Il ricordo di Marielle Franco

Recensione di Vito Fabio

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Al teatro del Grillo di Soverato (Cz) la rappresentazione della vita di una donna trucidata per le sue idee in Brasile

E’ atteso “Cria da Maré, Marielle Franco, una donna, il potere e l’amore” per la regia di Emanuela Bianchi che verrà portato in scena  al teatro del Grillo di Soverato (Cz) da giovedì prossimo 7 aprile sino a domenica 10 aprile. Si tratta di un progetto nato da un testo poetico scritto da Anna Macrì come tributo a Marielle Franco appunto, “figlia della Marè”, attivista e consigliera comunale di Rio De Janeiro assassinata il 14 marzo 2018 mentre rientrava a casa, freddata con una raffica di 13 colpi di pistola. Il suono costante della sua vita, gli spari. Donna, nera, ragazza madre, attivista e omosessuale dichiarata, Marielle è un simbolo della lotta per i diritti degli emarginati. Marielle è “corpo politico” e “corpo emotivo” oltre la forza con la sua fragilità, le crepe. Marielle è simbolo dell’inevitabile osmosi che oltrepassa i muri e arriva alla pelle, quel luogo sottilissimo dove avviene il contatto, l’ambiente tocca noi e noi tocchiamo l’ambiente.

Concretezza “dell’eu sou porque nòs somos” ovvero: “io sono perché noi siamo”. In scena sentiamo una Rio nascosta dietro i muri colorati dal governo, nascosta alle telecamere, nascosta nell’ombra, voci autentiche controcanto all’immagine di Festa e libertà che ci affascina di questa “Città meravigliosa”, in questa Rio de Janeiro che ama l’allegria, Marielle è la voce di chi voce non ha. Marielle è osmotica, è narratrice delle storie della favela, storie di abitanti che, letteralmente, non esistono: molti di loro non hanno un documento d’identità e neanche un indirizzo, fantasmi, oggetto dei capricci dei narcotrafficanti che si contendono il controllo della zona e della milizia che vuol far rispettare l’ordine. Non c’è solo violenza, quanto l’assuefazione ad essa, la violenza come sistema di vita sociale, la perdita assoluta di discernere il bene dal male quando in gioco c’è la sopravvivenza. Marielle è l’esempio dell’evolversi della consapevolezza della propria identità afroamericana e dell’emancipazione da tutti gli stereotipi che, anche inconsapevolmente, ci nutrono. È lotta per i diritti negati. Sullo sfondo fantasmi e un muro su cui potremmo trovare un Murales o un nome, o semplicemente una finestra aperta ad immaginare un mondo migliore.

Oggi che la recrudescenza delle dittature e dei colpi di stato si agitano nel mondo, dovremmo prenderci la responsabilità dell’eredità di Marielle.