TeatroBasilica, al via Coordinate, la seconda parte di stagione

La seconda parte della stagione del Teatro romano, da Febbraio a Maggio 2022

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I nostri orizzonti si sono improvvisamente ridotti e il mondo è tornato ad essere distante, pericoloso e minaccioso. Non soltanto gli orizzonti geografici appaiono più distanti ma anche quelli umani sembrano mutati, spesso irriconoscibili.
In questa geopolitica dei rapporti e delle distanze anche i teatri sembrano aver perso ogni coordinata, diventando spazi indecifrabili.
Per questo il TeatroBasilica si ripropone di far esplorare nuovi immaginari ai suoi spettatori attraverso la programmazione di quindici spettacoli: svelare luoghi sconosciuti o conosciutissimi, con il desiderio di tornare a godere di panorami diversi, dentro e fuori di sé.
Seguire la stagione “Coordinate” del TeatroBasilica, da febbraio a maggio 2022, vorrà dire percorrere itinerari tra nuove proposte drammaturgiche, attori e attrici straordinari, maestri e tanti altri eventi.
Il Basilica si offre alla città come luogo, per vocazione alternativo, di studio, di riflessione e di spazio civile. Nella stagione in corso ha ospitato, oltre a spettacoli di pregio, un esaltante convegno cui hanno partecipato insigni studiosi, attori e registi, sulla figura di Gerardo Guerrieri, uomo di Teatro dalla complessa personalità, che negli scorsi decenni ha fortemente contribuito alla rinascita del Teatro italiano. È stato successivamente realizzato il Progetto Speciale “Il Trucco e L’Anima” dedicato ad un grande poeta ed artista Angelo Maria Ripellino.
Queste esperienze, coronate da raro consenso, hanno corroborato il percorso già fatto e indicato quello da compiere.
Nel prosieguo della stagione in corso si alterneranno spettacoli della compagnia residente, Il Gruppo della Creta, e spettacoli ospiti di compagnie che perseguono finalità volte alla ricerca e ad una poetica espressiva.
Le nostre coordinate sono Nord 41°.53’.12”, Est 21°.30’.26” adesso trovarci sarà più facile.
Di rilievo sarà l’evento spettacolo dedicato ad una grande e indimenticabile attrice: Piera Degli Esposti.

La Direzione artistica del TeatroBasilica

La stagione si apre il 14 febbraio con il primo dei tre appuntamenti in compagnia dello straordinario Roberto Herlitzka che prosegue la lettura integrale della Divina Commedia a cura di Antonio Calenda: (14 febbraio – Canti dal 13 al 19, 7 marzo – Canti dal 20 al 26, 28 marzo – Canti dal 27 al 33). CORRI dal best seller di Roberto Di Sante, con Sebastiano Gavasso, regia e adattamento di Ferdinando Ceriani, musiche composte ed eseguite dal vivo da Giovanna Famulari sarà in scena dal 22 al 27 febbraio.
Marzo inizia con uno spettacolo molto atteso, LA GRANDE ABBUFFATA dall’omonimo film di Marco Ferreri, con la regia di Michele Sinisi con Stefano Braschi, Ninni Bruschetta, Gianni D’Addario, Sara Drago, Marisa Grimaldo, Stefania Medri, Donato Paternoster, Adele Tirante (2/6 marzo).
Uno spettacolo che dal debutto di settembre 2021 – in breve tempo – a Roma è diventato un vero e proprio evento prodotto dalla compagnia residente del Gruppo della Creta: “La Regola dei Giochi”, cinque atti unici di Anton Giulio Calenda, con la regia di Alessandro Di Murro, torna in scena ciclicamente per tutta la stagione (prossimi appuntamenti 12 e 13 marzo e 9 e 10 aprile).
Si prosegue con SOFFIAVENTO di e con Paolo Mazzarelli (17 – 20 marzo), Daniele Parisi con IO PER TE COME UN PARACARRO (22- 27 marzo), Andrea Cosentino con MARATONA COSENTINO (31 marzo 2022 TELEMOMO’, 1° aprile PRIMI PASSI SULLA LUNA, 2 aprile NOT HERE NOT NOW, 3 aprile KOTEKINO RIFF), Galatea Ranzi con IN NOME DELLA MADRE di Erri De Luca, regia di Gianluca Barbadori (12 e 13 aprile), LA MADONNA DEI TOPI di Fucina Zero con la regia di Lorenzo Guerrieri ( 21 – 24 aprile), STASERA SONO IN VENA di e con Oscar De Summa (27 e 28 aprile), Francesca Benedetti in SUITE PER GIOVANNI TESTORI regia Marco Carniti (2 e 3 maggio), TOM di Rosalinda Conti con la regia di Matteo Ziglio (5 – 8), TRILOGIA GENERAZIONE Y di Barbe à Papa Teatro (Il coro di Babele 10-11 maggio, Mi ricordo 12 e 13 maggio, L’arte della resistenza 14 e 15 maggio), HAPPY HOUR di Cristian Ceresoli con Silvia Gallerano & Stefano Cenci e la regia di Simon Boberg (20 e 21 maggio). L’INGREDIENTE PERDUTO con la regia di Claudia Della Seta (26 – 29 maggio).

PROGRAMMAZIONE

ROBERTO HERLITZKA LEGGE DANTE:
IL PURGATORIO
Lettura integrale del Purgatorio in tre appuntamenti
A cura di Antonio Calenda
14 febbraio – Canti dal 13 al 19
7 marzo – Canti dal 20 al 26
28 marzo – Canti dal 27 al 33
Ore 19:00
Prosegue la lettura integrale di Roberto Herlitzka della Divina Commedia a cura di Antonio Calenda.
Dopo l’Inferno, letto nel mese di maggio del 2021, data celebrativa dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, Roberto Herlitzka torna al TeatroBasilica per completare la meravigliosa impresa di leggere integralmente l’opera di Dante Alighieri.
Dante non smette di riservarci sorprese: con Roberto Herlitzka il linguaggio simbolico, allegorico, anagogico e metaforico della Commedia, si farà ancor più avvincente guardando quell’oltre, croce e delizia per ogni essere umano spesso costretto a saper “come sa di sale lo pane altrui e come è duro calle lo scendere e ’l salir per l’altrui scale” e che, in qualunque condizione umana interiore ed esteriore si trovi, aspirerà sempre “a riveder le stelle”.

