Il pomo della discordia

Andato in scena al Teatro Verdi di Salerno il 17 e 18 febbraio 2018

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scritto e diretto da Carlo Buccirosso

con Carlo Buccirosso e Maria Nazionale

e con Monica Assante di Tatisso (Adelina la cameriera), Giordano Bassetti (Achille), Claudiafederica Petrella (Francesca, sorella di Achille), Elvira Zingone (Sara, prima fidanzata di Achille), Matteo Tugnoli (Cristian, il fidanzato di Achille che da tre anni frequenta casa Tramontano fingendosi il fidanzato di Francesca), Mauro de Palma (l’estroso amico trasformista Manuel), Peppe Miale (l’architetto Oscar D’Ambrosio, vicino di casa), Fiorella Zullo (Marianna Formisano, psicologa amica di Angela) e Gino Monteleone (l’avv. Zambrano, padre di Sara).

luci Francesco Adinolfi

scene Gilda Cerullo e Renato Lori

costumi Zaira de Vincentiis

musiche Sal Da Vinci

produzione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

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All’apertura del sipario una scenografia imponente firmata da Gilda Cerullo e Renato Lori ci introduce nell’elegante salotto di casa Tramontano, curato fino al più piccolo particolare, anzi ci accoglie in terrazza, separata da un velatino, dove si nascondono gli amici con Francesca che ha organizzato una festa a sorpresa per il fratello Achille, in occasione del suo trentesimo compleanno. Le luci sapientemente disegnate da Francesco Adinolfi valorizzano i costumi firmati da Zaira de Vincentiis che i personaggi indossano, cambiandoli frequentemente col progressivo trascorrere delle ore prima e dei giorni dopo. Sul fondo si intravede una scala che conduce al piano superiore e contribuisce non poco a movimentare il gioco scenico.

Il fraseggio iniziale colorito e infarcito di vivaci parolacce, che si scambiano amichevolmente i giovani, presenta con leggerezza la contemporaneità della vicenda.

Un Carlo Buccirosso in splendida forma è l’autore, interprete e regista dello spettacolo in due atti che prende spunto dal famoso pomo di mitologica memoria per affrontare lo spinoso problema dell’omofobia.

*La storia di Eris, dea della discordia, che creava dissapori e contrasti tra tutti i presenti a un banchetto al quale non era stata invitata, diventa la metafora della festa di compleanno organizzata a sorpresa per Achille Tramontano, all’insaputa del padre Nicola perché questi finge di non sapere dell’omosessualità del figlio e fatica ad accettarne la scelta di sessualità.*

Tema di grande attualità. Gusti sessuali e relative scelte più o meno dichiarate e accettate oppure rifiutate e pervicacemente osteggiate ricamano la trama dello spettacolo “Il pomo della discordia” presentato nella stagione di prosa del Teatro Verdi di Salerno sabato 17 e domenica 18 febbraio scorso.

I momenti di riflessione, di discussione, di litigi e chiarimenti si alternano all’euforica esplosione allegra e confusionaria della festa bruscamente interrotta dall’arrivo del notaio, padre di Achille, in palese contrasto con la sua scelta…

Carlo Buccirosso, novello Eris, dea della discordia, si trova al centro della questione, chiuso nel suo schematico ordine sociale e bersaglio degli altri personaggi della storia che lo accusano di omofobia, termine questo che Nicola, il suo personaggio, rifiuta categoricamente dimostrando di non conoscerne esattamente il significato.

«A capo di una normale famiglia benestante, il mio personaggio Nicola – spiega Buccirosso – è rammaricato dei gusti sessuali del figlio e, non riuscendo ad accettare la situazione, si inalbera, trovandosi così solo contro tutti, a partire dalla moglie Angela che difende a spada tratta Achille. Con questa storia volevo dimostrare come può essere umana la paura di un padre: anche io potrei reagire come lui, senza per questo essere omofobo».

Carlo Buccirosso, accolto con un grande applauso d’entrata, si dimostra ancora una volta all’altezza delle aspettative del pubblico. Con passo felpato ma incisivo calca le tavole del palcoscenico, timido istrione che non graffia ma quasi sussurra fra sé le battute soffiandole nell’aria che si gonfia intorno a lui, creando una corrente di puro divertimento.

La sua presenza fa la differenza, riempie la scena con la sua pacata ironia e il tono di voce unico e inconfondibile. La sua innata vis comica ricorda a tratti la genialità attoriale di Peppino De Filippo.

Nel ruolo di Angela, la moglie, una disinvolta Maria Nazionale, ovviamente più a suo agio nei momenti di canto, che provvidamente Buccirosso ha ritagliato per lei nello sviluppo della storia. Il pubblico, emozionato e commosso, a gran voce le ha gridato: ”Brava!” regalandole applausi scroscianti.

Nel duetto finale sulle musiche di Sal Da Vinci, i due protagonisti ritrovano l’intesa sospesa e quasi perduta nell’intenso abbraccio che chiama l’applauso.

Ben affiatati gli attori dell’intero cast, con la partecipazione di Gino Monteleone, che si fa notare per la sua voce impostata e profonda.

Come autore si è ben districato in un labirinto di problematiche attuali, come interprete ha brillato sulla scena ed anche in veste di regista Carlo Buccirosso è riuscito a confezionare una commedia dinamica e brillante, e mostrando di conoscere bene i gusti del pubblico, ha inserito momenti di spettacolarità a presa rapida. Tutta la sequenza della festa è uno scoppiettante susseguirsi di “numeri di danza e di canto” con svolazzi di costumi eccentrici e guizzi di confessioni a cuore aperto che trasmettono alla platea scosse empatiche di adrenalina.

Il pubblico ha seguito con interesse e divertimento applaudendo durante tutto lo spettacolo durato circa tre ore.

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