Teatro alle Muse Ancona 2021

Il giovedì grasso per stare in allegria Farsa in un atto di Gaetano Donizetti, prima esecuzione

176

Ancona Teatro alle Muse

Il giovedì grasso per stare in allegria

Farsa in un atto di Gaetano Donizetti, prima esecuzione
dell’edizione critica curata da Giovanni Sparano, Alvise Zambon e Sebastiano Rolli.

 

Recensione di Giosetta Guerra – 29 agosto 2021

Forse le bisbocce con gli amici nell’osteria dei tre gobbi a Bergamo potrebbero aver ispirato Gaetano Donizetti a mettere in musica tra il 1828 e il 1829 la farsa in un atto di Domenico Gilardoni, Il giovedì grasso o Il nuovo Pourceaugnac, tratta dal vaudeville Le nouveau Pourceaugnac (Parigi, 1817) di Eugène Scribe.

La farsa andò in scena per la prima volta al Teatro del Fondo di Napoli il 26 febbraio 1829 col tenore Giovanni Battista Rubini e il basso buffo Luigi Lablache.
La partitura manoscritta autografa è all’Accademia Musicale di Siena.

Con questo lavoro il Teatro delle Muse riscopre il teatro musicale che ben si adatta alla formula di Kammeroper. Così ha evitato l’invasione barbarica delle cervellotiche regie contemporanee.

Con Il giovedì grasso di Donizetti, la farsa degli equivoci e dei travestimenti in tempo di carnevale, ci siamo proprio divertiti.

Il regista è un e donizettiano, Francesco Bellotto, col quale, durante la sua direzione artistica del teatro Donizetti di Bergamo, avevo presentato Tiberini alla città. Con le scene minimaliste di Lucio Diana, autore anche delle luci e dei costumi d’epoca insieme a Stefania Cempini, la farsa è stata ambientata nella hall di un umile albergo con tavoli e seggiole da osteria, scaffale porta bagagli, consolle receptionist, posizionata sul boccascena del palcoscenico e divisa dalla retrostante orchestra con pannelli in plexiglass scuro. L’idea è carina, purtroppo lo spazio veramente esiguo ha permesso un’azione contenuta ma efficacemente frizzante e coinvolgente. Il dinamismo della musica ha preso il sopravvento e i giovani cantanti hanno trasmesso la vivacità, il ritmo e la piacevolezza della pièce.

Vocalmente e attorialmente tutti bravi con una punta di diamante nel baritono Simone Alberghini, che ha fatto sfoggio di una vocalità importante e di bel colore, ricca di armonici, duttile e timbrata, qui prestata con vera maestria al ruolo semibuffo di Sigismondo, marito geloso di Camilla. Strepitoso nell’aria sostitutiva per Sigismondo scritta da Donizetti nel 1830 in italiano e aggiunta dalla direzione artistica, Alberghini ha meritato le ovazioni del pubblico. Il ROF non dovrebbe farselo sfuggire.

Un’altra voce particolarmente bella e di spessore è quella del giovane basso Giorgi Manoshvili nel ruolo di colonnello, che ha i numeri per seguire le orme di Samuel Ramey. Giorgi è un bel ragazzo con una magnifica voce, estesa, roboante, possente in zona grave (doveva essere invecchiato un po’). Un corso di perfezionamento col grande basso americano

alla Wichita University in Kansas sarebbe provvidenziale.

Nel ruolo del furbo Ernesto di Ronfignac, promesso sposo di Nina e finto amante di Camilla, Davide Astorga ha esibito un bel timbro di tenore contraltino con voce piena e bei suoni sbiancati, dizione chiara, esuberanza nel porgere. Ha una grande potenzialità che potrebbe essere messa a frutto con un miglior uso del diaframma e del canto in maschera.

Il baritono Davide Bartolucci, nei panni di Cola il vecchio servo di Sigismondo, ha sostenuto bene il piccolo ruolo di carattere, è un buffo che canta e parla in napoletano.

Nina, fidanzata di Ernesto, è il soprano Carolina Lippo, dai modi aggraziati e vocalità agile e scintillante. Camilla, moglie di Sigismondo, è Nutza Zakaidze, un mezzosoprano dal portamento signorile, voce pastosa e accattivante con emissione corretta. Bravi anche gli altri cantanti: il tenore Carmine Riccio (Teodoro, tenente timido amante di Nina), il mezzosoprano Chiara Notarnicola (la cameriera Stefanina), Claudia Foresi (la pianista), Lorenzo Venturini (il cameriere Giulio).

I numerosi duetti, terzetti, quartetti, concertati di stampo rossiniano, e recitativi accompagnati, danno brio e vivacità alla pièce che risulta gradevole e coinvolgente. La regia sottolinea con grazia l’aspetto buffo, compone molti quadretti d’insieme sia in versione statica che dinamica. L’orchestra Sinfonica Rossini frizzante e delicata, diretta da Sebastiano Rolli, è entrata nel gioco scenico sottolineando il ritmo dell’azione e lasciando spazio al pianoforte nei recitativi.