Jader Bignamini in concerto

Il 24, 25 e 27 novembre all'Auditorium di Milano

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Foto di Paolo Dalprato
Foto di Paolo Dalprato

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Violoncello Maximilian Hornung

Direttore Jader Bignamini

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Dvořák, Smetana e il sapore dell’Est. Un programma immaginifico, di forte impatto emotivo, tutto all’insegna dei due grandi compositori cechi, vedrà il ritorno di Jader Bignamini alla guida de laVerdi, dopo il successo del Requiem verdiano.

Triplice appuntamento giovedì 24 (ore 20.30), venerdì 25 (ore 20.00) e domenica 27 novembre (ore 16.00), all’Auditorium di Milano, con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi impegnata nell’esecuzione di Danze Slave (op. 46: n. 1/3/5/7; op. 72: n. 2/7) di Antonín Dvořák e La Moldava di Bedřich Smetana.

Sul palco di largo Mahler anche il violoncello solista del tedesco Maximilian Hornung, protagonista del Concerto per violoncello e orchestra in Si minore di Dvořák, al debutto con laVerdi.

Lasciamo la parola a Jader Bignamini, che ci introduce all’ascolto:

Il binomio Dvořák-Smetana ci regala appieno il carattere e il colore della musica ceca, espressi compiutamente, quasi fisicamente direi, ne La Moldava e nelle Danze. Il Concerto va più visto infatti come una sinfonia con il violoncello obbligato, dove la parte dell’orchestra è molto più importante di quella abitualmente sostenuta in un concerto, e diventa dialogante, prima ancora che accompagnatrice; il secondo movimento, in particolare, evidenzia al meglio le caratteristiche baritonali del suono del violoncello.

Per quanto riguarda le Danze, Dvořák ne ha composte 16, divise in 2 suite: le prime composizioni che gli hanno dato universale notorietà. “Interessante notare che lui le scrisse per pianoforte; fu l’editore a chiedergli di orchestrarle, cosa che gli ha garantito poi l’exploit. I temi sono tutti originali, frutto della fantasia e dell’invenzione dell’autore, che tuttavia mantiene costante la struttura delle danze tradizionali slave. La scelta dei brani è stata fatta al fine di consentire allo spettatore di cogliere la differenza dell’orchestrazione tra prima e seconda serie: la seconda più raffinata e più matura, laddove nella prima si sente il genio inventivo ma non ancora la ricerca raffinata, propria della seconda.

La Moldava è pezzo strepitoso: è uno dei 6 poemi sinfonici che fa parte de La mia Patria di Smetana: musica prettamente descrittiva – con la descrizione del fiume e della vita lungo il suo corso – che mantiene sempre questo ritmo incalzante, che non frena mai, così com’è il corso dell’acqua, lungo il quale si alternano varie figure, dalla caccia ei balli; sapiente orchestrazione di una impressiva tavolozza dinamica”.

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(Biglietti: euro 35,00/15,00; Info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler; orari apertura: mar/dom, ore 14.30/ 19.00. Tel. 02.83389401/2/3, www.laverdi.org).

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Programma

Bedřich Smetana e Antonín Dvořák rappresentano i due poli fondamentali della scuola nazionale ceca, tendenza musicale che si diffonde intorno alla metà dell’Ottocento.

Di Smetana viene eseguita La Moldava, descrizione musicale del fiume nazionale boemo, che brilla come una gemma nel ciclo di sei poemi sinfonici La mia patria, composti tra il 1874 e il 1879. L’influenza di Smetana sui musicisti cechi è da subito immensa. Chi meglio la coglie è proprio Antonín Dvořák, che ne fa il filo conduttore, in particolare nella sua produzione sinfonica.

