Michelangelo Merisi, ai più noto come il Caravaggio

…senza maestri, senza precetti: l’eredità di un uomo…

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[Michelangelo Merisi]

Si dice che quando un uomo nasce, nasca con esso il suo destino: gli antichi babilonesi lo ricercavano nelle stelle e nelle simmetrie che il cielo creava al di sopra del luogo di nascita, i latini affermavano nomen omen, un nome un destino, e più avanti anche autori dal calibro di Jung sarebbero stati d’accordo nel dire che la scintilla della nascita non è per nulla casuale, e anzi si presenta come un big bang ordinato dal quale fuoriesce l’intera esistenza.

Ci sono bambini che nascono sotto una buona stella e altri che scelgono l’irrequietezza, l’ombra, la profondità del genio… Michelangelo Merisi sicuramente apparteneva alla seconda categoria…

Famoso ai più per la sua sublime ritrattistica e sorprendente capacità di ritrarre il vero, viene accolto a soli 13 anni nella bottega dell’artista manierista Simone Perterzano. Il numero della sua età non è casuale, infatti lo ritroviamo nella M, iniziale del suo nome e del suo cognome, che nella Numerologia esoterica rappresenta proprio il 13… questa frequenza sarà fortemente presente nella vita dell’artista che in più occasioni lo ritroverà. Il 13 è un numero molto dinamico, sovversivo nella sua essenza, rivoluzionario nella sua presenza; è il numero della trasformazione che quando non è ben equilibrata diviene violenza dirompente, rossore passionale, morte improvvisa. Ricordiamo il soprannome di “pittore maledetto”, dato al Caravaggio, conosciuto per i suoi attacchi d’ira e per risse da lui causate, risse che proprio nel 1606, anno 13, lo porteranno all’uccisione di un uomo, Ranuccio Tommasoni.

[Michelangelo Merisi, Ecce Homo, 1605]

Al di là del 13, il cambio del nome in Caravaggio risultò determinante per il successo che riuscì ad ottenere nei secoli successivi. Tra le lettere del suo Nome, i numeri dell’Arte: 30 e 48, i cui significati ci parlano di creazione; di strutture ordinate quali quelle presenti nelle geometrie perfette dei suoi quadri; di profondità emozionale visibilmente palese nella scelta dei colori, delle ombreggiature, dei chiaroscuri con i quali Caravaggio riempì di passione le sue tele e non solo… Il terzo numero presente nel suo nome, e non per importanza, è il 18, un sospiro nell’orecchio della Luna, una frequenza molto femminile e di difficile gestione per un uomo che con essa si ritrova naufrago nella marea emozionale della vita; il 18 rende passionali, irruenti, viscerali fino alla follia (se in disequilibrio rispetto agli altri numeri) e, unito all’11 del suo nome di battesimo, fa divenire Michelangelo Merisi un precursore, allo stesso tempo, una presenza ingombrante per i reazionari, una pietra miliare per i tempi che verranno. Ricordiamo la scelta di Caravaggio nel ritrarre personaggi scomodi alla Chiesa del tempo, e nel ritrarre figure sacre prendendo come modello la gente del popolo quella più umile, più volgare, più gretta. Caravaggio era un genio, un uomo che non aveva timore di mostrare la realtà più cruda, più estrema, più viva venendo accusato spesso di non rispettare il pubblico decoro.

[Michelangelo Merisi, Giuditta che taglia la testa a Oloferne, 1602]

Per lui l’onor del vero era tanto, così tanto da portarlo a scegliere come modella, per La Morte della Vergine, una prostituta trovata senza vita nel Tevere. Il suo corpo esprimeva perfettamente ciò che il genio di Caravaggio sentiva di dover mostrare: la morte di una donna, prima di tutto, nella sua umanità, crudezza e verità. Neanche a dirlo, all’ordine dei Carmelitani Scalzi prese un infarto: leggendo questa scelta dell’artista come un’eresia, rifiutarono il quadro che fu prontamente comprato dal Duca di Mantova, su consiglio del fiammingo Rubens.

[Michelangelo Merisi, Morte della Vergine, dettaglio, 1604]

Caravaggio morì il 18 luglio 1610, all’età di soli 39 anni. Sulla sua morte il mistero di un’ombra, il 18, e la luminosità di una frequenza, 33, luce sulla bellezza e sulla maestria presente nelle sue tele, che da quel momento in poi divennero Storia.

 

 

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