Concerto di musica da camera al Ridotto dei Palchi

Domenica 10 aprile 2022 - ore 11.

707
Ph. Brescia e Amisano.

SUELA PICIRI e ESTELA SHESHI, violini

ELENA FACCANI, viola

MARTINA LOPEZ, violoncello

MARIA SEMERARO, pianoforte

FRANZ JOSEPH HAYDN

QUARTETTO PER ARCHI N. 77 IN DO MAGG.

“KAISERQUARTETT” OP. 76 N. 3

ANTON WEBERN

LANGSAMER SATZ

per quartetto d’archi

ANTONÍN DVOŘÁK

QUINTETTO IN LA MAGG. OP. 81

per archi e pianoforte

Prezzo unico: 20 euro

Info tel 72 00 37 44

 

Due quartetti per archi e ius quintetto con pianoforte, tre autori, tre epoche diverse e altrettante fasi della vita umana: ecco in estrema sintesi il concerto odierno. Il Quartetto op. 76 di Franz Joseph Haydn del 1797, il Quintetto con pianoforte op. 81 di Antonín Dvořák del 1887 e il Langsamer Satz di Anton Webern del 1905. Ovvero, due opere nate al tramonto delle rispettive epoche, e una terza sbocciata all’inizio di un’età nuova, il XX secolo da non molto concluso. Sicché i lettori mi scuseranno se nel commento mi occuperò dei brani del concerto seguendo la successione cronologica e non del programma. E le fasi della vita? Ebbene, queste nel mio discor- so seguiranno l’ordine inverso rispetto al ciclo naturale dell’esistenza: dalla vecchiaia di Haydn al- la giovinezza di Webern, ma questo lo capirete strada facendo.

Franz Joseph Haydn non sarà mai chiamato nonno perché storicamente si è meritato l’appellativo di papà (della sinfonia, del quartetto, della forma-sonata…). Ciò però non mi impedisce di afferma- re che nel 1797 egli fosse un anziano signore di 65 anni.

Il Quartetto in programma è noto come “Kaiserquartett”, per via della presenza della melodia «Gott erhalte Franz den Kaiser», composta dallo stesso Haydn quale inno ufficiale dell’impero asburgico e austro-ungarico. Nel secondo movimento l’inno viene variato quattro volte, ogni volta con impagabile raffinatezza e intelligenza nella strumentazione. L’aspetto più sorprendente, però, è che, nonostante la destinazione imperiale del tema, il vecchio Haydn non cede mai alla tentazione di scadere nella tronfia retorica così caratteristica di questo genere di musica. Nemmeno nella variazione conclusiva, nella quale anzi il tema è pervaso da una serena dolcezza. Inoltre, da persona che tanto aveva visto e vissuto, egli inserisce nel primo movimento una lunga frase in stile popola- resco, quasi a voler tracciare una linea che unisce idealmente il popolo all’imperatore. È da scelte come questa che capiamo le virtù, non solo artistiche, dell’uomo.

Dalla vecchiaia alla maturità. Quando nel 1887 Antonín Dvořák compose il Quintetto con pianoforte op. 81 oggi in programma, era un maturo signore di 46 anni pienamente consapevole del proprio credo artistico. Non più Wagner, autore presente in filigrana nelle pagine giovanili, ma Brahms; non più le avventurose escursioni armoniche debitrici del Tristano, ma il rigore formale unito ai ritmi e al fascino delle melodie proprie della sua terra. Pochi mesi prima di scrivere il nostro Quintetto, Dvořák rimise mano al suo primo e giovanile Quintetto con pianoforte op. 5, spinto probabilmente dal desiderio di migliorarlo e piegarlo al nuovo corso. Si trattò di un lavoro lungo e impegnativo ma che alla fine lo lasciò tanto insoddisfatto da spingerlo, nell’autunno successivo, a scriverne uno nuovo nella medesima tonalità. E l’operazione questa volta gli riuscì benissimo, oltretutto nel giro di poche settimane.

Il confronto fra i due Quintetti è illuminante. Se in quello giovanile c’erano i tre classici movimenti Allegro-Andante-Allegro, in quello della maturità ce ne sono quattro, due dei quali mostrano una chiara impronta popolaresca: il secondo movimento è una Dumka, un canto popolare slavo di ori- gine ucraina dall’andamento moderato e dal carattere narrativo, mentre il terzo è una Furiant, dan- za di origine ceca nota come “uomo selvaggio” per via dell’atteggiamento borioso e superbo di un ballerino maschio intento a impressionare una dama. Se poi, accanto a questi riferimenti, desidera- te anche una chiave d’ascolto per l’intero Quintetto, eccola: è un brano ricco di contrasti ritmici e dinamici uniti però da una dilagante e irresistibile vena melodica e da tanta, tanta voglia di vivere. Di Wagner, nessuna traccia.