CORRI
Dal best seller di Roberto Di Sante

Con Sebastiano Gavasso
Regia e adattamento Ferdinando Ceriani
Scene Stefano Moretti
Musiche composte ed eseguite dal vivo da Giovanna Famulari

Dal 22 al 27 febbraio 2022

Martedì/sabato ore 21.00
Domenica ore 17.45

CORRI è una storia che inizia con un uomo che precipita dal quarto piano: Aldo Amedei. CORRI è una storia che finisce con Aldo Amedei che, conclusa la maratona di New York, già pensa a quella di Tokyo. In mezzo, il percorso faticoso, crudele, struggente del protagonista che lo porterà dal “pozzo buio” in cui era caduto (la depressione) alla scoperta che c’è nell’anima un posto dove covano sogni impossibili che non hanno il coraggio di schiudersi. Comincia così a correre, come un evaso braccato dai suoi incubi. Cade, si rialza. Cade ancora e si rimette in piedi. E ogni volta fa sempre più male. Ma non molla mai. Per amore e con l’amore di Teresa, la sua giovane compagna. Sputando l’anima lungo strade piene di fatica, angeli e avvoltoi. Tornando alla vita, alla passione, ai sogni. Una storia “anche” sulla corsa ma non solo, fatta di salite crudeli e discese dolcissime con la speranza che questo sogno realizzato da Aldo possa lanciare un filo magico a chi si è inabissato.

Sebastiano Gavasso, attore e maratoneta, si cala nei panni del protagonista per portare in scena questa doppia sfida che si consuma sulle strade di New York ma anche nei meandri più̀ oscuri della mente umana, un viaggio fisico e psichico che diventa anche musica, suonata dal vivo da Giovanna Famulari, violoncellista di fama internazionale, che vive anche lei, attraverso le sue note, eco emotiva delle parole di Sebastiano, questa disperata ricerca di una pace interiore che il mondo moderno sembra aver spazzato via in tanti di noi. Uno spettacolo per riacquistare il diritto alla speranza, uno spettacolo per ritrovare il gusto di vivere, per gridare agli altri: ce la possiamo fare!

LA GRANDE ABBUFFATA
Dall’omonimo film di Marco Ferreri

Drammaturgia Francesco Maria Asselta, Michele Sinisi
Scenografia Federico Biancalani
Direzione tecnica Rossano Siragusano
Disegno luci Ivan Dimitri Pilogallo
Con Stefano Braschi, Ninni Bruschetta, Gianni D’Addario, Sara Drago, Marisa Grimaldo, Stefania Medri, Donato Paternoster, Adele Tirante
Regia Michele Sinisi
Aiuto regia Nicolò Valandro
Produzione Elsinor centro di produzione teatrale, Teatro Metastasio di Prato

Dal 2 al 6 marzo 2022

Martedì/venerdì ore 21.00
Sabato e domenica ore 16.00 e ore 21.00

Fischiato al Festival di Cannes dalla critica per la sgradevolezza e la volgarità pornografica delle immagini, il film di Ferreri ebbe invece un incredibile successo di pubblico, inusuale se si considera la forza eversiva e antiborghese dei suoi contenuti.
Le atmosfere di un film controverso di Marco Ferreri, incubatore di temi scomodi e tessitore di incubi che ancora ci riguardano, si riverberano sul palco nella vicenda di quattro uomini liberi e gaudenti che programmano la propria morte in un’orgia di cibo e sesso, diventando potente allegoria di una società votata all’abbuffata indiscriminata di informazioni, di prodotti, di opinioni, di fatti, di realtà divorata dal virtuale e viceversa. Uno spettacolo fisico e catartico che matericamente ci conduce a riflettere su bisogno e desiderio e sui fantasmi della noia e dell’impotenza.
Insieme a Francesco M. Asselta, il regista Michele Sinisi opera una riscrittura della sceneggiatura originale costruendo un sovrabbondante ipertesto scenico tramato di tensioni e contraddizioni, come il nostro presente che pare destinato alla consumazione compulsiva e in cui i corpi/organismi sembrano poter riprendere possesso del presente solo tornando ad una esistenza puramente fisiologica.
Su una scena scarna e postindustriale, in cui si allestisce la grande soirée/la grande bouffe su un tavolo da obitorio, tra una cucina rudimentale e celle di acciaio a ospitare corpi in esposizione, assistiamo ad una contaminazione continua tra palco e platea, ad un’iperproduzione di segni e linguaggi diversi in cui fanno incursione video, file audio pescati dalla rete, jingle pubblicitari in una continuità che ne annulla i significati.
Un’esplorazione parossistica dell’osceno che dialoga ironicamente con la narrazione televisiva, la fiction, la pornografia dell’immagine e, in sintesi, con il nostro presente. E così i personaggi che abitano la scena entrano ed escono dalla parte, mettono in discussione la trama, fanno e disfano battute, improvvisano ricordando allo spettatore di essere prima di tutto attori, impegnati in una ricerca creativa che va ben al di là della semplice finzione.
Partendo dal presupposto che il teatro debba prima di tutto curiosare nella zona della verità ed essere specchio del presente – per dirla con il regista – Michele Sinisi allestisce lo spettacolo proprio sulla scia dell’esperienza vissuta negli ultimi mesi: “Durante il lockdown sono saltati i confini del concetto di rito – afferma Sinisi – ricominciare come se nulla fosse successo è impensabile. Abbiamo accettato la violenza del teatro in streaming e non ci siamo resi conto che l’assenza del teatro era il teatro stesso. A questo punto per me si è reso necessario ripensare al linguaggio teatrale ed esplorare nuovi codici comunicativi”.
Note di Regia
La Grande abbuffata è un racconto umano e artistico nel senso più concreto. Gli interpreti dello spettacolo sono, come nel film, presenti coi loro stessi nomi, per chiarire ulteriormente il risvolto umano dell’opera sul pubblico, così come volle Ferreri. L’obiettivo dell’autore era farne lo specchio del tempo, in cui la società occidentale evidentemente mostrava i segni dello sgretolamento, in cui la struttura storica e le radici del suo stesso pensiero conclamavano il principio della fase dissolutoria. Tutto questo è passato non però attraverso una narrazione pedante, moralizzante, né tantomeno per il tramite di una provocazione esibita in modo pretestuoso e gratuito. Il calore dell’amicizia permette ai quattro personaggi di condividere l’aspetto primordiale della vita ch’è semplicemente il sentirla al cospetto della morte, il momento della reale libertà di ognuno. Quella sicurezza, quella bellezza dello stare assieme senza giudizi, permette loro di riappropriarsi del presente in totale contatto con gli aspetti fisiologici della nostra esistenza: mangiare e fare sesso. In questo patto tra i quattro si assiste a ciò che il mangiare e il sesso sono già diventati per la società dell’epoca (si parla del 1973): hanno chiaramente assunto una funzione diversa dal naturale ruolo nutritivo e riproduttivo, son divenuti culturalmente segni opulenti dell’attestazione del potere, del desiderio di conquistare la vita e di comandarla, di governarla in assoluto governandone anche la fine. Questa relazione è metafora di un’abbuffata progredita oggi, ad esempio, nella consuetudine con cui un reportage su catastrofi naturali, su fatti di cronaca sconvolgenti, sono intervallati da pubblicità di prodotti di consumo e subito dopo da richieste di aiuto per popolazioni del terzo mondo da parte di onlus che fatturano a 7 zeri grazie all’offerta catartica per il nostro senso di colpa. Questo, oggi come allora, avviene ad una velocità e con uno stordimento tali per cui l’aspetto fisiologico cede il passo ad un ingurgitare ansioso e inquieto. Si è schiacciati dalle nostre possibilità, la spettacolarizzazione dell’esistenza riflette all’infinito le opportunità di scelta rendendoci privi di fondamento naturale. La voglia e il desiderio indotto dal sistema culturale annullano ogni contatto con l’esistenza fisiologica, così come tra azione e responsabilità, e si vive in una bolla per cui il dolore e la necessità dell’aria, quanto l’amore e il sesso, diventano occasioni rivoluzionarie difficili da gestire tanto quanto il mistero del primo vagito di un neonato. Arriviamo alla teorizzazione dell’attimo e del principio di ogni agire, abbracciando un’ignoranza vitale e biologica tale per cui l’istinto selvaggio sbocca in un accumulo mostruoso e autodistruttivo di ogni frammento di accadimento panico.
La scena è lo spazio per l’esperienza che i quattro amici hanno deciso di vivere. Il piacere assoluto del mangiare e del sesso è tale per cui la vita stessa di ciascuno non può sopportare tanta conoscenza. È il corpo a riprendere possesso del presente, lì dove la testa è arrivata ad invadere ogni spazio vitale. Il sapere dell’essere umano mi interessa per il modo con cui coinvolge il corpo nel momento della sua stessa trasmissione, nell’atto della condivisione di ciò che si è imparato e s’è capito. C’è un punto in cui il corpo e la mente vivono insieme la consapevolezza di ogni istante che passa. Forse lì si nasconde il naturale senso del tutto, che da quando abbiamo cominciato a ragionare ci fa dire Dio, fortuna, destino, speranza, paura e felicità e altre parole simili.
Michele Sinisi

