccia l’étoile più amata ed acclamata al mondo, rappresentativa del nostro Made in Italy e della migliore espressione dell’Arte, di cui noi italiani abbiamo il dovere di difendere sempre e ad oltranza con la stessa grinta con cui tenacemente e silenziosamente la Fracci ci lascia, all’età di 84 anni, dopo aver combattuto il male del cancro.

La ricca nutrita carriera ha portato Carla a danzare e tramandare il suo sapere fino all’ultimo respiro, portandola recentemente in seno al suo tanto amato Teatro alla Scala, per dispensare consigli ai nuovi primi ballerini, per il ruolo di Giselle, personaggio iconico che l’ha resa celeberrima nel mondo con l’appellativo di “Divina”, accanto al suo partner più illustre, Rudolf Nureyev, il “Tartaro volante”.

La drammatica interpretazione della Fracci la consacra nel panorama della danza come è stato per Eleonora Duse nel teatro, forse, come alcuni dicono, non eccelsa tecnicamente, ma straordinaria nella sua completezza, capace di bucare lo schermo, tanto in TV o al cinema quanto in teatro.

Ha danzato tutti i ruoli del balletto di repertorio classico romantico, Romeo e Giulietta, La Silfide, Giselle, Il Lago dei Cigni, Cenerentola e la Bella Addormentata, definita dal New York Time nel 1981 “prima ballerina assoluta”, è incline anche a coreografie neoclassiche e più contemporanee, come Fedra e Medea, lasciandosi dirigere dalle sapienti mani del marito regista Beppe Menegatti.

In coppia con alcuni dei nomi più famosi al mondo ha ballato con M.Barishnikov, R.Nureyev, E.Bruhn, A.Gudunov, G.Iancu, R.Paganini e R.Bolle, il quale in una intervista ricorda i suoi esordi appena entrato a fare parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, di aver danzato con la Fracci nel balletto Le Spectre de la Rose, in Giappone, evidenziando la determinazione e la tenacia che l’hanno sempre accompagnata in ogni dove.

Come per madame Annamaria Prina, docente, pedagoga e direttrice, compagna di studi alla scuola di Ballo del Teatro alla Scala e poi in scena professionalmente in molti ruoli danzati insieme, anche la Fracci ha diretto nella sua lunga carriera il Corpo di Ballo del Teatro S.Carlo di Napoli e il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma.

Carla Fracci, ambita in TV e al cinema, pur essendo estremamente dogmatica, ha percorso la danza promuovendola in senso trasversale, sdoganandola dal glamour elitario che il balletto accademico ha da sempre, occupando il posto e il podio di Arte elevata e poco fruibile da un pubblico agnostico, duettando con beniamini dello schermo televisivo, come le gemelle Kessler, H.Parisi, L.Cuccarini, con incursioni nella musica pop che l’ha vista in scena nel tour del 1999, con Renato Zero e i Momix. Memorabile la sua interpretazione di Giuseppina Strepponi nel film sulla vita di Giuseppe Verdi, diretto dal regista Franco Zeffirelli.

Addio Carla Fracci, anima danzante, aiutaci a rendere più lieve la nostra impermanenza sulla terra, con leggerezza.

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