E arriviamo così al 1905, anno in cui Anton Webern scrive il Langsamer Satz (Movimento lento per quartetto d’archi). Aveva 21 anni, studiava con Arnold Schönberg ed era perdutamente innamo- rato di sua cugina Wilhelmine Mörtl che più tardi diverrà sua moglie. Con lei, nel fatale mese di giugno di quell’anno, Anton intraprese una gita in campagna, e si sa che le gite in campagna fra due innamorati sono foriere di scoperte, conquiste e di profonde emozioni. Tornato a casa, dappri- ma annotò nel proprio diario la magia di quella gita, la notte, la pioggia e il loro vagabondare protetti da un solo mantello, poi scrisse il suo canto d’amore dando così forma al Langsamer Satz. Un brano che, alla luce dell’intima circostanza che ne determinò la nascita, possiamo intendere come un “poema sinfonico” da camera con numerosi debiti verso gran parte del tardo ‘800 tedesco. Il gioco a intarsio fra i quattro strumenti ad arco è però così fitto e raffinato da rivelare la mano del futuro protagonista di una fra le più importanti avanguardie del ‘900.

Purtroppo, il brano del giovane Webern è attraversato da una vena di malinconia. Dico purtroppo perché alla luce della serena vecchiaia di Haydn e della solare maturità di Dvořák, mi vedo costretto a concludere che, forse, fra le età dell’uomo, la meno invidiabile sia proprio la tormentata giovinezza.

Fabio Sartorelli

 

SUELA PICIRI

Nata a Tirana, è stata per dieci anni Primo violino di spalla dell’Orchestra Sinfonica del Teatro dell’Opera di Tirana. Dopo la vittoria del relativo concorso, dal settembre 2015 fa parte stabilmente dell’Orchestra del Teatro alla Scala. Collabora inoltre regolarmente come primo Violino di spalla con l’Orchestra Filarmonica Toscanini di Parma. Costantemente presente nella vita musicale del suo Paese fino al trasferimento in Italia, ha partecipato, sempre come primo violino solista, a nu- merosissime tournée dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Tirana in Francia, Italia, Grecia, Germania, Svezia, Belgio, Spagna, Svizzera.

Come solista ha interpretato alcuni dei principali concerti del repertorio per violino e orchestra di autori quali Mendelssohn, Sibelius, Dvořák, Čaikovskij, sotto la direzione di Martin Andrè, Petrika Afezolli, Ermir Krantja.

Recentemente ha interpretato le Quattro stagioni di Piazzolla con la Kiev Strings Orchestra in diverse città italiane, il Triplo Concerto di Beethoven con l’Orchestra di Padova e del Veneto, il Concerto dell’Albatro di Ghedini (accanto a Rocco Filippini e Bruno Canino) e il Concerto per violino e viola di Bruch (con Simonide Braconi, prima viola dell’Orchestra della Scala) con l’Orchestra Sinfonica della RTV Albanese, Le Muse et le Poète per violino e violoncello di Saint-Saëns con l’Orchestra Sinfonica Nazionale Greca di Atene. I suoi concerti sono regolarmente registrati e trasmessi dalla Televisione di Stato Albanese. Si è perfezionata con Pavel Vernikov e Alessandro Milani.

 

 ESTELA SHESHI

Nata a Valona (Albania) nel 1982, si diploma a pieni voti al conservatorio della sua città; trasferita- si in Italia nel 2003 ottiene il diploma italiano con il massimo dei voti presso il Conservatorio ”J. Tomadini” di Udine. Per due anni consecutivi vince una borsa di studio presso l’Università di Houston dove segue i corsi di importanti maestri statunitensi. Rientrata in Italia, ricopre il ruolo di concertino e successivamente di spalla nell’Orchestra del Friuli Venezia Giulia, trasferendosi poi a Milano dove viene ammessa all’Accademia Teatro alla Scala. Dal 2004 collabora assiduamente con l’orchestra del teatro e con la Filarmonica della Scala sotto la direzione di alcuni dei più importanti direttori, tra i quali: Prêtre, Gergiev, Mehta, Chung, Dudamel, Harding, Chailly. Nel 2010 vince il concorso per Violino di fila al Teatro alla Scala sotto la direzione di Daniel Barenboim.

 

ELENA FACCANI

Nata a Bologna nel 1976, si diploma con il massimo dei voti in violino a Milano presso il Conservatorio di Musica “G. Verdi” e in viola a Piacenza presso il Conservatorio “G. Nicolini”. Si è perfezionata con Corrado Romano, Miriam Fried, Giuliano Carmignola e Franco Gulli, ottenendo sempre borse di studio e riconoscimenti. È stata allieva di Ana Chumachenco con la quale si è diplomata presso l’Accademia “L. Perosi” di Biella con il massimo dei voti e la menzione speciale della giuria. Nel 1997 ha eseguito il Concerto per violino e orchestra di Beethoven con l’Orchestra “G. Cantelli” nella Sala Verdi di Milano e nello stesso anno ha vinto il secondo premio alla Rassegna Violinistica di Vittorio Veneto. Nel 1998 le è stata assegnata la borsa di studio “De Sono Associazione per la Musica”, grazie alla quale ha frequentato le lezioni di Francesco Manara presso l’Accademia “L. Perosi” di Biella, vincendo successivamente il terzo premio all’omonimo Concorso Internazionale. Ha inoltre ricoperto il ruolo di spalla nell’Orchestra dell’ Accademia Teatro alla Scala.