Per dare una base originale, appunto nazional-popolare, al suo linguaggio di matrice romantico-tedesca, Dvořák punta le sue prime carte orchestrali sulle note etniche. La prima serie di Danze slave op. 46 nasce nel 1878 ed è subito apprezzata da Brahms. Una seconda serie di Danze slave op. 72 è datata 1886 e irrobustisce un linguaggio messo a punto nelle sinfonie maggiori. Il Concerto per violoncello risale invece all’ultimo periodo del suo soggiorno americano. L’impianto del Concerto è “classico”, ma è rivissuto da Dvořák attraverso la sua sensibilità slava e il ricordo della propria terra che il soggiorno americano aveva acuito, grazie anche alla frequentazione di comunità di emigrati boemi presenti in alcuni stati americani.

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Biografie

Jader Bignamini, direttore. Scelto nel 1998 da Riccardo Chailly come clarinetto piccolo dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, inizia il suo percorso all’interno dell’Istituzione che lo vedrà passare dalle file dell’orchestra al podio, fino ad essere nominato nel 2010 Direttore Assistente e dal 2012 Direttore Associato. Nato a Crema, dopo gli studi al Conservatorio di Piacenza inizia giovanissimo a collaborare, anche come solista, con diverse orchestre e avvia contemporaneamente l’attività di direttore con gruppi da camera, orchestre sinfoniche e di enti lirici. Nell’autunno 2012 partecipa per il secondo anno consecutivo al Festival MiTo con la Messe Solennelle di Berlioz. Prosegue inoltre la sua intensa collaborazione con laVerdi dove dirige, oltre a quello inaugurale, svariati concerti con programmi lirici e sinfonici (Brahms, Cajkovskij, Glinka, Musorgskij, Prokofiev, Ravel, Respighi, Rimsky-Korsakov, Paganini, Piazzolla, Stravinskij, Vivaldi), sia a Milano che nella tournée in Russia (Cajkovskij Hall a Mosca e Glinka Philarmonic Hall a San Pietroburgo), collaborando con solisti quali Karen Gomyo, Francesca Dego, Natasha Korsakova, Kolya Blacher e Lylia Zilberstein. Seguono i debutti sinfonici in Giappone alla Biwako Hall di Otsu, in Brasile al Teatro Municipal di Sao Paulo, a Palermo con l’Orchestra Sinfonica Siciliana e a Firenze col Maggio Musicale. Inaugura poi il XXXIX Festival della Valle d’Itria con Crispino e la Comare, la XX Stagione Sinfonica de laVerdi con un programma verdiano e il Festival Verdi 2013 a Parma con Simon Boccanegra, a seguito del quale gli viene offerto dal Teatro Regio un invito triennale per il Festival.

Tra gli impegni recenti, oltre ai numerosi appuntamenti sinfonici con laVerdi, tra i quali il verdiano Requiem, ricordiamo i Carmina Burana con la Filarmonica del Comunale di Bologna, La bohème al Municipal di Sao Paulo e al Teatro la Fenice di Venezia, L’elisir d’amore ad Ancona, Tosca al Comunale di Bologna, La forza del destino al Festival Verdi di Parma e La bohème al Filarmonico di Verona.

Il 2015 lo ha visto protagonista di felici debutti come Cavalleria rusticana e L’amor brujo al Teatro Filarmonico di Verona, Aida al Teatro dell’Opera di Roma, Madama Butterfly al Teatro la Fenice di Venezia oltre al debutto americano con Rigoletto al Festival di Santa Fe in New Mexico, dove tornerà nel 2018 per una nuova produzione di Madama Butterfly.

Reduce del successo americano ha quindi diretto un concerto al Teatro alla Scala di Milano con laVerdi per poi inaugurare anche la stagione autunnale all’ Auditorium di Milano con una serie di concerti sinfonici, la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi e un gala lirico sinfonico al Musikverein di Graz con il soprano Anna Netrebko.

Il 2016 l’ha già visto protagonista a Francoforte per Oberto, conte di San Bonifacio, in tournée in Korea e Giappone per una serie di concerti con Anna Netrebko, a Tokyo con per una produzione di Andrea Chenier e al Teatro dell’Opera di Roma con un nuovo allestimento di Traviata con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino.

I debutti del 2016: all’Arena di Verona per la produzione di Traviata nel cartellone estivo, al Rossini Opera Festival con Ciro in Babilonia per la regia di Davide Livermore, a Palermo con Madama Butterfly e al Bolshoi a Mosca con Manon Lescaut di Puccini con Anna Netrebko e Yusif Eyvazov, oltre a Colonia e Amburgo per concerti.