LA REGOLA DEI GIOCHI
di Anton Giulio Calenda

Regia Alessandro Di Murro
Con Valeria Almerighi, Matteo Baronchelli, Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Lorenzo Garufo, Amedeo Monda, Laura Pannia, Bruna Sdao.
Musiche Enea Chisci
Disegno Luci Matteo Ziglio
Costumi Rita Guardabascio e Beatrice Nobili
Aiuto Regia Tommaso Cardelli
Assistente alla Regia Ilaria Iuozzo, Jessica Miceli
Direttore di produzione Pino Le Pera

12 e 13 marzo 2022
9 e 10 aprile 2022

Sabato – 19.00 Soldato / 20.30 Ucronìa. O va tutto bene / 22.00 Squali
Domenica – 19.00 Matteo / 20.30 Il Regno

Il progetto “La Regola dei Giochi” vede la messa in scena di cinque atti unici: “Ucronìa o va tutto bene”, “Soldato”, “Il Regno”, “Matteo” e “Squali”.
I protagonisti degli spettacoli sono: Valeria Almerighi, Matteo Baronchelli, Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Lorenzo Garufo, Amedeo Monda, Laura Pannia e Bruna Sdao.
Si tratta di cinque opere caratterizzate dalla ferocia e dalla concisione dei dialoghi, da una messinscena stilizzata ed evocativa in cui la parola diventa strumento di costruzione identitaria, lambito da echi provenienti dai più disparati panorami sonori.

“La Regola dei Giochi” appare come una sfida: portare le persone a teatro proponendo loro una fruizione analoga a quella che sono abituate a vedere sugli schermi.
I cinque atti unici che compongono l’evento “La Regola dei Giochi” nel 2021 sono stati messi in scena per una settimana al mese, per tutti i mesi della stagione teatrale. Questo format che si discosta dalla stabilità canonica delle produzioni teatrali e che si propone di coltivare una più assidua partecipazione da parte del pubblico torna nuovamente in scena al TeatroBasilica.

Ucronìa, o va tutto bene

2026, Sangiaccato di Google. La terza guerra mondiale è stata vinta dagli Stati Uniti. Laura Pannia, chiusa in una Google-scatola come una barbie, ci porterà notizie dal prossimo futuro. A prendersi cura delle sue funzioni biologiche sarà il suo Google-amico.

Soldato

Due soldati marciano e dialogano all’infinito. Devono distruggere un nemico invisibile e nel frattempo mettono in luce le assurdità della guerra. La simmetria che regola il rapporto tra i due alla fine si spezzerà, rivelando superiore e sottoposto, vittima e carnefice.

Il regno

Un bel re onnipotente se la passa molto bene all’interno dei bei confini del suo regno. Peccato però che una voce giunga apposta per instillargli la goccia del dubbio. Ciò getterà il regno nel caos e la mente del sovrano nel labirinto della tortura.

Matteo

Una coppia ricca si insulta fin dalle primissime battute. Scopriremo a poco a poco che sulle loro teste pende il fardello di una tragedia immane. Assisteremo al graduale disvelamento dei loro demoni.

Squali

Una situazione perfetta. Musica, sole e relax in barca. Quattro amici si godono la loro giornata quando tutto prende una piega macabra. Il motore va in panne e, come se ciò non bastasse, un nutrito branco di squali, grossi e affamati, si avvicina per papparseli. Che cosa faranno i quattro per salvarsi è il punto attorno a cui gira l’intera vicenda.

