“Romeo and Juliet”

Recensione di Letizia Cantù

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Royal Opera House

 

Quando risuona l’annuncio di prendere posto in sala per l’inizio dello spettacolo, l’atmosfera della Royal Opera House è leggera, spensierata e quasi un po’ incredula, come se il pubblico non fosse più abituato a quel che prima della pandemia era una piacevole consuetudine a Covent Garden.

Nella giornata mondiale della danza a dare il bentornato in sala è Romeo and Juliet di Kennet McMillan, uno dei pilastri del repertorio del corpo di ballo inglese.

La trama di William Shakespeare, la musica di Prokofiev, il set design di Nicolas Georgiadis e l’ottima danza della compagnia assicurano già una serata di successo.

Partiamo dalla musica.

La bacchetta di Koen Kessel lega perfettamente le note di Prokofiev all’azione in scena, in modo che la musica non risulti un semplice accompagnamento ma parte integrante della performance. Il contrasto tra i momenti di leggerezza e di tragedia nella trama corrisponde all’opposizione tra lirismo e dissonanza musicale, che a sua volta riflette l’opposizione luce e ombra, vita e morte. Un dualismo che viene tradotto in note in modo del tutto non scontato.

Il set design di Nicholas Georgiadis ci propone un quadro dal sapore quasi rinascimentale.

Scene e costumi sono sfarzosi, adatti all’ambientazione della vicenda: colori sgargianti si alternano a scene buie riflettendo ancora una volta il dualismo di sentimenti su cui si basa tutta la vicenda.

Una scenografia sontuosa, in linea con l’operare del coreografo.

Dalla prima del 1965 il capolavoro di MacMillan fa sognare ad ogni rappresentazione dando ampio spazio ai protagonisti per interpretare le infinite sensazioni della storia dei giovani amanti veronesi.

Abbiamo assistito alla performance di Sarah Lamb e Steven McRae nella replica del 19 ottobre.

Buona la Giulietta di Lamb, adolescente che non si risparmia alle emozioni che scorrono libere e animano ogni movimento.

Notevole il Romeo di McRae, di ritorno in scena dopo un brutto infortunio al tendine d’Achille. La sua performance restituisce un ragazzo tutta gioventù e baldanza e ha tutte le carte in regola: tecnica impeccabile, interpretazione e quel ‘non so che’ che non riusciamo a spiegare ma che ricorderemo a lungo. Sarà la voglia di tornare in scena dopo mesi di lontananza forzata!

Anche la partnership funziona molto bene, il feeling tra i due c’è e si nota in ogni pas de deux, culminando, come da manuale, nella scena del balcone.

 

Applausi meritati per tutto l’ensemble inglese, in scena con le repliche fino al 22 febbraio.