Nel 2017 debutterà poi ne Il trovatore al Teatro dell’Opera di Roma e Francoforte e, sempre nel 2017, è atteso al Metropolitan di New York.

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Maximilian Hornung, violoncello. Musicalità penetrante, esatta percezione dello stile, sorprendente maturità interpretativa: queste le qualità che il giovane violoncellista Maximilian Hornung, vincitore nel 2005 del German Music Council’s Competition, sta portando come un fulmine sulla scena internazionale. Nel 2011 il suo primo cd edito dalla Sony è premiato con l’ECHO Klassik come miglior giovane interprete e l’anno successivo la sua registrazione del concerto di Dvorak con la Bamberg Symphony e la direzione di Sebastian Tewinkel riceve un secondo ECHO Klassik come miglior registrazione di un’opera per violoncello e orchestra. Nell’Agosto del 2014 l’artista ha debuttato al Festival di Salisburgo con la Philarmonia Orchestra e la direzione di Esa- Pekka Salonen e realizzato due cd, uno dedicato a Richard Strauss con la Bavarian Radio Symphony Orchestra e Bernard Haiting e il secondo con i concerti per violoncello di Haydn e il direttore Antonello Manacorda per Sony Classical.

È ospite abituale di rinomate orchestre quali la Tonhalle di Zurigo, la Filarmonica Ceca, la Sinfonica di Vienna, la Bavarian Radio Symphony Orchestra e la Bamberg Symphony, con la direzione di direttori quali Daniel Harding, Jiří Bělohlávek, Heinrich Schiff, Yakov Kreizberg, Krzysztof Urbánski, Robin Ticciati, Bernard Haitink, Manfred Honeck, Semyon Bychko. Molti Festival lo hanno avuto come ospite: Schleswig-Holstein, Mecklenburg-Vorpommern, Rheingau, Lucerna, Verbier, Ravinia, Hong Kong; di grande pregio le sale dove si è esibito: Filarmonica di Berlino, di Colonia e Essen, Konzerthaus di Vienna, Concertgebouw di Amsterdam e Wigmore Hall di Londra. Nel corso della stagione 2015/16 ha interpretato il Doppio concerto di Brahms con la violinista Anne-Sophie Mutter e la Bavarian Radio Symphony diretto da Mariss Jansons, con Lisa Batiashvili e la London Philarmonic e la direzione di Yannick Nézét- Séguin. Ha collaborato anche con il Quartetto Arcanto a Monaco.

Gli appuntamenti più significati della stagione 2016/17 lo vedranno ospite della Pittsburgh Symphony Orchestra assieme al direttore David Zinman, dell’Orchestra Verdi di Milano con Jader Bignamini, della NDR Radiophilarmonie di Hannover e Andrew Manze nel doppio concerto di Brahms con la violinista Antje Weithaas e con l’Orchestra della Svizzera Italiana e Nicholas Collon. L’interprete sarà artista in residenza della Neubrandenburg Philarmonic.

Maximilian Hornung è nato ad Augsburg nel 1986, iniziando lo studio del violoncello a otto anni e perfezionandolo in momenti successivi con Eldar Issakadze, Thomas Grossenbacher e David Geringas. Come violoncellista del Trio Tecchler, nel quale ha suonato fino al 2011, ha vinto il primo premio al Concorso ARD nel 2007. All’età di soli 23 anni ha ricoperto il ruolo di primo violoncello della Bavarian Radio Symphony Orchestra, conservandolo fino al 2013. Dal 2010 ha un esclusivo contratto con Sony Classical, ma ha inciso anche con le etichette Genuin, Bridge Records, CC ClassicClips e CPO. L’interprete gode del sostegno della Fondazione Anne-Sophie Mutter e del Borletti-Buitoni Trust di Londra.

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Giovedì 24, venerdì 25 e domenica 27 novembre

Auditorium di Milano, largo Mahler

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