SOFFIAVENTO
una navigazione solitaria con rotta su Macbeth
di Paolo Mazzarelli

Con Paolo Mazzarelli
Scene Paola Castrignanò
Sound design e musiche originali Luca Canciello
Disegno luci Luigi Biondi
Immagine locandina GIPI
Produzione Theatron Produzioni
Con il supporto di Centro Teatrale Umbro | Angelo Mai

Dal 17 al 20 marzo 2022

Giovedì/sabato 21.00
Domenica 17.45

Un noto attore immaginario – Pippo Soffiavento – è in scena con la sua ultima interpretazione: il Macbeth di Shakespeare. Ma qualcosa va storto, lo spettacolo si interrompe, e l’attore è costretto a calare la maschera, mostrando al pubblico non più il personaggio, ma sé stesso. Al posto del ritratto del mitico Re di Scozia, va quindi in scena un (auto)ritratto di colui che intendeva interpretarlo, ma col passare del tempo i ritratti dei due impegnati entrambi a fare i conti col compiersi del loro destino finiscono per confondersi, fino a quando Macbeth e Soffiavento si riveleranno essere due facce della stessa medaglia. La vanità, l’ambizione, la follia, il potere: che tu sia un artista o un re, che tu sia un tiranno o un attore, i nemici di un uomo sono gli stessi, e quando al momento della resa dei conti lo si capisce, è molto spesso troppo tardi.
Diceva Carmelo Bene: “Macbeth è l’occasione di fare del grande teatro non teatrabile. È l’impossibilità di stare sulla scena”.
Una impossibilità che sembra sancita dallo stesso Macbeth il quale, mentre il sipario già si chiude sulla sua esistenza, prima paragona la sua parabola proprio a quella di “un attore che si gode la sua ora sulla scena, e poi non se ne sa più nulla”, poi invoca la fine gridando in faccia al suo destino le celebri battute “Soffia, vento! Vieni, naufragio!” che danno il titolo allo spettacolo. Eppure, è lo stesso Shakespeare che sembra dircelo è proprio allora, quando il velo dell’io cade e ci si affaccia sul regno dell’impossibile, è proprio allora che può succedere ad un attore, ad un re, ad un qualunque essere umano di vedere e di vedersi. Ed è allora che, messo alle spalle il tempo dell’uomo, ha inizio talvolta quello del Teatro.

IO PER TE COME UN PARACARRO
di Daniele Parisi

Con Daniele Parisi
Produzione altra scena

Dal 22 al 27 marzo 2022

Martedì/sabato ore 21.00
Domenica ore 17.45

Una coppia, che sta per dare alla luce un figlio, decide di partire: cercano un luogo dove costruirsi un avvenire decente. I famigliari di lui, vittime di antiche patologie non risolte, non riescono a dissuadere i due dal voler intraprendere questo viaggio. Lungo il tragitto la coppia incontrerà diverse umanità alla deriva. C’è una Maga Indovina sfaticata che tradisce la sua antica funzione oracolare. C’è chi si indebita. Chi ruba. Chi vende per strada. Chi è rinchiuso nelle proprie manie ossessivo-compulsive. Chi vede nella contraddizione l’unica possibilità per essere coerente. Nel frattempo, la fame aumenta. E ci si ascolta sempre meno.

Note di regia
È la voce ad essere elemento cardine di tutto lo spettacolo. Una drammaturgia musicale composta sulla scena, grazie all’utilizzo di una loop station con cui vengono incisi dal vivo i quadri sonori. È il suono della voce a disegnare lo spazio ridotto all’osso: l’immancabile separé, un appendiabiti, un microfono per la loop-station. È l’azione scenica – mediante la ripetizione ossessiva del gesto – a definire i personaggi che si materializzano davanti agli spettatori, utilizzando solo pochi elementi: a volte un cappello, un foulard o un paio di guanti. Un viaggio lungo un tempo indefinito. Una storia narrata da un attore solo, parlato a più voci. Tragico, comico suo malgrado.
Daniele Parisi

MARATONA COSENTINO
quattro progetti di e con Andrea Cosentino

Produzione ALDES in collaborazione con Cranpi

31 marzo 2022 ore 21.00 TELEMOMO’
1° aprile 2022 ore 21.00 PRIMI PASSI SULLA LUNA
2 aprile 2022 ore 21.00 NOT HERE NOT NOW
3 aprile 2022 ore 17.45 KOTEKINO RIFF

Andrea Cosentino attore, autore, comico e studioso di teatro. Premio speciale Ubu 2018. Per il TeatroBasilica presenterà il progetto MARATONA COSENTINO costituito da quattro spettacoli, tra i suoi più celebri, ripercorrendo dieci anni di carriera.

TELEMOMO’
di Andrea Cosentino

Con Andrea Cosentino
Produzione ALDES in collaborazione con Cranpi
Con il sostegno di Mibact – Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo, Regione Toscana/Sistema regionale dello Spettacolo

31 marzo 2022 ore 21.00

Telemomò è la prima televisione a filiera corta, autarchica, ecologica e interattiva.
É il disvelamento esilarante della povertà del linguaggio televisivo che viene mimato mediante la povertà materiale di un teatrino d’animazione artigianale. Un cavalletto sul quale è fissata la cornice bucata di un televisore, dentro cui si affacciano primi piani reali e bambole di plastica che “tribbolano” sbatacchiandosi, mezzibusti televisivi fatti di barbie senza gambe, e ancora parrucche, giocattoli, pezzi di corpo e brandelli di oggetti. Telemomò è anche il pulpito dal quale lanciare improbabili proclami politici e surreali analisi sociologiche. Se la televisione ha fatto l’Italia di oggi, di lì si dovrà passare per disfarla. Telemomò è uno spettacolo-format, ovvero il definitivo rovesciamento della televisione, che da piazza virtuale, cioè una moltitudine di mondi e stimoli e volti e corpi che invade e colonizza il telespettatore ridotto a individuo passivo e impossibilitato a interagire, ritorna – pur in una sua versione “teatrale” e abbassata – al centro di una piazza vera, fruita da un’assemblea reale per quanto casuale, o meglio reale in quanto casuale, reinventandosi ludicamente una propria dimensione pubblica e per questo politica.

