venerdì, Marzo 1, 2024

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URBINO TEATRO SANZIO STAGIONE 2023-24

URBINO
TEATRO SANZIO
STAGIONE 2023-24

17 DICEMBRE
LUCA BIZZARRI
NON HANNO UN AMICO
UGO RIPAMONTI
6 GENNAIO
VANESSA SCALERA
LA SORELLA MIGLIORE
FILIPPO GILI
FRANCESCO FRANGIPANE
17 GENNAIO
LUIGI D’ELIA
CARAVAGGIO
DI CHIARO E DI SCURO
FRANCESCO NICCOLINI
ENZO VETRANO, STEFANO RANDISI
11 FEBBRAIO
MARINA ROCCO, MARIELLA VALENTINI
LUCA SANDRI, FILIPPO LAI
LA MARIA BRASCA
GIOVANNI TESTORI
ANDRÉE RUTH SHAMMAH
23 FEBBRAIO
EMILIO SOLFRIZZI
CARLOTTA NATOLI
L’ANATRA ALL’ARANCIA
W. D. HOME, M. G. SAUVAJON
CLAUDIO GREG GREGORI
9 MARZO
GIORGIO LUPANO
GABRIELE PIGNOTTA
ATTILIO FONTANA
TRE UOMINI E UNA CULLA
COLINE SERREAU
GABRIELE PIGNOTTA
26 MARZO
AMBRA ANGIOLINI
OLIVA DENARO
VIOLA ARDONE
GIORGIO GALLIONE
11 APRILE
BALLETTO DI ROMA
CAROLA PUDDU
PAOLO BARBONAGLIA
GIULIETTA E ROMEO
FABRIZIO MONTEVERDE
SERGEJ PROKOF’EV

ANDAR PER FIABE
4 FEBBRAIO
ULLALLÀ TEATRO
ROSASPINA
STORIA DI UN BACIO
3 MARZO
PEM HABITAT TEATRALI
PAPAGHENO PAPAGHENA
I PAPPAGALLI DI MOZART
14 APRILE
TEATRO DELLE ISOLE
CAPPUCCETTO ROSSO
UNA FAME DA LUPO!

TEATROLTRE
28 FEBBRAIO
GRUPPO DELLA CRETA
FRANCESCA BENEDETTI
ERODIADE
GIOVANNI TESTORI
MARCO CARNITI
16 MAGGIO
MUTA IMAGO
MARCO CAVALCOLI, IVAN GRAZIANO
MONICA PISEDDU, ARIANNA POZZOLI
ASHES
RICCARDO FAZI
LORENZO TOMIO
LA CITTÀ IN SCENA
12 GENNAIO
COMPAGNIA DIALETTALE URBINATE
DIAVLE RUGINIT
LUCIANA VALLORANI
29 MARZO
COMPAGNIA DIALETTALE URBINATE
S’È ROT EL FIL
AMLETO SANTORIELLO
31 MAGGIO
COMPAGNIA DIALETTALE URBINATE
DU VÈ TUTTA NUDA
ANNALISA GENIALI

