L’Antigone di Archivio Zeta fra Sofocle e i molti rimandi alle ingiustizie del nostro tempo

In scena fino al 15 agosto a Villa Aldini, Bologna

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AntigoneÈ un Antigone decisamente politica, quella portata in scena dalla compagnia bolognese Archivio Zeta, da anni impegnata nella riscrittura dei classici nati e messi in scena nel loro originalissimo “Teatro di Marte”, il Cimitero militare germanico del Passo della Futa, “casa” estiva della compagnia da ben diciotto anni. Ma quest’anno, Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti hanno dovuto fare i conti con il divieto di mettere in scena il loro lavoro proprio lì dove avrebbero dovuto continuare il progetto precedentemente iniziato su Dostoevskij.

In loro aiuto è prontamente accorso il Comune di Bologna, schiudendo le porte di uno dei luoghi più caratteristici che sorveglia la città dall’alto, Villa Aldini. Costruita dal segretario del Regno d’Italia Antonio Aldini sul suolo calpestato da Napoleone Bonaparte e da Stendhal, la villa in stile neoclassico diventa teatro e scenografia naturale per questa nuova versione di Antigone, in scena dal 1° al 15 agosto, arricchita di riferimenti drammaturgici altri rispetto a Sofocle e immersa in alcune grandi questioni della nostra contemporaneità. Non è la prima volta che Villa Aldini funge da location artistica: Pier Paolo Pasolini, pochi mesi prima di morire in circostanze più che misteriose, vi ambientò Salò o le 120 giornate di Sodoma, trasformandola in teatro di violenza, perversione e morte.

I signori del potere si affacciano dal balcone della villa per proclamare distruzione e regressione, decidendo le sorti degli esseri umani come fossero animali. Proprio come fa Creonte, che nega al fantoccio nero di Polinice degna sepoltura. Sarà Antigone, forte e temeraria fanciulla simbolo di tutte le donne dopo di lei che si opporranno al potere, ad andare contro gli ordini del re, garantendo al fratello tutti i riti funebri necessari affinchè la sua anima trovi pace nell’aldilà. Archivio Zeta simboleggia il potere con il pulpito in alto e il contravvenire agli ordini con il varcare il cerchio all’interno del quale è deposto Polinice, stretto fra le braccia da Antigone, incatenata per la sua colpa mentre Creonte e il suo amato Emone si sfidano verbalmente correndo lungo il perimetro del cerchio.

Il legame con Sofocle, stretto e potente soprattutto all’inizio, lascia il posto a voci più recenti della storia del teatro e della letteratura, passando da Pasolini a Brecht, ma è soprattutto nel sottotitolo dello spettacolo, che si evince il legame che sottosta alla riflessione di Archivio Zeta rispetto alla classica Antigone. Nacht Und Nebel: notte e nebbia, ossia la condizione nella quale gli oppositori del regime hitleriano dovevano scomparire nel silenzio assoluto, indossando un’uniforme con le iniziali N.N. Antigone viene imprigionata con le iniziali sulle spalle, metafora di soprusi subiti e ingiustizia perpetuata all’infinito.

Sul finire della tragedia si arriva al dramma del nostro tempo, “come mare interiore le cui ondate si infrangono in questo mare nostro rosso sangue dove non ci potrà più essere sepoltura e la peste contamina la terra ferma”. Un galleggiante arancione viene fatto scendere sul cerchio dove Creonte si accartoccia su Polinice indossando un giubbotto di salvataggio mentre il rumore del mare in tempesta si fa sempre più forte, ricordando altre vite insepolte, continuamente dimenticate, rese anonime dalle onde.

L’Antigone di Archivio Zeta chiuderà le repliche estive all’alba del 16 agosto al cimitero di Borgo Panigale, in un rito catartico per rendere omaggio alle vittime di Coronavirus di Bergamo trasportate dai camion dell’Esercito Italiano a Bologna lo scorso marzo.

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