PRIMI PASSI SULLA LUNA
di Andrea Cosentino

Con Andrea Cosentino
Indicazioni di regia Andrea Virgilio Franceschi
Collaborazione artistica Valentina Giachetti
Produzione ALDES in collaborazione con Cranpi
Con la collaborazione di Kilowatt Festival, Litta Produzioni, Teatro Forsennato
Con il sostegno di Mibact – Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo, Regione Toscana/Sistema regionale dello Spettacolo

1° aprile 2022 ore 21.00

Dice che la notte del 20 luglio del ’69 in tutto il mondo interplanetario
Non c’è stato un furto, un omicidio, una rapina, uno scappellotto.
Erano tutti lì davanti a Neil Armstrong.
E questo cosa vuol dire?
Vuol dire che se tutti guardassimo di più la televisione il nostro
Sarebbe un mondo migliore
Lo sbarco sulla luna dà il la a una schiera di improbabili personaggi per discettare di sosia viterbesi di Armstrong e torri gemelle, monoliti, alieni e spiritualità, scimmie, tapiri e licantropi. Ma l’allunaggio della notte del 20 luglio del ’69 è anche l’evento mediatico attraverso il quale misurare l’inattingibilità del reale in un’epoca la cui verità coincide con il suo darsi in rappresentazione.
Al cuore del tutto uno squarcio di storia intima, che ha a che fare con la paternità e le fragilità dell’infanzia.
Contro la sete di realtà, lo spettacolo conduce in un viaggio surreale, esilarante e struggente, portato avanti al tempo imperfetto, che è il tempo dei giochi e dei sogni, e che si dissolve al presente.

NOT HERE NOT NOW
di Andrea Cosentino

Con Andrea Cosentino
Regia Andrea Virgilio Franceschi
Video Tommaso Abatescianni
Produzione ALDES in collaborazione con Cranpi
Coproduzione con Fondazione Campania dei Festival – E45 Napoli Fringe Festival
Con la collaborazione di Litta Produzioni – associazione Olinda – Infinito srl – Teatro Forsennato
Con il sostegno di Mibact – Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo, Regione Toscana/Sistema regionale dello Spettacolo

2 aprile 2022 ore 21.00

Un incontro/scontro da teatranti con la body art, il lazzo del clown che gioca con il martirio del corpo come testimonianza estrema. Marina Abramovic dice: il teatro, il cinema, l’arte sono limitate, essere spettatori non è un’esperienza. L’esperienza bisogna viverla. “Theatre is very simple: in theatre a knife is fake and the blood is ketchup. In performance art a knife is a knife and ketchup is blood.” Il resoconto di un’esperienza attiva con Marina Abramovic, sotto forma di dramoletto polifonico. Un assolo da stand up comedian per spettatori fatalmente passivi e programmaticamente maltrattati, con pupazzi parrucche martelli di gomma e nasi finti. E ketchup, naturalmente.

KOTEKINO RIFF
di Andrea Cosentino

Con Andrea Cosentino
Musiche in scena Michele Giunta o di un musicista ospite
Supervisore dinamico Andrea Virgilio Franceschi
Assistente Dina Giuseppetti
Produzione ALDES in collaborazione con Cranpi
In collaborazione con CapoTrave/Kilowatt 2017
Con il sostegno di Mibact – Direzione Generale per lo spettacolo dal vivo, Regione Toscana/Sistema regionale dello Spettacolo

3 aprile 2022 ore 17.45

Ho provato, ho fallito. Non importa. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio. (S. Beckett)
Sempre più penso al mio sviluppo artistico non come ad una serie di spettacoli più o meno riusciti, ma come alla costruzione della mia identità, attoriale e autoriale assieme. Un po’ comico dell’arte, che si porta dietro le sue maschere e i suoi lazzi migliori, un po’ jazzista che lavora a trovare il suo suono e il suo stile. Riconoscibile e inimitabile.
KOTEKINO RIFF vuole essere il mio gioco a togliere di mezzo l’opera. Quel che resta è da un lato l’attore, come macchina ludica di significazione, dall’altro il teatro come esercitazione allo stare comunitario. Che vuol dire mille cose diverse: dinamiche di potere, di rappresentazione, di rappresentanza, di racconto, di seduzione. Che racchiude questioni importanti e sempre attuali, come la coralità, il prendere la parola, il potere, la fiducia e l’inaffidabilità, l’autorevolezza, l’autorialità e l’autoritarismo.
KOTEKINO RIFF è un coito caotico di sketch interrotti, una roulette russa di gag sull’idiozia, un fluire sincopato di danze scomposte, monologhi surreali e musica. È una esercitazione comica sulla praticabilità della scena, sulla fattibilità dei gesti, sull’abitabilità dei corpi, sulla dicibilità delle storie. Creare aspettative e negarle, fino a mettere in crisi il ruolo di attore e spettatore. Una clownerie gioiosa e nichilista senza altro senso che lo stare al gioco. Il migliore spettacolo teatrale non è che il programma di una festa.
Andrea Cosentino

IN NOME DELLA MADRE
di Erri De Luca

Regia Gianluca Barbadori
Costumi Lia Francesca Morandini
Con Galatea Ranzi

Produzione Teatro Biondo Palermo – in collaborazione con soc. coop. Ponte tra Culture / AMAT – Associazione Marchigiana Attività Teatrali e con il patrocinio di Regione Marche

12 e 13 aprile 2022 ore 21.00

In nome della madre è la storia, narrata in prima persona, di Miriàm, una ragazza della Galilea che ha una strana visione nella quale un angelo le annuncia che avrà un figlio e le profetizza per lui un destino di grandezza. Subito dopo, la giovane scopre di essere incinta. Dopo qualche titubanza, decide di avvertire Iosef, il suo promesso sposo. Miriàm sa perfettamente che rischia di essere lapidata, ma rifiuta ogni menzogna, rivendicando il mistero della sua gravidanza e la sua assoluta buona fede. Iosef, anche in seguito ad un sogno premonitore, decide che le nozze avranno luogo come previsto, sfidando i benpensanti di Nazaret e le leggi del tempo. Intanto, gli odiati occupanti romani organizzano un censimento e per i giovani sposi si prepara un viaggio, lungo e difficile, a pochi giorni dal parto. Facendo ricorso al linguaggio semplice e terso della poesia, Erri De Luca racconta la gravidanza di Miriàm/Maria.

