“Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” chiude la stagione di prosa al Donizetti di Bergamo

Recensione di Vito Fabio

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Lo spettacolo inizialmente previsto per fine marzo è stato rimandato per alcuni casi di covid tra gli attori

“Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, ultimo titolo della stagione di prosa della Fondazione teatro Donizetti, inizialmente previsto tra fine marzo e i primi di aprile e rimandato a causa di alcuni casi di covid tra gi attori della compagnia, va in scena al teatro Donizetti da sabato 7 a martedì 10 e, poi, giovedì 12 e venerdì 13 maggio (ore 20.30; domenica 8 ore 15.30). Commedia di Simon Stephens tratta dall’omonimo romanzo di Mark Haddon, con la  regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, lo spettacolo vedrà sul palcoscenico una compagnia intergenerazionale di dieci attori: Daniele Fedeli, talentuoso attore di 24 anni protagonista di un grande exploit nei panni di Cristopher, Elena Russo Arman (Siobhan), Davide Lorino (Ed), Ginestra Paladino (Judy), Corinna Agustoni (Vicina del N.40, Voce 5, Signora in strada, Addetta alle informazioni, Ragazza punk), Cristina Crippa (Mrs Alexander, Donna elegante, Voce 6), Marco Bonadei (Poliziotto 1, Mr Thompson, Voce 3, Ubriaco 2, Uomo con i calzettoni, Uomo al telefono, Vigile di Londra, Poliziotto di Londra), Alessandro Mor (Roger, Sergente in servizio; Voce 2, Mr Wise, Uomo alla cassa, Ubriaco 1), Nicola Stravalaci (Reverendo Peters, Rhodri, Zio Terry, Voce 4, Guardia in stazione), Debora Zuin, per le recite del 7 e 8 maggio,  e Cinzia Spanò, per le repliche successive (Mrs Shears, Mrs Gascoyne, Voce 1, Signora in treno, Donna A Heat, Negoziante). Scene di Andrea Taddei. Costumi di Ferdinando Bruni. Musiche originali di Teho Teardo. Video di Francesco Frongia. Disegni di Ferdinando Bruni. Movimenti scenici di Riccardo Olivier e Chiara Ameglio di Fattoria Vittadini. Luci di Nando Frigerio. Maschere di Saverio Assumma. Coproduzione Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Torino con il contributo di Next. 

Con il suo romanzo “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, Mark Haddon è riuscito in un’impresa eccezionale: ha dominato le classifiche mondiali raccontando, come in un giallo, le peripezie di un adolescente autistico (un adolescente Asperger, per la precisione) alle prese con la più grande sfida della sua vita. Merito di «una scrittura seria eppure divertente – come ha sottolineato Ian McEwan – che possiede il raro dono dell’empatia». E la forza di questa splendida storia non si è esaurita nelle pagine del libro, ma si è propagata in palcoscenico con l’intelligente riscrittura di Simon Stephens: il suo testo ha ottenuto a Londra un eccezionale successo di pubblico e ha vinto nel 2013 sette Laurence Olivier Awards (tra cui migliore opera teatrale) per poi trasferirsi a New York dove ha vinto quattro Tony Awards.

Un successo che Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani hanno saputo rinnovare sulle scene italiane con scelte registiche lontane da quelle iper-tecnologiche dell’edizione inglese, ma capaci di esaltare la qualità della scrittura, il suo ritmo, la polifonia dei personaggi e il lavoro attorale. I registi del Teatro dell’Elfo hanno costruito uno spettacolo – debuttato nel dicembre 2018 – nel quale dialogano, con grande armonia, i più diversi linguaggi teatrali. Le scene di Andrea Taddei, come grandi pagine di un quaderno, si animano dei video di Francesco Frongia e dei disegni dello stesso Ferdinando Bruni; i movimenti scenici di Riccardo Olivier e Chiara Ameglio orchestrano la moltitudine di buffi e inquietanti personaggi che popolano il mondo del protagonista, mentre le musiche originali di Teho Teardo sembrano amplificare la sua emotività.

La commedia segue fedelmente la trama dell’originale: il quindicenne Christopher decide di indagare sulla morte di Wellington, il cane della vicina. Capisce subito di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, sapeva risolvere; perciò, incomincia a scrivere un libro mettendo insieme gli indizi del caso dal suo punto di vista. E il suo punto di vista è davvero speciale. Perché Christopher ha un disturbo dello spettro autistico che rende complicato il suo rapporto con il mondo. Odia essere toccato, odia il giallo e il marrone, si arrabbia se i mobili di casa vengono spostati, non riesce a interpretare l’espressione del viso degli altri… Scrivendo il suo libro, Christopher inizia a far luce su un mistero ben più importante di quello del cane barbone. Come è morta sua madre? Perché suo padre non vuole che lui faccia troppe domande ai vicini?