Un arcobaleno tra i Secoli

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fotoRegia di Salvatore Poleo

Musiche di Marco Clerici

Coreografie di Francesca Melito

con la partecipazione di:

Matteo Canna, Marco Cattaneo, Roberto Conti,

Marta Furini, Manuel Izzi, Chiara Manazza

Marzia Lino, Federica Murrone, Cristina Pagliarin

Gabriele Varese, Laura Visini, Pietro Zorzoli

Davide Pezzoli, Andrea Bocca Corsico Piccolino

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Una gioiosa conclusione per i festeggiamenti del patrono di Vigevano, il Beato Matteo Carreri, ha rallegrato tra momenti di riflessioni, canti, danze, spiritualità, la serata di lunedì nella prestigiosa cornice del Civico Teatro Cagnoni alla presenza di S.E. il Vescovo Maurizio Gervasoni e di Monsignor Emilio Pastormerlo ad opera dei giovani appartenenti al gruppo teatrale OFTAL in collaborazione con la Parrocchia di S. Cristoforo in S. Pietro Martire e l’Associazione Sforzinda.

In scena l’applaudito allestimento dell’inedita commedia musicale, dedicata alla vita del Beato Patrono, racchiusa nell’emblematico titolo “Un Arcobaleno tra i Secoli”. Una prima assoluta, con l’attenta e misurata regia di Salvatore Poleo, le coinvolgenti e orecchiabili musiche del brillante Marco Clerici e le coreografie in stile rinascimentale di Francesca Melito.

Gian Francesco Carreri, della nobilissima famiglia Carreri (cambiò il suo nome di battesimo in Matteo), va annoverato tra i religiosi che si prodigarono per la salute delle anime e per la riforma dell’Ordine. Nato a Mantova nel 1420, morì a Vigevano il 5 ottobre del 1470. Entrò a 20 anni nel convento della nativa Mantova. Si rese celebre per la sua fervente predicazione, il cui tema centrale era la Passione di Gesù. La sua voce appassionata risuonò in Lombardia, Toscana, Liguria e Veneto, ottenendo la conversione di innumerevoli peccatori e guidando sulla via della perfezione molte anime. La sua carità fu tale che egli si offrì in schiavitù al posto di una giovane donna. A Vigevano dove era giunto per predicare, ricevette il premio del suo apostolato: l’incontro definitivo con Cristo.

Il musical diviso in scene autonome ma ben legate dai motivi musicali ha avuto il pregio di portare in luce il cammino spirituale del domenicano Beato Matteo in una rappresentazione la quale ha consentito una doppia lettura dello spettacolo, con l’azione che si è sviluppata su due piani e ha attraversato i secoli intersecandoli all’attualità. Da Mantova a Vigevano, dal Quattrocento ai giorni nostri con un sottile ma ben robusto cordone ombelicale il quale ci ha uniti ancor di più alla figura del frate, tanto amato e venerato nell’urna cittadina, lasciandoci intendere che egli è sempre al nostro fianco e il suo messaggio è quanto mai attuale e ricco come esempio di virtù, rettitudine ed etica morale.

Tutti i giovani interpreti hanno artisticamente infuso capacità e poliedricità, voci ben impostate, costumi d’epoca di grande effetto scenico e splendida fattura con un allestimento teso ad esaltare l’interiorità della storia attraverso attimi di commozione alternati alla mistica gioia dell’armonia dell’uomo, della nascita, della famiglia, della vocazione e dei veri valori che sono alla base di una vita cristiana ed ecclesiastica. I giovani interpreti hanno dato sfoggio, oltre al canto e alla recitazione, ad interessanti coreografie che ci hanno riportato alle Corti italiane e nel nostro caso a quella Ducale di Vigevano, le quali affondano le radici nei movimenti danzati tipici dell’epoca come il saltarello, il trotto, la carola, la farandola: una perfetta ricostruzione delle affascinanti movenze delle danze in voga nel ‘400, restituendo immagini e liriche a testimonianza della vita sociale al tempo del Beato Matteo.

Melodie di grande suggestione a cura del compositore Marco Clerici (anche interprete) a sottolineare i momenti più salienti dalla tentazione del male fino alla vittoria del bene con la supervisione registica di Salvatore Poleo che ha intuito la via giusta per condurci alla festosa conclusione per godere delle gioie terrene con un occhio rivolto all’Arcobaleno dei sentimenti.

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