Elvira

18 febbraio 2017 - 19:00

Firenze

Dal 18 febbraio al 12 marzo, in esclusiva regionale, Toni Servillo porta in scena Elvira al Teatro Niccolini di Firenze. Lo spettacolo, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano e Teatri Uniti, nuovamente insieme dopo gli straordinari successi, anche internazionali, di Trilogia della villeggiatura e Le voci di dentro, rimane in scena nella sala di via Ricasoli per quasi un mese.
Un apologo del teatro, del mestiere dell’attore e della sua missione civile, con il solo sostegno del corpo, della voce e della presenza degli attori, che svelano le alte parole, le sofferte meditazioni e il severo rigore di un maestro del teatro come il francese Louis Jouvet. Perché il pubblico conosca la fatica, il dolore, la tensione che si provano affrontando il palcoscenico, in definitiva la segreta realtà di questi sempre imperfetti messaggeri di poesia e verità.
Al Teatro Niccolini di Firenze, da sabato 18 febbraio a domenica 12 marzo, Toni Servillo presenta in esclusiva regionale Elvira da Elvire Jouvet 40 in cui Brigitte Jacques trascrisse le Sette lezioni di Louis Jouvet a Claudia sulla seconda scena di Elvira nell’atto IV del “Don Giovanni” di Molière tenute nel da febbraio a settembre 1940: un faccia a faccia tra il maestro e una sua allieva, Claudia, chiamata a recitare l’intenso e difficile ruolo di Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière, il momento in cui la donna cerca la salvezza per il suo antico amante. L’attore e regista napoletano, accompagnato sul palco dai giovani Petra Valentini (Claudia/Elvira), Francesco Marino (Octave/Don Giovanni) e Davide Cirri (Lèon/Sganarello), interpreta Louis Jouvet. Il testo, caro alla storia del Piccolo Teatro di Milano, che produce lo spettacolo insieme a Teatri Uniti, fu messo in scena da Giorgio Strehler con Giulia Lazzarini nella stagione 1986/87 con il titolo Elvira, o la passione teatrale.
“Elvira porta il pubblico all’interno di un teatro chiuso, quasi a spiare tra platea e proscenio, con un maestro e un’allieva impegnati – afferma Toni Servillo – in un particolare momento di una vera e propria fenomenologia della creazione del personaggio. Un’altra occasione felice, offerta dalle prove quotidiane del monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière, consiste nell’opportunità di assistere a una relazione maieutica che si trasforma in scambio dialettico, perché il personaggio è per entrambi un territorio sconosciuto nel quale si avventurano spinti dalla necessità ossessiva della scoperta”.
Siamo quindi di fronte a un’occasione importante per dimostrare, soprattutto ai giovani, la nobiltà del mestiere di recitare, che rischia di essere svilito in questi tempi confusi. Elvira avvolge lo spettatore in un silenzio pervasivo in cui fa risuonare le parole, messe in luce dall’incisiva traduzione di Giuseppe Montesano e scandite da una cronologia precisa che fa susseguire le date delle lezioni, in cui si affrontano il maestro-regista e l’allieva, Jouvet-personaggio e Claudia, nella finzione, ma anche Jouvet e Paula Dehelly, questo il nome reale di Claudia, nella dimensione storica. Ed è nella storia e nella vita che sconfina il teatro, campo d’azione che non si limita al palcoscenico, ma lo travalica per entrare in platea, luogo del regista, in fase di creazione sulla materia viva dell’attore, e del pubblico, anch’esso, in qualche misura, regista e giudice dell’attore. Un pubblico in grado di intuire se l’interprete è capace di accedere alla ribalta, di spingersi oltre la linea di confine, oltre il recinto dell’esecuzione costruita unicamente sulla tecnica.
“Louis Jouvet formula a proposito dell’attore la famosa distinzione comédien/acteur – interviene Toni Servillo – e dice precisamente: “il comédien è, per così dire, il mandatario del personaggio, mentre l’acteur delega se stesso personalmente. Il comédien esiste grazie allo sforzo, alla disciplina interiore, a una regola di vita dei suoi pensieri, del suo corpo. Il suo lavoro si basa su una modestia particolare, un annullarsi di cui l’acteur non ha bisogno”. Trovo il complesso delle riflessioni di Jouvet particolarmente valido oggi per parlare soprattutto ai giovani del mestiere d’attore”.
