Festival Milano Musica: Les Cris de Paris diretti da Geoffroy Jourdain

Il 26 novembre, ore 20.30, presso la Chiesa di San Marco, Milano

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Les Cris de Paris
Foto di François Zuidberg

Les Cris de Paris

Geoffroy Jourdain, direttore

György Kurtág (1926)

Omaggio a Luigi Nono, op. 16 (1979, 10’)

Sei cori da poesie di Anna Achmatova e Rimma Daloš per coro misto

Eight Choruses to poems by Dezső Tandori,

op. 23 (1981/82, rev. 1984, 10’) per coro misto

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Paolo Perezzani (1955)

What is the Word (omaggio a Samuel Beckett) (2018, 10’)

Commissione Milano Musica

Con il sostegno di Ernst von Siemens Musikstiftung

Prima esecuzione assoluta

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Carlo Gesualdo (1560—1613)

O vos omnes a 5 voci

Tristis est anima mea a 6 voci

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John Wilbye (1574—1638)

Draw on sweet night a 6 voci

O wretched man a 5 voci

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Pompinio Nenna (1556—1608)

La mia doglia s’avanza a 4 voci

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Orlando Gibbons (1583—1625)

What is our life? a 5 voci

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Luca Marenzio (1553—1599)

Crudele acerba a 5 voci

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William Byrd (1543—1623)

Tristitia et anxietas (prima pars) a 5 voci

In collaborazione con Accademia di Musica Antica di Milano

Con il sostegno di Institut français e di Ernst von Siemens Musikstiftung

Concerto programmato in collaborazione con la Francia in Scena, stagione artistica dell’Institut français Italia / Ambasciata di Francia in Italia.

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Milano Musica, gran finale in San Marco con voci senza tempo

Un concerto di vasto respiro, nella Chiesa di San Marco, lunedì 25 novembre (ore 20.30) mette il sigillo al ventisettesimo Festival di Milano Musica.

Un luogo sacro anche per la musica italiana, dove risuonò in prima esecuzione la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, non poteva che avere la voce, il canto, il coro come ospiti e “attori”.

Con un segno italiano si apre il programma dell’ultimo appuntamento 2018: l’Omaggio a Luigi Nono op.16 che Kurtág compose tra il 1979 e il 1981 su poesie di Anna Achmatova e Rimma Daloš. Nel tributo a un coetaneo che subito lo capì e molto lo sostenne in momenti difficili, Kurtág «suddivide il coro a sei voci in diversi raggruppamenti – commenta Gianluigi Mattietti nelle note di presentazione – in modo da ottenere la massima duttilità nell’ordito polifonico; usa variazioni canoniche, metodi seriali, un sistema di notazione delle durate che introduce una serie di valori molto ampia e differenziata; individua caratteri armonici, timbrici ed espressivi differenti in ciascuno dei sei movimenti». Caratteri analoghi nella scrittura corale si trovano anche negli Eight Choruses che immediatamente seguono; in questi pezzi, composti fra il 1982 e il 1984, Kurtág ricorre ai testi di un poeta molto celebre in Ungheria, Dezső Tandori (nato a Budapest nel 1938), anche traduttore, filologo, disegnatore. «Le sue sono poesie brevi, eccentriche, di grande virtuosismo formale, presentate sotto la forma di enigmi, di piccole situazioni surreali […] di fulminanti autoritratti, di affermazioni paradossali come i Kōan orientali (che sono anche strumenti di pratiche meditative). Testi che stimolano nella partitura di Kurtág una grande varietà di soluzioni tecniche, a volte caustiche e bizzarre, ancora con diversi raggruppamenti del coro a quattro voci».

I due brani di Kurtag introducono un altro omaggio, questa volta a Samuel Beckett, “coprotagonista” del Festival 2018, composto da Paolo Perezzani (classe 1955). Il titolo replica quello di uno dei cicli della rassegna, What is the Word, ed è una commissione di Milano Musica con il sostegno di Ernst von Siemens Musikstiftung. «Ciò che lega la musica di Perezzani a quella di Kurtág è infatti la comune passione per Beckett. Quei testi così pieni di elementi musicali sono, per il compositore mantovano così come per Kurtág, veri e propri modelli compositivi, per le ricorrenze foniche, per il gioco delle simmetrie, per le fratture ritmiche, per le invenzioni di nuove parole, per l’uso della punteggiatura. La nuova composizione, What is the Word, indaga vari gradi di emissione vocale, tra il canto e il parlato […] anche disponendo i sei cantanti (due soprani, due tenori, un mezzo e un basso) intorno al pubblico per creare uno studiato gioco di echi».

I pezzi contemporanei di Kurtág e Perezzani sono un preludio in tre parti a una seconda sezione del programma in cui il gruppo vocale francese Le Cris de Paris, diretto dal suo fondatore Geoffroy Jourdain, recupera un’altra prodigiosa quanto incontestabile modernità, quella di grandi maestri del Cinque-Seicento come Carlo Gesualdo (1560-1613), John Willbye (1574-1638), Pompinio Nenna (1556-1608), Orlando Gibbons (1583-1625), Luca Marenzio (1553-1599), William Byrd (1543-1623).