Comicità intelligente, nuova drammaturgia, beniamini del pubblico, danza, esperienze del territorio e teatro ragazzi per i sedici appuntamenti che da dicembre 2023 a maggio 2024 compongono il corposo cartellone del Teatro Sanzio di Urbino, nato dalla rinnovata collaborazione tra Comune di Urbino e l’AMAT, con il contributo della Regione Marche e del MiC e articolato nelle consuete sezioni “in abbonamento”, “Andar per
fiabe”, “TeatrOltre” e “La città in scena”.
A inaugurare la stagione in abbonamento il 17 dicembre è Non hanno un amico di e con Luca Bizzarri, scritto con Ugo Ripamonti, ispirato all’omonimo podcast che sta riscuotendo grande successo. Con tutta la sagacia della sua satira, Bizzarri porta lo spettatore a ridere di se stesso, delle proprie debolezze e tic con uno sguardo lucido e profondo al mondo contemporaneo. Reduce dai successi televisivi di Imma Tataranni, in La sorella
migliore Vanessa Scalera il 6 gennaio è la protagonista di un intenso e appassionante dramma familiare dove l’amore si scontra e fa a botte con il senso di colpa e il rimorso, in un turbinio di sentimenti e riflessioni su ciò che è giusto, che è morale. Con lei sul palcoscenico Daniela Marra e Michela Martini, diretti da Francesco Frangipane. “Quanti dettagli servono per raccontare la storia di Caravaggio?” questo è l’interrogativo da cui è
partito il drammaturgo Francesco Nicolini, autore di Caravaggio. Di chiaro e di scuro, al Sanzio il 17 gennaio con Luigi D’Elia e la regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi. La Maria Brasca di Testori, viva e moderna nella lettura di Andrée Ruth Shammah, arriva in scena l’11 febbraio con l’interpretazione di Marina Rocco, Mariella Valentini, Luca Sandri, Filippo Lai offrendo una storia al femminile disegnata negli anni Sessanta con efficace realismo sociale dal grande drammaturgo milanese. Classico feuilleton dove i personaggi si
muovono algidi ed eleganti su una scacchiera irta di trabocchetti, L’anatra all’arancia è una commedia irresistibile che Emilio Solfrizzi e Carlotta Natoli fanno rivivere il 23 febbraio, con la regia di Claudio Greg Gregori, trascinando il pubblico in un vortice di battute sagaci. Ancora una commedia il 9 marzo con Tre uomini e una culla, un riuscitissimo mix di tenerezza e divertimento che approda per la prima volta sui palcoscenici italiani grazie al nuovo adattamento teatrale firmato dalla stessa autrice del film, Coline Serreau,
con Giorgio Lupano, Gabriele Pignotta, che firma anche la regia, e Attilio Fontana. Ambra Angiolini, diretta da Giorgio Gallione, porta in scena il 26 marzo la scrittura limpida, poetica, teatralissima e immaginifica di Viola Ardone in Oliva Denaro, una intensa storia al femminile di crescita ed emancipazione che scandaglia le contraddizioni dell’amore nelle dinamiche familiari. Opera firmata dal coreografo e regista Fabrizio Monteverde – nel 1989 per il Balletto di Toscana e riallestita nel 2002 dal Balletto di Roma – negli ultimi 20
anni Giulietta e Romeo si è rivelata una delle produzioni di maggior successo nel repertorio del Balletto di Roma con un numero record di recite e incassi al botteghino. Con oltre 350 rappresentazioni in Italia e all’estero e più di 200.000 spettatori è l’opera di danza italiana più acclamata di sempre e rivive al Teatro Sanzio l’11 aprile
con le splendide musiche di Prokof’ev.
Tre gli appuntamenti per le famiglie della rassegna della provincia di Pesaro e Urbino Andar per fiabe: il 4 febbraio Ullallà Teatro presenta Rosaspina. Storia di un bacio, il 3 marzo è la volta di Papagheno Papaghena.
I Pappagalli di Mozart di Pem Habitat Teatrali e il 14 aprile Cappuccetto Rosso. Una fame da lupo! del Teatro delle Isole conclude il trittico.
TeatrOltre, il più grande palcoscenico italiano per le più importanti esperienze dei linguaggi contemporanei promosso all’insegna della multidisciplinarietà, fa tappa a Urbino con due appuntamenti. Il 28 febbraio
protagonista è ancora la parola di Giovanni Testori in Erodiade affidata a Francesca Benedetti, musa dell’autore milanese, che affronta la scrittura testoriana facendosi carne e sangue e immergendosi in un flusso verbale senza precedenti per restituire al pubblico, nello spettacolo a cura di Marco Carniti, il mito ribaltato di un personaggio controverso e trasgressivo, che oggi si fa vittima più che carnefice. Premio Ubu2022 come
“Miglior progetto sonoro” e “Migliore attore/performer” a Marco Cavalcoli, Ashes di Muta Imago, drammaturgia e regia di Riccardo Fazi, il 16 maggio è un seducente racconto sonoro, un concerto per voci e musica eseguita dal vivo, una riflessione sul potere immaginifico del suono e della parola, sull’importanza del momento presente e sulle sue caratteristiche di impermanenza, affascinanti e disturbanti allo stesso tempo reso
vivo dall’azione dei quattro performer Marco Cavalcoli, Ivan Graziano, Monica Piseddu, Arianna Pozzoli.
Con la stagione teatrale torna anche La città in scena con tre proposte della Compagnia dialettale urbinate: il 12 gennaio Diavle ruginit regia di Luciana Vallorani, il 29 marzo S’è rot el fil regia di Amleto Santoriello e il 31 maggio Du vè tutta nuda regia di Annalisa Geniali.

Vendita nuovi abbonamenti dal 5 al 7 dicembre presso botteghino del Teatro 0722 2281. Info AMAT 071
2072439, www.amatmarche.net.

IN ABBONAMENTO
17 DICEMBRE
NON HANNO
UN AMICO

di e con Luca Bizzarri
dai creatori del podcast Non hanno un amico di Chora Media
scritto con Ugo Ripamonti
produzione ITC2000

Non hanno un amico è uno spettacolo teatrale di e con Luca Bizzarri, scritto con Ugo Ripamonti, ispirato all’omonimo podcast edito da Chora Media che ha riscosso e tutt’ora riscuote un tale successo da rendere il modo di dire “Non hanno un amico” un intercalare comune e diffusissimo.
Esattamente come nel podcast – nato per raccontare la campagna elettorale e portato avanti grazie a una media di cinquantamila ascolti giornalieri e un milione di streaming al mese – ma con tutte le possibilità di approfondimento e “godimento” del contesto teatrale, al centro di Non Hanno Un Amico c’è la comunicazione politica dei nostri tempi, i fenomeni social, i costumi di un nuovo millennio confuso tra la nostalgia del Novecento e il desiderio di innovazione tecnologica e sociale. Con tutta la sagacia della sua satira, in un’ora di racconto di noi, Bizzarri ci porta a ridere di noi stessi, delle nostre debolezze, dei nostri
tic. Un’ora di racconto in cui ci riconosciamo come in uno specchio che all’inizio ci pare deformante, ma che in realtà, a guardarlo bene, restituisce quell’immagine di noi che rifiutiamo di vedere.