Le parole di Jouvet, raccolte dalla Jaques, hanno una forza dirompente, una dignità tale da fissarsi nella mente di chi le ascolta, lasciando meravigliati e commossi. Concorrono a assecondare l’energia dello spettacolo i costumi di Ortensia De Francesco e le luci di Pasquale Mari, presenze distintive, ma discrete e silenti, al solo fine di sottolineare gli insegnamenti di Jouvet sui corpi di chi recita e di chi osserva. I tre giovani ragazzi, sempre solidali tra loro, anche nei momenti di sconforto di Claudia che avverte se stessa come inadatta al personaggio, ascoltano con vigile attenzione il severo, ironico, tanto puntuale quanto appassionato maestro, pronto a confidare e consegnare a loro i suoi segreti. Non c’è morale assoluta, non c’è severità nozionistica, ognuno impara dall’altro, e in una sincera trasmissione di idee e di affetti è anche Jouvet che talvolta va incontro alla sua allieva.
Poi, di nuovo, la vita irrompe in teatro. La Seconda Guerra Mondiale con i suoi bombardamenti (il suono è di Daghi Rondanini) fa eco in teatro, nella sala dell’accademia parigina dove sono in corso le lezioni, costringendo Claudia ad allontanarsi dalla città, in quanto ebrea, e facendo maturare in Louis Jouvet l’idea di partire volontario in esilio, per non incorrere nella censura nazista e nelle brutture della guerra. Ma il seme del futuro è già stato gettato nella vitale trasmissione di sapere fra le generazioni.
Elvire Jouvet 40 è un vero e proprio testo di poetica, apologo del teatro, del mestiere dell’attore e della sua missione civile. A partire dal 1939, Louis Jouvet fece stenografare le sue lezioni di teatro. Il film si compone di sette di quelle lezioni impartite all’attrice Claudia sul personaggio di Elvira nella scena sesta dell’atto quarto Don Giovanni di Molière. Donna Elvira è la sposa abbandonata di Don Giovanni. Nell’opera di Molière Elvira viene a trovare Don Giovanni due volte. La prima volta arriva dopo un lungo viaggio di ricerca cogliendo Don Giovanni di sorpresa per chiedergli giustificazioni. La seconda volta invece torna da lui scappando dal convento a cui era destinata (all’epoca di Molière purtroppo molte donne di buona famiglia erano destinate al convento) per salvare Don Giovanni dall’abisso in cui sta precipitando. Potrebbero essere due momenti scenici di ovvia semplicità ed invece Molière con le sue meravigliose parole da al personaggio di Elvira una grande espressività poetica, lirica ed un’estremizzazione delle emozioni. Una semplice richiesta di giustificazioni a Don Giovanni diventa un fiume di parole per colmare il silenzio spietato di lui. Elvira si scinde in due, ovvero, si divide tra la speranza e l’illusione che lui possa essere ancora quello che lei ha conosciuto e sempre desiderato e la consapevolezza che lui sia invece l’uomo cinico e crudele che ha già dimenticato il loro rapporto per dedicarsi ad una nuova conquista. La presa di coscienza di Elvira e un coraggioso masochismo nel volerlo affrontare spingerà Don Giovanni a parlare e, una volta rivelato il Mostro, lei lo maledirà. Nella seconda scena, Elvira torna da lui completamente diversa, quasi capovolta, al limite della follia. Torna per avvertirlo di un grave pericolo, per salvarlo ma anche perché lo desidera ardentemente. Molière esprime un messaggio emotivo di rara intensità, in cui Elvira è dilaniata tra l’esaltazione dell’amore di Dio e quella di Don Giovanni. Elvira va al di là di se stessa per amore.
Date evento:

Sabato 18 Febbraio 2017 , ore 19.00

Domenica 19 Febbraio 2017 , ore 16.45

Da Martedì 21 a Venerdì 24 Febbraio 2017 , ore 21.00

Sabato 25 Febbraio 2017, ore 19.00

Domenica 26 Febbraio 2017 , ore 16.45

Da Martedì 28 Febbraio a Venerdì 03 Marzo 2017 , ore 21.00

Sabato 04 Marzo 2017, ore 19.00

Domenica 05 Marzo 2017 , ore 16.45

Da Martedì 07 Marzo 2017 a Venerdì 10 Marzo 2017 , ore 21.00

Sabato 11 Marzo 2017 , ore 19.00

Domenica 12 Marzo 2017, ore 16.45

Durata Spettacolo : 1h e 15 minuti, atto unico.