Serata Contemporanea

L'evento di danza si è svolto al Teatro alla Scala di Milano

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Con Serata Contemporanea Manuel Legris presenta sul palco del Piermarini sette nomi di rilievo del panorama contemporaneo internazionale, di cui 5 nuovi debutti, una nuova creazione in prima assoluta e il ritorno di William Forsythe.

Partiamo con SENTieri di Philippe Kratz, che abbiamo già ammirato nella serata di Grandi momenti di danza trasmessa in streaming lo scorso febbraio. Alessandra Vassallo, Andrea Risso e Cristian Fagetti esplorano il linguaggio non accademico di Kratz con notevole profondità emotiva. Nelle intenzioni del coreografo sono 3 sconosciuti, che si incontrano per la prima volta in una dimensione sospesa. Il contesto è tutto nero, uniforme e profondo, bianchi sono solo i tasti del pianoforte che trasmettono la Bercehuse Op 57 di Chopin portandoci in una dimensione senza luogo e senza tempo.

Segue Árbakkin di Simone Valastro, una piéce altrettanto profonda ed analitica nata dall’ispirazione delle note di Ólafur Arnalds. Árbakkin significa ‘argine’ e richiama la terra natale del compositore, l’Islanda, e le isole che la compongono. Valastro sceglie una musica ispirata a una di queste isole e all’aneddoto che vuole che uno dei suoi abitanti sia solito recitare una poesia sull’argine e sul tema dell’acqua. E da qui parte la visualizzazione delle note in danza, dove il duetto Massimo Garon – Antonella Albano esplora le dinamiche di coppia: il sentirsi, il perdersi, il ritrovarsi.

Virna Toppi e Gabriele Corrado (appena promosso solista) sono protagonisti di A sweet spell of Oblivion di David Dawson, ‘un manoscritto’, usando le parole dello stesso coreografo, in celebrazione della danza e dei suoi interpreti. Le note di Johann Sebastian Bach offrono un sottofondo ideale per una dimensione astratta in cui l’attenzione è solo sull’essenza del movimento. Interpreti perfetti e perfettamente a loro agio in questo stile di linee lunghe alternate e sequenze di vorticose variazioni.

Applausi a non finire per il neo solista Mattia Semperboni, meraviglioso in The labyrinth of solitude di Patrick De Bana. Un brano creato per Ivan Vasil’ev, in memoria di Nijinskii e in ispirazione della figura del toro trasformato in minotauro. I movimenti sono dettati dal tema della forza animale e della solitudine umana, interpretati da un danzatore che è in trappola, come in un labirinto, in cui non trova una via di fuga. Le luci e gli effetti di chiaroscuro sono invece un richiamo alla pittura di Caravaggio. Varie ispirazioni di temperamento che trovano perfetta espressione con Mattia Semperboni, fresco di nomina a solista che combina interpretazione, tecnica, impeto in un tessuto delicato dove ogni dettaglio è curato alla perfezione. Un’esibizione da ricordare.

D’effetto la creazione di Natalia Horecna, Birds walking on the water. Varie anche qui le fonti di ispirazione e i significati: dall’episodio evangelico di Gesù che cammina sulle acque, alla ricerca di libertà e di un nuovo equilibrio post pandemia. Il brano rievoca simbolicamente l’esigenza di volare via, come degli uccelli appunto, da privazioni e restrizioni imposte dal Covid verso una nuova libertà. Mick Zeni, in completo bianco, guida un gruppo di danzatori che si muovono in uno stile vario, di ispirazione neoclassico ma con movimenti a terra e ‘voli in cielo’ che non seguono nessuna scuola in particolare. Fil rouge è l’esigenza di non avere peso, di sentirsi liberi, come libero è lo stile di Horecna, aperto a ogni influenza e che si rinnova ogni volta con la sua stessa personalità.

I primi ballerini Nicoletta Manni e Timofej Andriashenko ci riportano alla tradizione con il pas de deux Tristan and Isolde di Krzysztof Pastor. Una storia medievale ma ancora attuale sui temi dell’amore che sfida la morte, dello struggimento tra moralità e desiderio esplorati in un duetto dove le linee si uniscono in modo dolce e fluido.

In conclusione, l’eclettismo di Forsythe con The vertiginous trill of exactitude, che come ci suggerisce il titolo, non è altro che un gioco tra la vertigine del brivido e l’esattezza degli schemi, tra lo slancio della velocità e la perfezione della danza accademica. Sulla musica della Sinfonia n.9 di Franz Schubert si riconoscono tutti i must have del balletto di tradizione: scarpe da punta, tutù e virtuosismo, reinterpretati da Forsythe in un pas de cinq che trasforma le difficoltà accademiche in celebrazione delle possibilità fisiche del movimento.

Belli ed eleganti i protagonisti: Gaia Andreanò, Martina Arduino e Agnese Di Clemente in tutù verde smeraldo, Nicola Del Freo e Marco Agostino in tute viola. Una performance che è una vera gioia per gli occhi e per il cuore.

Lunghi e meritati applausi da tutto il Teatro, occupato per la prima volta dopo la pandemia sia in platea che nei palchi.

Letizia Cantù

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