Gli archi dell’ORT protagonisti sul palco per la Pace

concertatore d'eccezione, il primo violino William Chiquito Venerdì 25 marzo, al Teatro Verdi di Firenze ore 21.00

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Gli archi dell’ORT protagonisti sul palco per la Pace: concertatore
d’eccezione, il primo violino William Chiquito
Venerdì 25 marzo, al Teatro Verdi di Firenze ore 21.00, in programma Mozart, un
inedito arrangiamento bachiano di Mario Castelnuovo-Tedesco e il celebre quartetto
“La morte e la fanciulla” di Schubert nella trascrizione di Mahler. Il concerto sarà
dedicato a dare un sostegno concreto alla vicina parrocchia ucraina che ha sede nella
Chiesa di San Michele Arcangelo dietro al teatro.
Tra i più originali della stagione, questo concerto per la pace in Ucraina, vede protagonista la compagine degli archi dell'ORT, guidata dal primo violino William Chiquito, concertatore per l’occasione della sua nuova orchestra: non sarà difficile per chi, come lui, da diverso tempo è abituato a stare alla testa di un quartetto – il Quartetto Henao, nato nel 2014 fra strumentisti di Santa Cecilia e riconosciuto miglior quartetto dell’anno nel 2019. Primo violino dell’ORT da marzo 2021, il colombiano trentatreenne, viene da Roma, dalla prestigiosa Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dove è stato violino di fila. Nato a Medellín, è cresciuto in un quartiere difficile, per fortuna sulla sua strada ha incontrato casualmente la musica, grazie ai progetti sociali di orchestre infantili e giovanili presenti in tante nazioni dell’America Latina. Il talento e la tenacia l’hanno preservato, come anche il supporto di un artista suo connazionale come Fernando Botero, lo scultore e pittore colombiano, che lo ha sostenuto con un borsa di studio alla Scuola di Musica di Fiesole, dove il talentuoso William è divenuto poi il più giovane docente della scuola. In programma arrangiamenti e trascrizioni per orchestra di archi, opere a volte dimenticate o riscoperte, ma in qualche modo parte della storia della musica cameristica. Si inizia dal Divertimento di un Mozart adolescente che – di ritorno dai suoi viaggi in Italia con il padre – compone uno dei suoi primi esperimenti nel campo del quartetto per archi, con una scrittura che è aperta anche a una orchestra da camera e rispecchia già la principale qualità del compositore adulto nel rielaborare personalmente differenti modelli culturali.
Cuore del concerto, una partitura inedita a lungo dimenticata del grande compositore fiorentino Mario Castelnuovo-Tedesco: il suo arrangiamento per archi della Partitura in si minore per violino di Johann Sebastian Bach verrà eseguito per la prima volta, dopo un'attenta revisione, condivisa dagli eredi, e realizzata dal manoscritto autografo, appositamente per l'ORT (Edizioni Curci, l’editrice che ne curerà la pubblicazione, dopo la sua esecuzione). Verrà consegnata così ai tempi moderni quest’opera mai pubblicata, dopo che fu eseguita per la prima volta in un festival bachiano a Los Angeles nel 1951, con il compositore ancora in vita. Castelnuovo-Tedesco è un autore le cui opere nel dopoguerra sono uscite dai cartelloni europei, ma che nel terzo millennio godono di una entusiastica riscoperta. Costretto a fuggire negli Stati Uniti nel 1939 a causa delle leggi razziali, proprio quando le sue opere riscuotevano consensi in tutta Europa, e la stima di musicisti come Toscanini, Heifetz, Gieseking, Segovia e Casella, fu accolto dall'industria del cinema di Hollywood per cui scrisse celebri colonne sonore fra cui ricordiamo quella per Dieci piccoli indiani di René Clair da Agatha Christie (1945). Fu anche “il maestro dei maestri”, insegnando a futuri maestri del genere, come Henry Mancini, André Previn e John Williams. Il suo catalogo conta oltre 200 numeri d’opera, musica sinfonica, cameristica e liriche vocali.
In chiusura un’altra trascrizione, firmata Gustav Mahler a fine Ottocento, di uno dei più belli e strazianti quartetti d’archi di Schubert, Quartetto in re minore D.810 meglio conosciuto come “La morte e la fanciulla”: un esplicito riferimento all’omonimo Lied per canto e pianoforte scritto dallo stesso Schubert nel 1817. Un Lied che è un dialogo con la morte, che Schubert, saputo che la sifilide da cui era affetto non gli avrebbe dato scampo, aveva stabilito in quegli ultimi suoi anni di sofferenze e angosce. Settant’anni dopo Mahler lo trascrive per orchestra d’archi, sottolineandone e rafforzandone il carattere drammatico.