“Così è (o mi pare)”

Recensione di Vito Fabio

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Il “Così è (o mi pare)” piace agli spettatori del Grillo. Stasera ultima replica. Domani al teatro di Badolato

La riscrittura del testo di Luigi Pirandello: “Così è (se vi pare)” su adattamento e regia di Elio Germano è di sicuro impatto per lo spettatore che vive la scena da protagonista 

Il “Così è (o mi pare) nella riscrittura per realtà virtuale del noto testo di Luigi Pirandello adattato e diretto da Elio Germano – non nuovo a tale genere di sperimentazioni – è di sicuro impatto. Lo sa benissimo il pubblico de “Il teatro del Grillo” di Soverato (Cz) nelle repliche dello spettacolo che si è tenuto a partire dallo scorso sabato e fino a stasera e che, invece, domani sarà di scena al teatro di Badolato per conto della compagnia Teatro del Carro “Pino Michienzi”. E’ come se ciascuno spettatore vivesse una determinata esperienza da protagonista nelle “mentite spoglie” del commendator Laudisi, anziano padre disabile di Lamberto che sta su una sedia a rotelle e che, però, non compare nel racconto dello scrittore siciliano. Attraverso la visione simultanea, lo spettatore si trova così immerso nella stessa vicenda a cui assistono gli altri, ma può scegliere lui dove e cosa guardare. In questo caso specifico è come se lo spettatore divenisse di colpo il perno centrale della scena nelle vesti del commendator Laudisi a cui tutti gli altri si rivolgono nel “recitare” una parte. Un modo nuovo, avveniristico, di “vedere” il teatro che fa un certo effetto e che coinvolge lo spettatore, assorbendolo totalmente. 

In tutto si snoda all’interno di un salotto dell’alta borghesia “modernizzato” con tanto di televisore al centro della sala, con la giovane nipote dei signori Laudisi, intenta a smanettare su un telefonino, e che, inevitabilmente, ci riporta ai nostri giorni. In discussione viene messa l’idea stessa di “verità assoluta” che finisce col turbare un intero paese per l’arrivo del signor Ponza e della signora Frola, un genero e sua suocera che raccontano versioni diverse di una stessa storia con “protagonista” la moglie e figlia: la signora Ponza. I cittadini non sanno più a chi e a che cosa credere, ma non possono smettere d’indagare alla ricerca di una verità che, forse, non esiste. Diventa così tutto un intreccio complesso di vicende che sembrano tutte ugualmente verosimili e di cui ogni racconto dei singoli protagonisti viene ritenuto attendibile da ciascuno dei presenti nel salotto, salvo poi ricredersi a seconda di come quella storia venga raccontata dagli stessi personaggi. E’ come se i paradossi la facessero da padroni in una storia che lascia col fiato sospeso fino alla fine in colpi di scena che si susseguono uno dietro l’altro senza soluzione di continuità. Il commendatore Laudisi sembra quello che si diverte di più in questa situazione con il figlio Lamberto a guardare quanto avviene con un occhio disincantato e con un certo distacco per divenire una sorta di “arbitro” di avvenimenti che sembra non lo tocchino più di tanto avallando la posizione del padre che assiste divertito a quanto gli succede intorno.   

Così è (o mi pare) cala così il testo pirandelliano nella società contemporanea dove i media prevalgono, perché “spiare” l’altro risulta ancora più semplice grazie all’utilizzo degli strumenti tecnologici. Lo spettacolo è stato infatti pensato per essere realizzato in realtà virtuale, tramite cuffie e visori, in grado di porre lo spettatore al centro della scena tra cinema e teatro, come già detto all’inizio. Si apre così la possibilità di un’esperienza unica nel suo genere, utile alla finalità del racconto ed alla riflessione sul tema pirandelliano di cosa sia reale e cosa sia vero.