Jewels – Bolshoi Ballet

Recensione di Letizia Cantù

621

Il balletto del Bolshoi arriva sui grandi schermi con una serie di grandi titoli trasmessi live nelle sale cinematografiche di tutto il mondo grazie al gruppo Pathé Live Cinemas.

Abbiamo assistito a ‘Jewels’, capolavoro del genio di George Balanchine e proposto in concomitanza del compleanno del grande coreografo, che cade il 22 gennaio.

Jewels è un pezzo unico.

Ispirato dalle creazioni del designer Claude Arpels e dalla passione di Balanchine per I gioielli, il balletto non ha una trama ma si affida totalmente al potere della musica, dei costumi e del movimento per evocare in scena le caratteristiche di tre pietre preziose: smeraldi, rubini e diamanti. 

La bellezza dello stile di Balanchine fa da filo conduttore a una serie di contrasti: di colore, dati dai diversi toni dei costumi che risaltano su un semplice sfondo nero; di musica, ripresa dal Pelléas et Mélisande di Gabriel Fauré per Emeralds, dal Capriccio per piano e orchestra di Stavinsky per Rubies e dalla Symphony N. 3 di Tchaikovsky per Diamonds; di stili e di culture, che rispecchiano le caratteristiche delle 3 scuole di balletto che hanno segnato lo sviluppo professionale del coreografo, il romanticismo della scuola francese, l’energia scuola americana e l’eleganza della scuola russa.

Ogni brano può essere quindi presentato come pezzo a sé stante, ma è la loro combinazione che dà vita a un capolavoro davvero unico.

Emeralds è un omaggio alla scuola francese e svela il lato di Balanchine più pacato, che si abbandona ai sentimenti. Le dolci note di Fauré accompagnano una danza delicata, che parte gioiosa e si conclude malinconica, in un percorso fatto di pas de deux, pas des trois e tableaux d’insieme di grande effetto. 

Rubies ha un taglio diverso e celebra lo sprint dell’America sulle scoppiettanti note del Capriccio di Stravinsky. La pienezza della partitura ben si sposa con i giochi coreografici, che restituiscono la danza più atletica e fantasiosa di Balanchine,

Diamonds conclude la serata con un crescendo di bellezza, in omaggio alla scuola russa. Danzato da una coppia principale e da un ampio corpo di ballo, il brano presenta una struttura che ricorda la grande stagione zarina dei balletti imperiali di Mosca e San Pietroburgo: un ensemble del corpo di ballo e dei solisti, un pas de deux della coppia principale seguito dalle loro singole variazioni e una polonaise finale. 

La coppia protagonista merita una menzione particolare. Vediamo infatti in scena la grande étoile Svetlana Zakharova a fianco dell’italiano Jacopo Tissi – diplomato scaligero appena nominato principal nella compagnia – in una performance che è un tripudio di bellezza ed eleganza. Il pubblico italiano avrà la fortuna di ammirare la coppia dal vivo al Teatro alla Scala, nella rappresentazione della Bayadére di Nureyev del 28 gennaio.

Per il pubblico internazionale, invece, il corpo di ballo del Bolshoi tornerà sugli schermi nei prossimi mesi con Il lago dei cigni e La figlia del faraone.