IN ABBONAMENTO
6 GENNAIO
LA SORELLA
MIGLIORE

di Filippo Gili
con Vanessa Scalera
e con Daniela Marra e Michela Martini
regia Francesco Frangipane
produzione Infinito Teatro con Argot Produzioni, Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini
in coproduzione con Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle arti

Come cambierebbe la vita di un uomo, anni prima colpevole di un gravissimo omicidio stradale, se venisse a sapere che la donna da lui investita e uccisa avrebbe avuto, per chissà quale male, nell’istante dell’incidente, solo tre mesi di vita? Sarebbe riuscito a sopportare, con minor peso, gli anni del dolo e del lutto, gli stessi in cui vivono per chissà quanti anni ancora, le persone legate alla donna uccisa? E quanto sarebbe giusto offrire alla coscienza di un uomo, macchiatosi di una tale nefandezza, una scorciatoia verso la leggerezza, verso la diluizione di un tale peso?
Ma poi siamo così sicuri che un familiare, una strana sorella, per quanto possa amare lo stolto, gli regalerebbe questa comoda verità? Oppure a suo modo, mettendo da parte l’amore – e forse per chissà quali pregressi – gliela farebbe comunque scontare?
In La sorella migliore, Vanessa Scalera è la protagonista di questo intenso e appassionante dramma familiare dove l’amore si scontra e fa a botte con il senso di colpa e il rimorso, in un turbinio di sentimenti e riflessioni su ciò che è giusto, che è morale.

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17 GENNAIO
CARAVAGGIO
DI CHIARO
E DI SCURO

di Francesco Niccolini
con Luigi D’Elia
regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi
disegno luci Francesco Dignitoso
produzione Mesagne Capitale Cultura di Puglia 2023 – Umana Meraviglia
Compagnia INTI di Luigi D’Elia, Le Tre Corde – Compagnia Vetrano/Randisi, Teatri di Bari
con il sostegno di Teatro Cristallo e PASSO NORD centro regionale residenze artistiche di montagna Trentino-Alto Adige/Südtirol sostenuto da MiC – Direzione Generale Spettacolo
Provincia Autonoma di Trento e Provincia Autonoma di Bolzano

