“Una cosa enorme” di Fabiana Iacozzilli

Dal 15 al 21 novembre al Teatro Vascello, Roma

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Dopo il debutto in prima nazionale alla Biennale Teatro 2020 diretta da Antonio Latella, Una cosa enorme di Fabiana Iacozzilli è in scena al Teatro Vascello di Roma in corealizzazione con Romaeuropa Festival, dal 15 al 21 novembre (da lunedì a venerdì ore 21, sabato ore 19 e domenica ore 17). Lo spettacolo vede protagonisti Marta Meneghetti e Roberto Montosi. Le scene sono di Fiammetta Mandich, le luci di Luigi Biondi e Francesca Zerilli, il suono è curato da Hubert Westkemper (premio Ubu 2019 per La classe). Una coproduzione Cranpi, La fabbrica dell’attore-Teatro Vascello Centro di Produzione Teatrale, Fondazione Sipario Toscana, Carrozzerie | n.o.t.

Fabiana Iacozzilli racconta così il suo processo creativo:

In scena una donna con una pancia enorme.

Si muove nel suo spazio fatto di pochi oggetti tra i quali riesce ancora a essere se stessa: un frigorifero, una macchina del gas, una poltrona, una pianta morta. La donna è in costante e paranoico ascolto di una minaccia che incombe dall’alto.

È incinta da un tempo indefinito e da un tempo infinito cerca di tenere dentro di sé il proprio pargolo, di impedirgli di venire al mondo. La donna sa che nel momento in cui il/la bambin_ nascerà nulla sarà più come prima e allora trattiene e ritarda l’evento. Sì, lo trattiene ma per vivere che cosa di altro? Cosa ha paura di perdere e quindi di scoprire di se stessa?

Siamo in uno spazio dell’anima, in uno spazio in cui l’anima gesticola e ci fa interrogare sulla nostra condizione di donne e uomini perennemente in bilico tra il voler essere madri e padri e il restare figli_, ma anche su un’altra questione: nel momento in cui dai la vita a qualcun_ lo stai più semplicemente condannando alla morte?

«Nel corso del processo artistico che mi ha portato a Una cosa enorme – come già avvenuto nel mio precedente lavoro La Classe – ho intervistato donne e uomini, conosciuto le loro storie e i loro dubbi, mi sono nutrita della ricerca condotta dalla sociologa Orna Donath e delle parole di Sheila Heti che nel suo diario intimo Maternità si pone la domanda “dovrei fare un_  figli_?” e, in un gioco feroce di autoanalisi e messa in discussione di sé, cerca di ponderare la scelta fino ad arrivare a una frase che ha illuminato anche la mia ricerca artistica “se voglio figli o meno è un segreto che nascondo a me stessa: è il più grande segreto che nascondo a me stessa”.

È stato a quel punto che ho pensato che la donna del mio spettacolo – che poi è ovvio che sono io – forse si stava interrogando sulla sua capacità di riuscire a prendersi cura.

Credo che alla fine lo spettacolo sia diventato un oggetto emotivo che s’interroga sulla paura e sul desiderio dell’abbandonare se stessi alla cura di un altro essere umano che sia un padre o un_ figli_ non importa, che s’interroga su una questione che appartiene a ogni donna, alla sua condizione esistenziale e che ha a che fare con una domanda semplice ma per niente consolatoria: “forse, alla fine, si è madri comunque?”» 

Fabiana Iacozzilli, regista-drammaturga che porta avanti un lavoro di ricerca improntato sulla drammaturgia scenica e sulle potenzialità espressive della figura del performer collabora dal 2013 con il Teatro Vascello di Roma e dal 2017 con Cranpi e Carrozzerie | n.o.t. Nel 2002 si diploma come regista presso l’Accademia “Centro internazionale La Cometa” dove studia tra gli altri con N. Karpov, N. Zsvereva, A. Woodhouse. Dal 2003 al 2008 è regista assistente di P. Sepe e Luca Ronconi, nel 2008 fonda Lafabbrica, compagnia della quale è direttrice artistica dal 2008 al 2018. Nel 2011 viene selezionata per partecipare al DIRECTOR LAB, progetto internazionale organizzato dal LINCOLN CENTER (Metropolitan di New York). Dallo stesso anno diventa membro del LINCOLN CENTER DIRECTORS LAB. Tra i suoi spettacoli: Aspettando Nil con il quale vince l’Undergroundzero Festival di New York; La trilogia dell’attesa, vincitrice del Play Festival (Atir e Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa); Quando saremo grandi!, finalista Premio Scenario 2009; Da soli non si è cattivi. Tre atti unici dai racconti di Tiziana Tomasulo; La classe_un docupuppets per marionette e uominiUna cosa enorme. Nel 2021 è stata una dei tre registi coinvolti nel progetto Incroci, nato dal dialogo tra 3 realtà nazionali che coinvolgono migranti: Teatro Magro-Mantova, Asinitas-Roma e Babel Crew/Progetto Amunì-Palermo.