Le Follie di Frankenstein

Andato in scena al Teatro degli Eroi a Roma

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Le Follie di FrankensteinProduzione Compagnia Teatrale Sogni di Scena

Di Peter Walker e Katherine Jean Leslie

Traduzione, Adattamento e Regia Emilia Miscio

Con Cristiano Migali, Emanuele Vircillo, Marco Gargiulo, Jessica Ferro, Mattia Cirelli, Antonino Palmeri, Arianna Bigazzi, Federica Pallozzi Lavorante, Fabrizia Sorrentino, Sara Zottoli, Gabriella Iovino, Giada Randazzo, Alessia Borgioni, Elisa Forte, Stella Isoli

Scene Giorgio Miscio

Direttore di scena Simona Borrazzo

Fonica e disegno luci Giorgia Caredda

Foto e video Riccardo Dell’Era

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Le Follie di Frankenstein
Foto di Riccardo Dell’Era

Cosa succede se un gruppo di sciatrici americane, a causa di una bufera di neve, è costretto a rifugiarsi in un castello abitato dai discendenti del famoso Dottor Frankenstein? Equivoci a iosa e brividi appena sudorati. All’interno, il dottor Frank e il suo assistente sgorbio, il prestigiatore George, fratello del dottore, la zia Elisabeth e l’orribile creatura Mike. Tutti uniti per un unico scopo, quello di costituire finalmente una sposa per la creatura, con l’ausilio di parti del corpo di alcune delle nuove garbate e ingenue ospiti femminili. Pur non conoscendo approfonditamente le dinamiche della fabula interna al testo di Leslie e Walker, avvertiamo una certa familiarità sia con il soggetto che con il susseguirsi di rimandi alle origini del Frankenstein letterario, al Junior cinematografico di Mel Brooks, nonché alla girandola parossistica del sempiterno The Rocky Horror Picture Show.

Il lavoro della regista Emilia Miscio è proprio così, si fa zuccherosamente ingolosire dalle filiazioni e sceglie un taglio da luna park, colorato e brioso, un ritorno al teatro per famiglie con piccini al seguito, dal riguardoso ritmo interamente giocato sulle entrate e uscite di scena, di quelle tanto care al maestro Lubitsch, senza porte che sbattono ma che tutt’al più scricchiolano. Il lavoro scenografico è essenzialmente curato nei toni, lascia il giusto spazio all’immaginazione ma è privo delle tetre atmosfere che qualche trucco scenico avrebbe probabilmente reso più accattivante il giogo sottile tra brividi e risa. Tuttavia, la capacità di uniformare toni e caratteri recitativi tiene in piedi la costante tipica delle commedie a equivoci, senza eccedere nel vociare verbosamente risonante che spesso e volentieri, nel contesto teatrale le caratterizza. A uniformarle, vi bazzica un cast di giovani attori che interpretano il testo con lo spirito dei dimostranti al giro apposito nella fiera degli orrori, senza i veri orrori e con i dolci sottobraccio. Funzionano come gruppo, in quanto è l’insieme delle buffe situazioni a destare simpatia, nonostante le battute più azzeccate e le mosse più platealmente comiche toccano quasi tutte all’invadente assistente del dottor Frankenstein. Funziona meno, nel complesso, l’affastellarsi di caotici trucchi alla “dolcetto o scherzetto” e telefonati svelamenti, caratterizzanti il soggetto stesso.

Si esce con un morbido sorriso, complici ad ogni modo, delle concertanti capacità di stampo classico della regista.

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