“L’incanto della Memoria” di Ines Marone

Recensione di Anna Castrucci

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“C’è un’ape che se posa su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa.”
(La Felicità – Trilussa)

 

Ines Marone presenta per la Collana di Testi letterari Alcione 2000 di Guido Miano Editore, “L’incanto della Memoria”. Si tratta di una silloge ampia e ben composta le cui liriche sono suddivise in due sezioni. Nella prima sezione sono raccolte le “Nuove Poesie”, relative all’anno 2021. Nella seconda sezione invece, si raccolgono le “Altre Poesie”, ovvero componimenti che vanno dal 1999 al 2008. In tale suddivisione si affianca, dunque, la vecchia e la nuova produzione poetica di Ines Marone.

Si avverte nello scorrere dei suoi versi, un sentimento di continuità, evidenziato dal bisogno dell’Autrice di confrontarsi con il diverso suo porsi nel viaggio del tempo alla ricerca di un senso di equilibrio ed armonia che a volte è travaglio, ma a volte pura felicità.

Si palesa inoltre, ne “L’incanto della Memoria”, una sorta di bilancio poetico/esistenziale che la Marone compie di fronte alla propria creazione artistica. Il lettore sufficientemente attento, è indotto per questo a riflettere sul significato che la Poesia assume, non solo per chi la legge e l’apprezza, ma per il poeta stesso che la sente e la crea nelle diverse età della sua vita.

In tal senso ritengo di poter considerare la poesia della Marone, in cui la memoria e la ricerca dell’armonia hanno tanta parte, come storia di un’anima. La narrazione sintetica di chi, osservandosi e ri-cercandosi, traccia la sua storia interiore.

Anche il verseggiare in questa poetessa risente della tipica atmosfera evocativa del racconto, accentuata dal frequente avvalersi del passato remoto : “Andai sulla spiaggia un giorno / prima del tramonto,… / Arrischiai qualche passo / sulla lucida battigia /…/ mi avvinghiò le caviglie / e mi fece sentire/la sua liquida forza” (Andai sulla spiaggia) o dall’utilizzo, come si legge in tanta narrativa moderna, di uno splendido tempo presente che attualizza l’azione narrata quasi a stendere una cronaca dell’accaduto: “Approdo dopo molti passi/a questo bar di fronte al Colosseo./Contemplo esausta quelle antiche pietre…” (Appunti di Viaggio – Roma).

Esiste sempre in ogni poeta, ed è lo stesso per Ines Marone, il desiderio di voler cantare il mondo, ma soprattutto di ‘volersi’ cantare per un bisogno profondo di ri-trovarsi nell’ espressività della propria storia interiore e nella propria personale armonia.

Tuttavia, è solo nei migliori fra i Poeti che tale desiderio tocca le più notevoli altezze della creazione artistica, in modo che essi stessi possano riconoscersi e il pubblico possa in qualche modo fissare una loro precisa identità, altrimenti dura a chiarirsi.

L’identità poetica di Ines Marone, di contro, si palesa nella dimensione di un grande viaggio, quello della vita, e dei suoi aspetti reali e simbolici su cui il Poeta/Viaggiatore nel tempo, trasvola per svariati orizzonti. È in questo viaggio poetico che Ines Marone, osservando il mondo da diversi punti di vista, arricchisce la propria consapevolezza di ciò che nel tempo si perde e muta o di ciò che invece resta: “Ciò che si perde/lascia una lunga scia/nel nostro cuore/come una stella/che d’estate cade/…/Ma poi c’è chi per caso/la sua storia ci desidera svelare/così simile alla nostra/ …/ allora come una freccia/ci colpisce ancora quel vecchio dolore/come fosse nuovo” (Ciò che si perde).

Eppure mai, Ines Marone, tralascia di colmare, con ‘l’incanto della memoria’, il vuoto creato dal perdere e trovare, fondando proprio nella sua poesia, la forza per tornare a girare con la ruota della vita, semplicemente scoprendo il piacere delle piccole cose. “Il piacere di scoprire / in una borsetta da sera / o nella tasca di una giacca / elegante un invito a una festa / o un biglietto di teatro / o di una mostra / che ci riporta per un attimo / al giorno in cui / abbiamo goduto / di alcune ore serene/in buona compagnia” (La presenza delle piccole cose).

 

Anna Castrucci