Quanti dettagli servono per raccontare la storia di Michelangelo Merisi da Caravaggio? C’è la peste da bambino, che gli porta via padre e nonno. La fame e la povertà da giovane pittore apprendista, il successo fulmineo e scapestrato, i litigi, le risse: tentati omicidi, agguati in strada, ferite denunce e un omicidio riuscito. Fughe precipitose e ritorni. Arresti, scarcerazioni, protettori, amanti, pene comminate, sentenze di morte. Una grazia arrivata troppo tardi. Poi le tele, dato che lui gli affreschi proprio non li sapeva fare: solo a olio, riusciva. I soggetti, le fonti bibliche, apostoli santi madonne, amori poco sacri e molto profani. I quattro modelli che poteva permettersi e a rotazione usava in tutti i quadri: prostitute per madonne, giovani compagni di letto per angeli. Se stesso testimone in disparte. Un vecchio per tutto il resto. Opere dimenticate fino al Novecento, spesso rimosse, rifiutate dai committenti: troppo violente, scandalose, irriverenti, senza paradiso né speranza, “spropositate per lascivia e poco decoro”. Troppo naturali, e questo
è imperdonabile. I viaggi e i soggiorni: Milano, Roma, Napoli, Malta, Messina, Napoli di nuovo, e poi l’ultimo approdo, Porto Ercole. I corpi: nudi, vestiti, semi nudi e poco vestiti, vesti antiche, abiti contemporanei, lui che camminava per Roma spada al fianco, elegantissimo e straccione. Corpi provocatori e sensuali, ché in lui la sensualità trabocca: sulle labbra, nelle cosce aperte degli angeli, nei seni turgidi delle madonne e delle giuditte.
Ma soprattutto la sua mano, che con la stessa facilità impugna il pennello e la spada, e lo fa con la medesima violenza. Una mano scandalosa che si muove impudica e irrispettosa: penetra la ferita nel costato di Cristo per l’incredulità di san Tommaso. Decapita Oloferne senza che l’occhio abbassi lo sguardo. Guida la mano del santo analfabeta per insegnargli a leggere e scrivere. Senza misericordia né resurrezione mostra la Vergine morta e gonfia. Dipinge calcagni neri, unghie sporche, sangue a fiotti, orrore, notte, pochissima
luce e tanta strepitosa, meraviglia selvaggia.
Francesco Niccolini e Luigi D’Elia raccontano a modo loro un altro frammento della natura selvaggia che sta a loro tanto a cuore. Dopo Zanna Bianca, Moby Dick e Tarzan, si allontanano dalla grande letteratura per sprofondare nella pittura più sublime e abissale, quella di Caravaggio. È il terzo racconto biografico della loro produzione, dopo André e Dorine e Cammelli a Barbiana. Realizzano questo nuovo lavoro insieme a Enzo Vetrano e Stefano Randisi, che per la prima volta si cimentano nella regia di un monologo. Tutti
insieme provano ad attraversare l’epoca d’oro della cultura italiana ed europea, quel primo Seicento che ha visto sbocciare i capolavori e le rivoluzioni più grandi del pensiero, dell’arte e della scienza occidentale:
Shakespeare, Galileo, Cervantes, Gesualdo da Venosa e Caravaggio. Tutti insieme. Nati e morti tutti negli stessi anni. Tutti mossi dallo stesso scandaloso ardore.
Da diverso tempo siamo attratti dal lato oscuro della mente umana, quello che si manifesta con gesti inconsulti, violenti, apparentemente ingiustificabili, socialmente inaccettabili. Ci interessa studiare la complessità di questi comportamenti, che fa convivere violenza e fragilità, isolamento e bisogno di relazione, odio spietato e tenerezza. Quando Francesco e Luigi ci hanno proposto di partecipare a questo progetto abbiamo subito capito che questo lavoro ci avrebbe permesso di approfondire, attraverso un Artista dal fascino irresistibile, la nostra ricerca. Caravaggio incarna perfettamente questa duplicità inscindibile:
nelle sue tele, attraverso il colore e il buio, la sacralità dei temi e l’umanità dei corpi che la rappresentano, e nella sua vita, un intreccio di passioni, tradimenti, violenze e fughe. Ma in tutto questo la cosa più importante è la verità. Verità artistica, che significa credibilità, rendere vicino ciò che sembra lontano. Nei suoi quadri Caravaggio cerca e trova questa verità, la rende concreta, visibile e tangibile. La stessa verità noi cerchiamo nel nostro lavoro. Ecco che il testo di Francesco possiede anche questa qualità, che il nostro
percorso comune ha consolidato: la necessità di essere vero (anche quando il vero non è esattamente ciò che si racconta). La credibilità delle parole, della poesia, tradurrà la verità pittorica delle Madonne di Caravaggio. E perfetta è la capacità di Luigi, in questa avventura, di raccontare una storia come se ne fosse l’invisibile testimone, senza farti accorgere che ti prende per mano e ti conduce lì, al centro dell’azione, come deve fare il vero teatro.
Enzo Vetrano e Stefano Randisi

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11 FEBBRAIO
LA MARIA
BRASCA

di Giovanni Testori
uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah
con Marina Rocco, Mariella Valentini, Luca Sandri, Filippo Lai
scene Gianmaurizio Fercioni
costumi Daniela Verdenelli
luci Oscar Frosio
musiche Fiorenzo Carpi
riallestimento a cura di Albertino Accalai per la scena e Simona Dondoni per i costumi
produzione Teatro Franco Parenti e Fondazione Teatro della Toscana

Testori, un grande, grandissimo scrittore che quando ha scritto per il Teatro ha fatto nascere personaggi femminili indimenticabili come non ne esistono nel teatro di prosa, non solo in Italia ma credo nel mondo.
Una di queste eccezionali figure è sicuramente quella nata per prima, l’unico personaggio vincente di Testori, quello che grida al mondo la potenza della passione, l’amore per la vita vissuta fuori da ogni costrizione, convenzione, compromesso: è La Maria Brasca.
Negli anni ‘60 fu Franca Valeri a farla esistere sul palcoscenico ma poi, con la mia regia, per anni è stata il grande successo di Adriana Asti e ora, nei cento anni dalla nascita di Testori e nella stagione del Cinquantesimo del Parenti, è necessario un passaggio di testimone per continuare a far vivere sulla scena questa esplosione di energia che ci diverte e ci commuove. Dopo essere stata la mia protagonista ne Gli Innamorati di Goldoni, Ondine di Giraudoux e, più recentemente, una memorabile Nora in Casa di Bambola, Marina Rocco è sicuramente l’attrice perfetta per entrare in questo spettacolo e farlo rivivere così
come ha vissuto per tanti anni nell’edizione amata dal suo autore.
Sento, adesso, a trent’anni dalla prima edizione e ventitré dalla ripresa, la necessità di far rinascere “quello” spettacolo, quello e non un altro perché, affascinata da quella volontà di Maria di non cedere, di difendere tutto ciò che rappresenta la sua vita e non aver paura di parlare di felicità (uno stato d’animo così prezioso ma assente nel teatro di Testori e così raro nella drammaturgia contemporanea) credo sia importante rilanciarlo nel tempo futuro per altre centinaia di recite.
Io ci credo, succederà, perché il testo è ancora così fresco, potente nel messaggio e lo spettacolo fa vibrare la comunicazione tra divertimento (le scene con le sorelle sono irresistibili) e commozione (lei che rimane in sottoveste in cucina, disperata) e il gran finale in dialogo con il pubblico, un finale positivo che lascia gli spettatori divertiti, con lo stimolo a vivere le proprie passioni e i singoli desideri con grande fiducia e allegria!
La scena è una delle più belle del mio scenografo storico Gianmaurizio Fercioni e le musiche, quelle indimenticabili di Fiorenzo Carpi. Sì, ne sono certa, è il momento giusto per far rivivere questo capolavoro e questo mio spettacolo così fortunato, per chi non l’ha visto e per quelli che vorranno rivederlo.

