Teatro dell’Opera di Roma, Madama Butterfly di Puccini

242

Teatro dell’Opera di Roma, Madama Butterfly di Puccini
La rilettura di Àlex Ollé de La Fura dels Baus, sul podio il Maestro Renzetti.
L’americana Corinne Winters trionfa al debutto nel ruolo di Cio-Cio-San.

È sempre struggente e spietata, ma tremendamente bella la Madama Butterfly di
Giacomo Puccini, secondo titolo della stagione estiva del Teatro dell’Opera di
Roma andata in scena al Circo Massimo.
L’allestimento di Àlex Ollé de La Fura dels Bauls, ripensato per Terme di Caracalla
nel 2014 (dopo la messa in scena nella baia del porto della città dalla Opera House e
dalla Opera Australia), poi ripresa e adesso ripensata per gli spazi del Circo Massimo,
è diventata un piccolo, grande classico che rende ancor più crudele l’opera
pucciniana. Alla terza ripresa romana, questa Madama Butterfly è sempre toccante e
sempre magnifica da vedere.
Tralasciando l’attesa iconografia classica, Ollé osa e con la sua regia attualizza
l’opera rendendola vicina, coeva allo spettatore. “Proponiamo un significato
definitivo dell’opera come perdita del paradiso – aveva spiegato il regista – Il
personaggio di Pinkerton diviene simbolo di uno tsunami neoliberista, ultima
conseguenza del feroce colonialismo, capace di distruggere ogni cosa”. Dimenticate
allora la divisa da ufficiale dell’opportunista Pinkerton e il kimono tradizionale di Cio
Cio San (almeno dal secondo atto in poi) perché il regista colloca l’azione dopo il
secondo dopoguerra in un Giappone colonizzato dove l’ufficiale diventa un spietato
palazzinaro, simbolo dell’imperialismo economico statunitense che acquista terreni e
compra una giovanissima donna per spezzarne il sogno e la vita.
Il lavoro di Ollè è sempre sorprendente nelle sofisticate ed eleganti soluzioni
estetiche realizzate con la consueta squadra (le scene di Alfons Flores, i costumi di
Lluc Castells, le luci di Marco Filibeck) che vengono riadattate per il Circo
Massimo con i suggestivi video (soprattutto nel primo atto) di Franc Aleu, con la
luna, gli stormi di uccelli e i palazzi di Pinkerton. Il colpo d’occhio del primo atto,
luminoso e speranzoso, è mozzafiato con le scene in pendenza e l’arrivo di Butterfly
avvolta in abbagliante bianco come in un bozzolo. Intorno a lei, le donne in kimono
rosso che spiccano fra il verde brillante degli alberi mossi dal vento, verso il
matrimonio con Pinkerton. Il secondo atto è tutto all’insegna del grigio, della casa
fatiscente di Butterlfly in periferia, mentre in lontananza si vedono i cantieri edilizi
dell’impresa Pinkerton: Butterfly ormai abbandonata, aspetta invano il marito dopo
aver tradito il suo mondo, “colonizzata” in shorts di jeans, sneakers e t shirt stars and
stripes con tanto di tatuaggi.
Ollè svela tutta la crudeltà dell’opera denudandola dall’iconografia tradizionale e
mostrando attraverso una dicotomia visiva la differenza fra l’occidente colonizzatore
e l’oriente colonizzato. E così il coinvolgimento emotivo del pubblico è assicurato
con le splendide melodie di Puccini affidate alla bacchetta esperta del maestro
Donato Renzetti intento a tratteggiare il sinfonismo continuo dell’opera esaltandone
la ricchezza in ogni momento, sempre assistito dall’Orchestra del Teatro dell’Opera e
dal Coro diretto da Roberto Gabbiani, che brilla nella festa nuziale e nel coro muto

del finale. Stella della serata il soprano statunitense Corinne Winters, al debutto nel
ruolo e al Teatro dell’Opera di Roma: ottima interprete, come innocente sposa
bambina e come giovane donna abbandonata, è un soprano drammatico a tutto tondo
di grande estensione vocale che conquista il cuore del pubblico, travolta dagli
applausi nelle più celebri arie. Accanto a lei, il laido Pinkerton nella buona
interpretazione di Angelo Villari, voce ricca di sfumature, in scena anche per la
seconda ripresa dell’allestimento (in alternanza con Saimir Pirgu).
Buono il resto del cast: la fedele ancella Suzuki è l’efficace Adriana Di Paola,
Andrzej Filończyk è Sharpless, Pietro Picone è Goro, Raffaele Feo è il Principe
Yamadori, Luciano Leoni è Zio Bonzo, in scena anche due giovani talenti del
progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma, Sharon
Celani (Kate Pinkerton) e Arturo Espinosa (commissario imperiale). Un
allestimento sempre ormai classico e sempre travolgente.
Grande successo per la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma che conquista
al Circo Massimo un risultato eccezionale con un incasso di 1.987.458,46 euro
(+103,4 % rispetto alla scorsa edizione) e con un numero di spettatori pari a 31.290
(+37 % rispetto al 2020).
Un risultato eccezionale che arriva in seguito all’emergenza sanitaria che ha costretto
il trasferimento delle stagioni estive del Lirico capitolino dalla storica sede delle
Terme di Caracalla agli spazi del Circo Massimo.

Fabiana Raponi