Tutti rappresentati da meravigliosi brani a quattro, cinque, sei voci.

Così chiudendo il tributo alla grande coralità con perfetta sintesi storica.

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Concerto in abbonamento

Biglietti € 10

Ufficio Stampa del Teatro alla Scala – Tel. 02 88792412

Comunicazione Milano Musica: Stefania Cella Colpi – Tel. 02 67397850

comunicazione@milanomusica.org

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Les Cris de Paris

Fondato e diretto da Geoffroy Jourdain, Les Cris de Paris è un ensemble musicale dedicato all’arte vocale, che riunisce cantanti e strumentisti con un doppio profilo di solisti e musicisti d’insieme.

Il progetto artistico è basato su collaborazioni e scambi con compositori, registi, attori, artisti plastici, scrittori, coreografi. Les Cris de Paris è molteplice: differenti combinazioni, repertori, approcci contribuiscono alla coesione di un progetto artistico unico e singolare.

Les Cris de Paris si esibisce in importanti sale da concerto e festival francesi ma sviluppa le sue collaborazioni all’estero, in Europa e oltreoceano: Kölner Philharmonie, Radialsystem V Berlin, Biennale di Venezia, Misteria Paschalia Festival di Cracovia, Festival Cervantino di Guanajuato, Sala Nezahualcóyotl di Città del Messico.

La discografia, accolta con lode dai critici, include diverse incisioni: IT dedicato alla musica italiana contemporanea (NoMadMusic, 2017); Les Orphélines de Vénise, che include lavori sacri di Vivaldi per coro femminile (Ambronay Editions, 2016); Memento Mori, composto da brani di Monteverdi e Rossi (Aparté, 2013); la Missa Sacra di Schumann (Aparté, 2013); Le Paradis Perdu di Théodore Dubois (Aparté, 2012). La più recente registrazione, Melancholia, un recital di madrigali e mottetti d’avanguardia del tardo Rinascimento, è distribuita da Harmonia Mundi.

Les Cris de Paris coordina numerosi progetti didattici legati alla scoperta, alla registrazione e all’apprendimento di brani vocali dalla tradizione orale. Questi progetti creano dialoghi tra culture e generazioni attraverso la musica, e includono i partecipanti nel processo creativo.

Dalla stagione 2015/2016 Les Cris de Paris è in residenza nella regione di Champagne-Ardenne, tramite l’Opéra de Reims, alla Salle Ravel di Levallois, e dalla stagione 2016/2017 al Centre des Arts di Enghien-les-Bains.

Les Cris de Paris è un ensemble finanziato dal Ministero Francese della Cultura, dal Comune di Parigi, dalla Fondation Bettencourt Schueller e da Mécénat Musical Société Générale.

È sostenuto annualmente da Sacem, Musique nouvelle en liberté e da Fondation Orange, Onda, Spedidam, Adami, FCM e dall’Institut français.

È membro del network Futurs Composés, Fevis e Profedim ed è “associated artist” della Foundation Singer-Polignac.

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Geoffroy Jourdain

Accanto agli studi musicologici alla Sorbona e alle ricerche presso fondi musicali italiani di numerose biblioteche europee, Geoffroy Jourdain si impegna molto presto nella direzione di ensemble vocali, e fonda, ancora studente, Les Cris de Paris, ensemble rapidamente riconosciuto per il coraggio del progetto artistico e per l’attenzione alla creatività contemporanea.

S’interessa alla produzione di spettacoli musicali d’innovazione, collaborando con registi, attori, coreografi e artisti di arti plastiche. A fianco di Benjamin Lazar lavora a progetti d’opera lirica e teatro musicale. È invitato dall’Atelier lyrique de l’Opéra de Paris a dirigere opere liriche, Orphée et Eurydice e successivamente Iphigénie en Tauride di Gluck e L’Orfeo di Monteverdi; e, allo stesso tempo, dirige ensemble tra cui la Cappella Amsterdam, il Coro dell’Orchestra Sinfonica di San Paolo e l’Orchestra Sinfonica della Colombia (Bogotà).

François-Xavier Roth gli affida la propria orchestra Les Siècles per Israele in Egitto di Händel. Ha diretto le prime esecuzioni di nuovi lavori di Beat Furrer, Mauro Lanza, Marco Stroppa, Francesco Filidei, Oscar Strasnoy, Ivan Fedele, appassionandosi allo stesso tempo ai repertori del XVII e XVIII secolo e all’etnomusicologia.

La sua curiosità per repertori diversificati e l’originalità dell’approccio con il quale li affronta l’hanno portato a presentarsi allo stesso alto livello all’Opéra Comique come all’IRCAM, alla Cité de la Musique e al festival Présences de Radio-France come alla Biennale di Venezia, ad essere ospite in residenza a Royaumont come all’Opera di Reims, a essere artista di rilievo al festival di Beaune come a quello della Chaise-Dieu.

Con Olivier Michel ha cofondato La Pop (Quai de la Loire, Parigi) nel 2015.

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