Andrée Ruth Shammah

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23 FEBBRAIO
L’ANATRA
ALL’ARANCIA

di W. D. Home e M. G. Sauvajon
con Emilio Solfrizzi e Carlotta Natoli
e con Ruben Rigillo, Beatrice Schiaffino, Antonella Piccolo
regia Claudio Greg Gregori
scene Fabiana Di Marco
costumi Alessandra Benaduce
disegno luci Massimo Gresia
produzione Compagnia Molière diretta da Emilio Solfrizzi
coproduzione Teatro Stabile di Verona

L’Anatra all’Arancia è un classico feuilleton dove i personaggi si muovono algidi ed eleganti su una scacchiera irta di trabocchetti. Ogni mossa dei protagonisti, però, ne rivela le emozioni, le mette a nudo a poco a poco e il cinismo lascia il passo ai timori, all’acredine, alla rivalità, alla gelosia; in una parola all’Amore, poiché è di questo che si parla. L’Anatra all’Arancia è una commedia che ti afferra immediatamente e ti trascina nel suo vortice di battute sagaci, solo apparentemente casuali, perché tutto è architettato come una partita a scacchi. La trasformazione dei personaggi avviene morbida, grazie a una regia che la modella con cromatismi e movimenti talvolta sinuosi, talvolta repentini, ma sempre nel rispetto di un racconto sofisticato in cui le meschinità dell’animo umano ci servano a sorridere, ma anche a suggerirci il modo di sbarazzarsene.

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9 MARZO
TRE UOMINI
E UNA CULLA

di Coline Serreau
traduzione Marco M. Casazza
adattamento teatrale Coline Serreau e Samuel Tasinaje
regia Gabriele Pignotta
con Giorgio Lupano, Gabriele Pignotta, Attilio Fontana
e con Fabio Avaro, Carlotta Rondana/Siddhartha Prestinari, Malvina Ruggiano
produzione A. Artisti Associati – Centro di Produzione Teatrale

Chi non ricorda i dolci sorrisi che la piccola Marie rivolge dalla culla ai suoi tre papà “improvvisati” nella pellicola francese degli Anni Ottanta? La bimba, piombata improvvisamente nella routine libertina dei tre scapoli incalliti, finirà per conquistarne l’affetto e rivoluzionarne la vita. La commedia, un riuscitissimo mix di tenerezza e divertimento, approda ora per la prima volta sui palcoscenici italiani grazie al nuovo
adattamento teatrale firmato dalla stessa autrice del film, Coline Serreau. Il testo tratta l’argomento della paternità con delicatezza e umorismo e la regia di Pignotta sottolinea con maestria alcuni tratti dell’animo umano che ci portano spontaneamente a ridere.
La storia. In un grande e lussuoso appartamento nel centro di Parigi convivono in perfetta armonia tre scapoli impenitenti: il noto donnaiolo Jacques (Fontana), steward dell'Air France; Pierre (Lupano), impiegato presso una agenzia; Michel (Pignotta), disegnatore tecnico per uno studio di progettazione. I tre ‘single d’oro’, interpretati da Attilio Fontana, Giorgio Lupano e Gabriele Pignotta, occupano il loro tempo libero organizzando feste, cene e incontri galanti. In una di queste serate un amico prega Jacques di poter fare arrivare alla loro abitazione un pacchetto importante, Jaques però dimentica di informare i coinquilini e
parte per un lungo viaggio di lavoro. Il pacco arriva, ma alla porta viene trovata anche una culla. Un ritrovamento che sconvolgerà la vita dei ragazzi. Da qui parte la commedia. Fedele alla vicenda originale, lo spettacolo tratta con lievità e brio il ruolo dei padri e i nuovi modelli di famiglia. Vincitore del Premio Camera di Commercio delle riviere liguri della 55esima edizione del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, destinato ogni anno alla rappresentazione di maggior successo, lo spettacolo vede in scena i tre affiatati attori “impeccabili” e “interpreti di grandissima bravura”, come sono stati definiti dal giornalista Roberto Trovato, nella sua recensione sulla rivista teatrale “Sipario”. Un successo garantito dalla capacità dell’intera compagnia, compagine magnificamente assortita.