LA MADONNA DEI TOPI
esperimenti da discarica
di Fucina Zero

Regia Lorenzo Guerrieri
Dramaturg Matteo Finamore
Testo Francesco Battaglia e Lorenzo Guerrieri
Con Andrea Carriero, Sara Giannelli e Lorenzo Guerrieri
Collaborazione artistica Paolo Madonna
Grafica locandina Alessio Avallone
Grafica logo Rachele Minelli

Dal 21 al 24 aprile 2022

Giovedì/sabato ore 21.00
Domenica ore 17.45

Estinti per sempre gli esseri umani, il pianeta Terra è un’enorme discarica a cielo aperto e l’unica razza animale sopravvissuta è quella dei topi. Ratti, sorci e pantegane vagano nell’immensa distesa di immondizia in preda ai loro istinti selvaggi. Ma i ratti più evoluti hanno riscoperto proprio nella spazzatura la civiltà degli uomini e i grandi principi che ne permettevano la leggendaria felicità. Una felicità dirompente che a ben vedere si sprigiona da tutti gli antichi prodotti umani portati alla luce dall’archeologia rattesca, addirittura da alcune antichissime registrazioni di spot pubblicitari che i topi riescono ad ascoltare di nuovo. La felicità degli umani era una questione di lavoro, di proprietà, di marketing, di business, parlano chiaro gli antichi reperti umani! La felicità è un training autogeno aziendale, è il jingle di un prodotto fidato! La felicità la si può racchiudere in un marchio e compravendere! I topi scoprono il capitalismo e nasce la Rattex. Seguiamo così la giornata di lavoro di tre dipendenti della Santa Madre Rattex, tre scienziati al servizio della teologia Rattex.

Note di regia
Come un tempo parlò il Cristo dal sommo dell’edificio del mondo, così tuona la Ratta dalla montagna di spazzatura: «Più longevo dell’uomo è il suo pattume. Soltanto la spazzatura gli è sopravvissuta!»
(La Ratta di Gunther Grass)

I consumatori sono come scarafaggi: dopo un po’ il solito insetticida non basta più.
Li devi spruzzare con roba più forte.
(David Lubars, dirigente pubblicitario)

Il mondo della discarica abitata dai topi e dominato dall’ideologia Rattex, che tutto riduce alla logica economica, è un enorme esperimento sociale che puntualmente si rivela una trappola, un gioco al massacro combattuto tra il ghigno, le risate e gli applausi, in cui ogni topo è insieme vittima e carnefice. Ogni topo è mortalmente legato agli altri come nella famosa immagine del Re dei Ratti: topi morti legati tra di loro dalla coda. Una civiltà preda di una delirante degenerazione come nell’esperimento degli anni ’70, sugli effetti del sovrappopolamento sui topi, denominato Universo 25. Come la degenerazione che ci consuma quotidianamente. Come i topi dietro al Pifferaio di Hamelin, sembriamo andare dietro a una musica che noi stessi continuiamo a suonare, inglobando nella nostra ideologia ogni crisi, catastrofe, rottura, ribellione, al fine di giustificarci ogni volta e ogni volta convincerci che sì, siamo proprio sulla via per la felicità e sì, anche se lo strapiombo è sempre più vicino, possiamo continuare a danzare felici, dobbiamo continuare, a danzare. Felici?
STASERA SONO IN VENA
di Oscar De Summa

Con Oscar De Summa
Produzione La Corte Ospitale
In collaborazione con Armunia – Festival Inequilibrio
Finalista Premio UBU 2015 come miglior novità italiana
Finalista Rete Critica 2015 come miglior spettacolo
Testo vincitore del Premio Cassino Off

27 e 28 aprile 2022 ore 21.00

Io sono qui! Sono vivo! Dopo aver passato una stagione all’inferno, dopo aver attraversato la bruttura che cambia le linee del volto, le rende dure e sinonimo di dolore. Il dolore che si nasconde in ogni piega del corpo, il dolore che detta le azioni da compiere proprio per sottrarsi a quel dolore. Un dolore fisico, prima di tutto, un dolore che conforta e ci distrae da un dolore ancora più grande, quello della nostra anima, quello del nostro spirito che non trova collocazione nella società. Quello del nostro sentirsi sempre inadeguati, fuori luogo. Ed è qui che prima di tutto fa breccia l’idea di una “Panacea per tutti i mali”, una medicina che ci tolga dall’imbarazzo di vivere, è qui che fa il suo ingresso trionfale ed incontrastato “la droga”. Chiaro, ognuno poi ha la sua preferita, la sua prediletta… Ma tutte un unico comun denominatore: toglierci a noi stessi sottolineando la necessità di appartenerci. Stasera sono in vena è uno spettacolo ironico e amaro al tempo stesso, in cui racconto parte della mia adolescenza in Puglia, negli anni Ottanta: sono gli anni in cui si è formata la Sacra Corona Unita, organizzazione che ha allargato i suoi settori di investimento scoprendo che il disagio umano è una delle cose che in assoluto rendono di più sul mercato. Un racconto semplice sul piano-sequenza di una terra che decide di cambiare direzione, di appropriarsi del proprio male. Si sorride delle vicende del protagonista dall’inizio alla fine, tranne che in alcune fratture che interrompono la narrazione, ci ricordano che quello di cui stiamo parlando è vero, è già successo, e buttano una luce sinistra sulla situazione di oggi: il mercato delle droghe performative, come la cocaina, genera introiti che superano il Pil di alcune nazioni come la Spagna o la stessa Italia.

FRANCESCA BENEDETTI
in SUITE PER GIOVANNI TESTORI
Da I TRIONFI /NEL TUO SANGUE/ DIES ILLA/SUITE PER FRANCIS BACON /RAGAZZO DI TAINO di Giovanni Testori

Regia Marco Carniti
Drammaturgia Lorenzo De Liberato
Musica David Barittoni
Aiuto regia Francesco Lonano

2 e 3 maggio 2022 ore 21.00

Un viaggio nella poetica del drammaturgo e poeta milanese GIOVANNI TESTORI attraverso i suoi versi dedicati all’ amore.
Un pugno alzato contro il cielo, un grido strozzato in gola, forte, aspro, verso un interlocutore sfuggente, un Dio, un Cristo fatto uomo, divenuto amante.
Una sinfonia di parole amare e allo stesso tempo sublimi, erotiche ed evocative, con le quali il poeta scava nel profondo, in perpetuo conflitto tra la sua sfrenata voglia di libertà di esprimersi per quello che è, e la sua educazione cattolica, in un’Italia borghese e bigotta, dove la blasfemia e la carnalità di Testori squarciano lo stomaco ed il cuore.