Nel 2001 ha vinto il Concorso internazionale indetto dal Teatro alla Scala e presieduto da Riccardo Muti, entrando a far parte stabilmente dell’Orchestra nella fila dei Primi violini.

Come violista solista ha recentemente eseguito la Sinfonia concertante di Mozart con l’Orchestra Regionale della Toscana. Le è stato assegnato il premio “Barbirolli” alla nona edizione del Concorso Internazionale per Viola “Lionel Tertis” (Gran Bretagna) conferito al concorrente con il più bel suono. Suona una viola Maggini costruita a Brescia nel 1610.

 

MARTINA LOPEZ

Nata nel 1988 a Firenze, si diploma con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze con A. Nannoni. A soli 19 anni vince il concorso internazionale per con- certino indetto dall’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, suonando da quel momento sotto la direzione di direttori quali Gergiev, Barenboim, Prêtre, Dudamel, Harding, Chailly e Gatti.

Si è perfezionata con D. Geringas, E. Dindo, M. Brunello e ha conseguito il Master degree presso il Mozarteum di Salisburgo con Clemens Hagen.

È stata premiata in numerosi concorsi nazionali ed internazionali, tra i quali “D. Caravita” con menzione quale miglior giovane talento e migliore violoncellista, alla Yamaha Music Foundation of Europe, al Concorso internazionale “Rovere d’Oro”, al Concorso europeo di violoncello “A. Bonucci”. Nel suo repertorio solistico spicca l’esecuzione dei due concerti di Haydn e il Concerto di Dvořák con l’Orchestra Nazionale della radio di Bucarest, il Triplo concerto di Beethoven con Franco Mezzena al violino, “Violoncelles, vibrèz!” di Giovanni Sollima al Teatro alla Scala.

Collabora in qualità di Primo violoncello con varie orchestre, tra cui l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Firenze, la Filarmonica di Torino, l’Orchestra 1813 del Teatro di Como, I Cameristi della Scala e I Virtuosi del Teatro alla Scala, con i quali ha inciso lo Stabat Mater di Boccherini con il soprano Barbara Frittoli.

È stata premiata, insieme a Mario Brunello, con il “Gonfalone d’argento della regione Toscana” per le sue doti artistiche.

 

MARIA SEMERARO

Ha studiato presso l’Accademia Pianistica “Incontri col Maestro” di Imola, dove ha conseguito il di- ploma pluriennale con Franco Scala, e al Conservatorio “G. Verdi” di Milano con Riccardo Risaliti. Si è diplomata con il massimo dei voti, lode e menzione speciale al Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, frequentando successivamente la Fondazione “R. Romanini” di Brescia con Sergio Maren- goni e l’Accademia Varesina con Roberto Plano.

Ha tenuto recital in Italia e all’estero come solista e con orchestre come l’Orchestra “A. Toscanini”, l’Orchestra di Padova e del Veneto, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, l’Orchestra Sinfonica di Mosca, la Orpheus Chamber Orchestra. Svolge con passione un’intensa attività cameristica. Si è perfezionata con Piernarciso Masi (con cui ha ottenuto il Master in Musica da Camera presso l’Accade- mia di Imola), Altenberg Trio, Enrico Dindo, Mario Brunello, Enrico Bronzi e con il Trio di Trieste. Dal 2004 ha costituito un duo stabile con il violoncellista Andrea Favalessa, dedicandosi alla riscoperta e approfondimento del repertorio più inusuale. Insieme hanno inciso l’integrale dell’opera per pianoforte e violoncello di Alfredo Casella e un CD dedicato alle figure di Ludwig Thuille e Richard Strauss, ricevendo consensi unanimi dalla critica. Ha collaborato con musicisti come Rocco Filippini, Enrico Dindo, Luca Fanfoni e il Quartetto Noferini, realizzando anche lavori discografici dedicati a Bazzini e Martucci.

Si dedica anche con interesse al ruolo di pianista collaboratore nelle classi di formazione e perfezionamento collaborando con Enrico Dindo, Davide Zaltron, Asier Polo, Antonio Meneses. Dal 2020 è pianista della masterclass di violoncello tenuta a San Ginesio da Mario Brunello organizzata dagli Amici della Musica di Ancona. Ha fondato a Milano, insieme ad Andrea Favalessa, l’Associazione Maestro Raro dedita alla didattica, con un particolare interesse nei confronti dei bambini sin dalla più tenera età, e all’organizzazione di Primavera da Camera, un festival dedicato completamente alla musica da camera.

Contemporaneamente agli studi musicali si è laureata in filosofia con il massimo dei voti e lode con una tesi sul rapporto tra la filosofia della musica di Vladimir Jankélévitch e la Sonata di Debussy per violoncello e pianoforte.