IN ABBONAMENTO
26 MARZO
OLIVA
DENARO

dal romanzo di Viola Ardone
con Ambra Angiolini
scene e costumi Guido Fiorato
drammaturgia e regia Giorgio Gallione
produzione Goldenart Production, Agidi

C’è una storia vera e c’è un romanzo. La storia vera è quella di Franca Viola, la ragazza siciliana che a metà degli anni 60 fu la prima, dopo aver subito violenza, a rifiutare il cosiddetto “matrimonio riparatore”. Il romanzo prende spunto da quella vicenda, la evoca e la ricostruisce, reinventando il reale nell’ordine magico del racconto. All’inizio Oliva è una quindicenne che nell’Italia di quegli anni, dove la legge stabiliva che se l’autore del reato di violenza carnale avesse poi sposato la “parte offesa”, avrebbe automaticamente estinto la condanna (anche se ai danni di una minorenne), cerca il suo posto nel mondo. E, in un universo che sostiene che “la femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia”, Oliva ci narra, ormai adulta, la sua storia a ritroso, da quando ragazzina si affaccia alla vita fino al momento in cui, con una decisione che suscita scandalo e stupore soprattutto perché inedita e rivoluzionaria, rifiuta la classica “paciata” e dice no alla violenza e al sopruso. Una storia di crescita e di emancipazione che scandaglia le contraddizioni dell’amore (tra padri e figlie, tra madri e figlie) e si insinua tra le ambiguità del desiderio, che lusinga e spaventa. Ma Oliva, proprio come Franca Viola, decide di essere protagonista delle proprie scelte,
circondata da una famiglia che impara con lei e grazie a lei a superare ricatti, stereotipi e convenzioni. Un padre che frequenta il silenzio e il dubbio, ma che riuscirà a dire alla figlia “se tu inciampi io ti sorreggo”, e una madre che, dapprima più propensa a piegarsi alla prepotenza e al fatalismo, riuscirà infine a spezzare le catene della sottomissione e della vergogna. Grazie alla scrittura limpida, poetica, teatralissima e immaginifica di Viola Ardone, Oliva Denaro diventa così la storia di tutte le donne che ancora oggi pensano
e temono di non aver scelta, costrette da una legge arcaica e indecente (lo stupro fino al 1981 era considerato solo oltraggio alla morale e non reato contro la persona) ad accettare un aguzzino e un violentatore tra le mura di casa. Una storia di ieri e di oggi, che parla di libertà, civiltà e riscatto.