TOM
di Rosalinda Conti

Regia Matteo Ziglio
Testo Rosalinda Conti
Idea scenica Gianluca Tomasella
Con Giuseppe Ragone, Gioele Rotini, Marco Usai, Giacomo Cremaschi e con Giordana Morandini
Disegno luci
Costumi Marina Tardani
Assistente alla regia Amelia Di Corso

Testo segnalato al Premio Hystrio Scritture di Scena 2019

Dal 5 al 8 maggio 2022

Giovedì/sabato ore 21.00
Domenica ore 17.45

Da circa due anni, Leo e Tom condividono un rapporto fatto di affettuoso silenzio e cure reciproche. Leo è un giovane uomo piuttosto introverso, Tom un gatto nero con una macchia bianca sul petto, randagio addomesticato con pazienza. L’improvvisa necessità di trovare un nuovo umano per il suo amato gatto, spinge Leo a riprendere i contatti con Jo e Anna, inseparabili amici di adolescenza e successivamente persi di vista a causa delle vicissitudini, come di frequente ci accade. La vicenda si svolge in un’unica giornata nella veranda della casa al mare di Leo, luogo dell’anima e dell’infanzia, una casa che ha visto molti pomeriggi assolati e molte retine con colorati giochi da spiaggia. Ora sembra l’ultima casa rimasta nel mondo”. Durante il tempo dello spettacolo, i tre amici cercano somiglianze e differenze tra come erano e come sono, evocano dinamiche del passato e creano dinamiche del presente, si arrabbiano e ridono come adolescenti, in un’atmosfera di affetto e protezione ritrovati.
Due elementi fanno da contrappunto all’azione di ritrovarsi e riscoprirsi dei tre amici: i flussi di coscienza di Tom, costantemente in contatto con tutto quello che accade al suo corpo e all’ambiente, e le incursioni di Alex, giovane ragazzo sulla soglia sia dell’età adulta che di un imminente viaggio, indeciso se oltrepassarla -la soglia- oppure no.

Note di regia
Due lettere che arrivano dopo diversi anni a due amici, Anna e Jo. Tre vite che prima erano unitissime e ora si sono semplicemente perse di vista. Una casa sospesa nel tempo, luogo della memoria di giochi spensierati e di fantasiose avventure, è ora occupata da un gatto di nome Tom e dal terzo amico, Leo. Tutto questo però non è assolutamente un viaggio nel ricordo, un momento per ricordare le antiche gesta dell’adolescenza, è il principio di un nuovo inizio. Un testo orientato al futuro tra presente e progetti di vita più o meno prossimi è un viaggio delicato nella resilienza dove un gatto, come tutti i gatti, la fa da padrone. Un gatto antropomorfo che parla al pubblico pone subito una domanda: “e quando parla ai personaggi? Ossia, nella vita reale miagolerebbe, qui cosa fa? ” Suona la tromba! Da questo assunto è iniziato un viaggio “Ciao Jo, scusa eh, lo so che è un sacco di tempo, lo so. Ma quanto tempo è alla fine? Non lo so, ho perso il conto. Ma stavo pensando, l’altro giorno, stavo pensando che potremmo rivederci. Potremmo rivederci, no? Ti ricordi la casa al mare? Adesso vivo qui. Magari puoi passare, non so, facciamo due chiacchiere, oppure il conto degli anni, oppure prendiamo in giro i tedeschi che si fanno il bagno. E poi c’è una cosa che ti vorrei chiedere, una cosa abbastanza importante. Vieni?” – firmato – Leo “Anna, senti, non è che voglio fare quello matto che spunta fuori dal passato, e lo so che tu adesso starai pensando che sono proprio quello matto che spunta fuori dal passato. Però in realtà io non sono nel passato, sono nel presente, solo che è un presente diverso dal tuo. Qualche giorno fa pensavo che ci siamo proprio persi di vista anche se poi perdersi di vista mi pare un modo di dire che sottintende una certa distrazione. Ci siamo persi di vista con distrazione, secondo te? Non lo so. Comunque, pensavo che dovremmo vederci. Ti ricordi la casa al mare dove andavamo d’estate? Sarebbe bello se passassi uno di questi pomeriggi. E poi c’è una cosa che ti vorrei chiedere, una cosa abbastanza importante. Vieni?” – firmato – Leo
TRILOGIA GENERAZIONE Y
di Barbe à Papa Teatro

Generazione Y è una trilogia teatrale di Barbe à Papa Teatro, composta dagli spettacoli: Il coro di Babele (2019), Mi ricordo (2020) e L’arte della resistenza (2022).
È una trilogia che affronta temi fortemente rappresentativi della generazione alla quale apparteniamo, quella dei nati a cavallo tra gli anni 80 e i primi anni 90, chiamata appunto generazione Y o millennials.
Il tutto è partito nel 2017 quando ci siamo fatti la domanda: “qual è quel posto in cui mi sento a casa?” e la fatica del trovare la risposta è stata comune a tutte le persone che hanno fatto parte di questa ricerca. Perché tutti avevamo lasciato i nostri paesi d’origine, le case della nostra infanzia, ma nessuno aveva ancora trovato un nido sufficientemente caldo da poter chiamare casa. Un posto in cui affetti, luoghi del cuore, progetti e sogni, potessero riunirsi e farsi famiglia. E lo smarrimento di questa prima riflessione ci ha fatto chiedere: “sono solo in queste mie paure? O sono ansie che mi accomunano ad altri?” e la risposta ha generato lo spettacolo più doloroso della trilogia, quello che indaga il nostro passato e che ricerca la matrice dei traumi che ci accomunano. Ma se scavarci dentro ci ha fatto male, scoprire di essere insieme ci ha dato la forza di guardare al futuro con maggiore speranza. Questo ciclo di tre spettacoli si chiude con un grido di rabbia, e come potrebbe essere altrimenti? Dal dopoguerra ad oggi, la nostra, è la prima generazione ad essere più povera della precedente. E abbiamo ben capito, sulla nostra pelle, che non è soltanto una questione economica, o meglio, l’economia, come un grande domino, si ripercuote su tutti gli altri aspetti della nostra quotidianità. Ma la nostra non è una generazione sfortunata. La nostra sorte è stata determinata dall’egoismo dei nostri padri, ed è a loro che chiederemo conto. Non è più tempo di essere accondiscendenti, di pensare al proprio, alla sopravvivenza; è tempo di resistenza, di solidarietà, è tempo di sacrificarci per chi verrà dopo di noi.