IN ABBONAMENTO
11 APRILE
GIULIETTA
E ROMEO

balletto in due atti liberamente ispirato alla tragedia di William Shakespeare
con la partecipazione di Carola Puddu e Paolo Barbonaglia
coreografia e regia Fabrizio Monteverde
musiche Sergej Prokof’ev
scene Fabrizio Monteverde
costumi Santi Rinciari
lighting design Emanuele De Maria
produzione Balletto di Roma
direzione artistica Francesca Magnini
Opera firmata dal coreografo e regista Fabrizio Monteverde – che ha debuttato al Teatro Carlo Felice di Genova nel 1989 per il Balletto di Toscana e riallestita nel 2002 dal Balletto di Roma – negli ultimi 20 anni Giulietta e Romeo si è rivelata una delle produzioni di maggior successo nel repertorio del Balletto di Roma con un numero record di recite e incassi al botteghino. Con oltre 350 rappresentazioni in Italia e all’estero e
più di 200.000 spettatori è l’opera di danza italiana più acclamata di sempre e rivive oggi per festeggiare i suoi 20 anni con il Balletto di Roma: la danza dell’amore impossibile, ricca della saggezza del tempo e dell’energia del presente, rinata nell’era post-covid.
Il focus è sul personaggio di Giulietta, fragile e passionale allo stesso tempo nella sua semplicità, animata da una purezza di sentimenti: una donna volitiva pronta a lottare per la propria felicità. In scena i danzatori della Compagnia, nuovi interpreti di una storia eterna e immagine ideale di una giovinezza sospesa nel tempo. Tra questi, la giovane guest Carola Puddu, nel ruolo di Giulietta, con Paolo Barbonaglia il suo Romeo, ruoli principali ricoperti negli anni da protagonisti d'eccezione come Monica Perego e Raffaele
Paganini nella prima edizione del 2002 in prima assoluta al Teatro Sistina di Roma, Kledi Kadiu con Claudia Vecchi, Azzurra Schena e Luca Pannacci, fantastici interpreti in molte produzioni della Compagnia.
È unanimemente riconosciuta la sapiente esperienza del coreografo e regista Fabrizio Monteverde, considerato uno dei migliori rappresentanti della coreografia italiana degli ultimi trentanni. Nel suo Giulietta e Romeo, la Verona degli infelici amanti di Shakespeare si trasforma in un Sud oscuro e polveroso, reduce da una guerra e alle soglie di una rivoluzione: un muro decrepito custodisce la memoria di un conflitto mondiale che ha spazzato via morale e sentimento, e – risonando quanto mai attuale – annuncia, al
di là delle macerie, un futuro di rinascita e ricostruzione. Nell’Italia contraddittoria del secondo dopoguerra, immobile e fremente, provinciale e inquieta, Giulietta è protagonista e vittima di una ribellione giovanile e folle, in fuga da una condizione femminile imposta e suicida di un amore inammissibile. Romeo, silenziosamente appassionato e incoscientemente sognatore, è martire della propria fede d’amore innocente.
Tra loro, le madri Capuleti e Montecchi, padrone ossessive e compiaciute di una trama resa ancor più tragica dall’intenzionalità dell’odio e dall’istigazione alla vendetta. Riscrittura drammaturgica originale, percorsa dai fotogrammi inquieti del cinema neorealista e autonoma nell’introspezione dei personaggi, l’opera di Fabrizio Monteverde denuda la trama shakespeariana e ne espone il sentimento cinico e rabbioso, così vicino al suo stesso impeto coreografico. Ne nasce una narrazione essenziale ma appassionata, lirica e
crudele, che, come il cerchio della vita, continuamente risorge dal proprio finale all’alba di un nuovo sentimento d’amore. Un’audace manipolazione dell’opera originale che insiste sui sentimenti e sulle idee universali che ancora oggi fanno breccia nei lettori di Shakespeare e che risuonano ancora più forti nella loro traduzione in danza attraverso lo stile energico e travolgente del coreografo Fabrizio Monteverde, simbolo indiscusso del Made in Italy nel mondo.

ANDAR
PER FIABE
4 FEBBRAIO
ROSASPINA
STORIA DI
UN BACIO

di Pippo Gentile, Angela Graziani,
Marco d’Agostin e Francesca Foscarini
con Pippo Gentile, Angela Graziani
Alessia Gottardi, Elisa Settin
progetto drammaturgico Pippo Gentile
audio luci e video Alberto Gottardi
coproduzione Ullalla' Teatro, OperaEstate Festival Veneto

C’era una volta un re e una regina che desideravano tanto avere un figlio. Dopo lungo penare nacque una bellissima bambina. Per festeggiare il lieto evento fecero una grande festa ma una delle fate del regno non fu invitata. Perché? Così per vendetta lanciò la sua maledizione: “la bambina a 15 anni si pungerà un dito e morirà” Ma le fate buone attraverso il loro intervento magico fanno in modo che non vi sia morte ma un
sonno lungo 100 anni. Solo il bacio di un principe innamorato potrà poi risvegliarla. Parole in movimento per raccontare la storia di un bacio.
Rosaspina è una fiaba autentica che possiede in sé i segreti della vita e dell'animo umano, sia esso fanciullo o adulto, come l’amore, il coraggio, il desiderio, la curiosità.
La fiaba è fatta rivivere attraverso la danza, la parola narrata in rima e il video. Linguaggi mescolati tra loro come fossero la trama di un tappeto dove la globale visione ne dona un quadro di colori ed emozioni.
Lo spettacolo non intende offrire una morale o momenti di riflessione, bensì donare un racconto che dia la possibilità a grandi e piccini, di immedesimarsi e provare emozioni.
C’è un filo rosso che percorre tutta la storia, un bacio, simbolo e metafora dell’amore, un bacio per far passare il dolore, un bacio per dimostrare amore, un bacio per salutarsi e ritrovarsi.

ANDAR
PER FIABE
3 MARZO
PAPAGHENO
PAPAGHENA
I PAPPAGALLI
DI MOZART

con Compagnia Trioche
Nicanor Cancellieri, Irene Geninatti Chiolero, Franca Pampaloni
regia Rita Pelusio
assistente alla regia Anna Marcato
drammaturgia scenica Rita Pelusio
costumi e scene Ilaria Ariemme
progetto luci Paolo Casati
progetto audio Luca De Marinis
produttrice esecutiva Anna Marcato
produzione PEM Habitat Teatrali
con il sostegno di Next – Laboratorio delle idee per la produzione
e programmazione dello spettacolo lombardo – Edizione 2023/2024
Catalyst, Giallo Mare Minimal Teatro e LaBolla Teatro