IL CORO DI BABELE
di Barbe à Papa Teatro

Regia Claudio Zappalà
Con Chiara Buzzone, Federica D’Amore, Totò Galati, Roberta Giordano, Pierre Jacquemin
Disegno luci Claudio Zappalà
Scene e costumi Barbe à Papa Teatro
Produzione Barbe à Papa Teatro
In collaborazione con G273 Produzioni, Spazio Marceau, Teatro Libero di Palermo
Realizzato con il contributo di Residenza artisti nei territori “Hotspot – Stato d’emergenza”, Reggio Calabria, Mibact, Regione Calabria
Vincitore del bando Residenza Bellandi 2019
Vincitore al Milano Off Fringe Festival 2019

10 e 11 maggio 2022 ore 21.00

MI RICORDO
di Barbe à Papa Teatro

Regia Claudio Zappalà
Con Chiara Buzzone, Federica D’Amore, Roberta Giordano
Disegno luci Claudio Zappalà
Scene e costumi Barbe à Papa Teatro
Produzione Barbe à Papa Teatro, Teatro Libero di Palermo
In collaborazione con G273 Produzioni, Spazio Marceau
Vincitore del bando “Per un teatro necessario” Teatro Libero di Palermo

12 e 13 maggio 2022 ore 21.00

L’ARTE DELLA RESISTENZA
di Barbe à Papa Teatro

Testo e Regia Claudio Zappalà
Con Chiara Buzzone, Federica D’Amore, Totò Galati, Roberta Giordano
Disegno luci Claudio Zappalà
Scene e costumi Barbe à Papa Teatro
Produzione Barbe à Papa Teatro

14 maggio 2022 ore 21.00
15 maggio 2022 ore 17.45

HAPPY HOUR
di Cristian Ceresoli

Con Silvia Gallerano & Stefano Cenci
Regia di Simon Boberg
Sonorizzazioni di Stefano Piro, la canzone “Caracal” è della dj Blue Cat
Direttore tecnico Giorgio Gagliano
Co-produzione Italia/UK/Danimarca con Produzioni Fuorivia (Torino), Frida Kahlo Productions (Milano), Teatro Metastasio (Prato), Teater Grob (Copenaghen) con Il Funaro (Pistoia), Carrozzerie n.o.t (Roma) e Richard Jordan Productions (London) e con il supporto di Spin Time Labs (Roma)
Best New Play for a non-Danish Writer 2019 Copenhagen Culture (Nomination)

20 e 21 maggio 2022

Sabato ore 21.00
Domenica ore 17.45

Dobbiamo ballare.
Dobbiamo ballare.
Tutte le mattine.
E tutte le sere.
E dobbiamo sorridere.
Chi non sorride vien punito.
Chi protesta pure.
E ogni giorno passa uguale.
[Happy Hour, Capitolo 15]

Kerfuffle è un bambino, è un campione del mondo. Invece Ado è la sua sorellina, è una femmina. Mamma e papà sono felici, anche perché è obbligatorio.
Dopo aver vinto numerosi premi e registrato un grande successo di pubblico e critica in tutto il mondo con La Merda, Cristian Ceresoli presenta una sua nuova scrittura, come fosse il secondo frammento di uno stesso paesaggio, intitolata Happy Hour.

Qui Silvia Gallerano, già osannata interprete de La Merda, incarna la piccola Ado, una ragazzina affamata d’amore, mentre Stefano Cenci, interprete unico e potente, è suo fratello Kerfuffle, per la regia di Simon Boberg, regista danese di fama internazionale.

Una partitura (o città) in cui avvengono divertentissime deportazioni di massa, in cui si afferma il più colorato dei fascismi. Un poema di tendenza al travolgente ritmo di un happy hour ininterrotto e quotidiano, in un delirante rinnovamento della lingua, attraversata da un’umanità che gode della vita, veste ghepardato e è disposta a tutto per difendere il proprio entusiasmo.

L’INGREDIENTE PERDUTO
dal romanzo di Stefania Aphel Barzini
di S. Aphel Barzini e C. Della Seta

Regia Claudia Della Seta
Con Elena Baroglio, Claudia Della Seta, Sofia Diaz, Maurizia Grossi, Virna Zorzan
Disegno luci Andrea Narese
Allestimento Brando Nencini
Costumi Laura Giannisi
Produzione Teatro delle donne

Dal 26 al 29 maggio 2022

Giovedì/sabato ore 21.00
Domenica ore 17.45

Una serie in un’unica serata. Una saga in tre brevi puntate. 1994 San Francisco: il Bar Zam Zam, luogo storico della “Summer of Love” del Movimento Hippie. Sara è ad una gita scolastica per visitare i “cimeli” dei figli dei fiori. Da un muro Sara scorge una donna in foto che le sorride. Al cuore di Sara salta un battito: quella donna bionda le sorride. Quella donna bionda Sara la sogna sempre, da quando è bambina. Lei la chiama “La Dama Bionda”. Sconvolta da ciò che ha visto e da ciò che le sarà rivelato Sara comincia un viaggio e noi l’accompagniamo. Un viaggio alla ricerca della trama della sua vita, dentro i segreti della sua famiglia, per trovare i vincoli e i nessi della sua anima e del suo cuore. Stromboli, il vulcano: Iddu. Qua comincia il viaggio, per continuare nella “Merica” degli anni 10, “Gli States” degli anni 50 e poi “La Summer of Love” degli anni 70: la Generazione che si credeva immortale e invincibile, la generazione dei genitori di Sara. Che Eredità le hanno lasciato per continuare a vivere? Che ingredienti? Sara, appassionata di cucina, sa che un’eredità c’è: la ricetta delle Melanzane alla Parmigiana. Tre brevi atti: “La Merica e Iddu”,” U:S: A: and bourbon”, “The Summer of Love, Death and Coming Home”.

TeatroBasilica Piazza Porta S. Giovanni, 10 Roma (RM)
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Orario spettacoli dal mercoledì al sabato ore 21.00 – domenica ore 17.45
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