Il nuovo spettacolo della Compagnia Trioche presenta un particolare lavoro clown musicale. Il titolo dello spettacolo si rifà alla celebre aria dell’opera di Mozart Il flauto magico. Mozart compose quest’opera colorata due mesi prima della sua morte, mai un testamento spirituale fu più gioioso. Chi ha ispirato Mozart mentre componeva? Sono i suoi pappagalli a imitarlo o lui ha preso ispirazione dalle loro sonorità? In questo continuo capovolgimento di prospettiva, come Il flauto magico propone nella sua trama, abbiamo preso in prestito i diversi registri musicali per reinterpretarli. I Trioche propongono le arie de Il flauto
magico giocando con la lirica, il bel canto e la nobile arte comica. I pappagalli sono comici, tragici, sgraziati e poetici, come ogni animale tenuto in gabbia sognano la libertà, e se non possono spiccare il volo lo farà la loro musica. “Su quanto sia giusto appropriarsi dell’opera lirica per giocare, lo lasciamo decidere ai critici.
Noi pensiamo che la lirica dovrebbe sì obbedire al suo tempo, ma anche dispiegare la sua magia se questo permette di avvicinarla a tutti.”

ANDAR
PER FIABE
14 APRILE
CAPPUCCETTO
ROSSO
UNA FAME
DA LUPO!

libero adattamento dell'omonima fiaba di Charles Perrault
adattamento del testo e regia Gianluca Vincenzetti
in scena Cinzia Ferri, Fabio Carbonari, Matteo Letizi, Gianluca Vincenzetti
scene Matteo Letizi, Cinzia Ferri
maschere Carlo Diamantini
musiche Corpo Bandistico G. Santi
produzione Teatro delle Isole

Protagonista o antagonista? Chi è l'eroe e chi la vittima? Il lupo, per il quale subito facciamo il tifo, all’improvviso, sorprendendoci, ci fa paura. Il cacciatore, eroe indiscusso dei fratelli Grimm, nell’originale di Perrault ancora si attarda nel bosco. Un trambusto di emozioni accompagnate dal ritmo incalzante della musica di una banda di paese che restituisce l’anima popolare della storia.
Cappuccetto Rosso è una delle fiabe più belle e più amate da intere generazioni di bambini, nelle cui orecchie risuona come una cantilena la formula che innesca l'azione e che fa trattenere il fiato. “Nonnina mia, che orecchie grandi avete! che lunghi denti avete!”. Una vicenda senza tempo, estremamente attuale, che nella sua semplicità nasconde la metafora della crescita. Non ci sono verità assolute, l’unica certezza è che la cara nonnina e Cappuccetto Rosso finiranno nella pancia del lupo, lasciando aperti ampi spazi all’interpretazione fantasiosa.
Teatro delle Isole, mette in scena, nel corpo centrale dello spettacolo, la fedele trasposizione della favola originale di Perrault, dove i toni truculenti sono smorzati dal sottile filo dell’ironia, costruendo un immaginario poetico dove la finzione si mescola alla realtà. L'arrivo di un esilarante e pasticcione cacciatore darà al finale un sapore tragicomico che si risolverà in un numero da vaudeville.

TEATROLTRE
28 FEBBRAIO
ERODIADE

di Giovanni Testori
con Francesca Benedetti
spettacolo a cura di Marco Carniti
musiche originali David Barittoni
aiuto regia Francesco Lonano
produzione Gruppo della Creta

Erodiade per Giovanni Testori si fa corpo, metà Dio, metà donna che scopre il lato ambiguo e fluido della sua virilità. Francesca Benedetti, musa dell’autore milanese, affronta la scrittura testoriana facendosi carne e sangue e immergendosi in un flusso verbale senza precedenti per restituire al pubblico, il mito ribaltato di un personaggio controverso e trasgressivo come Erodiade, che oggi si fa vittima più che carnefice.

TEATROLTRE
16 MAGGIO
ASHES

drammaturgia e regia Riccardo Fazi
con Marco Cavalcoli, Ivan Graziano, Monica Piseddu, Arianna Pozzoli
musiche originali eseguite dal vivo Lorenzo Tomio
occhio esterno Claudia Sorace
luci Maria Elena Fusacchia
produzione Index Muta Imago
con il supporto di MiC
spettacolo vincitore del Premio Ubu 2022 per il “Miglior progetto sonoro”
e il “Miglior attore protagonista”, Marco Cavalcoli

Si può viaggiare nel tempo attraverso il suono? Si può costruire un racconto sonoro che prenda forma soltanto nella mente degli/delle spettatori/spettatrici?
Ashes è un aleph di suoni che scorrono paralleli, un flusso di attimi che si sovrappongono, si fanno sentire per un istante prima di scomparire. Un concerto per voci e musica eseguita dal vivo, un viaggio sonoro immersivo: una riflessione sul potere immaginifico del suono e della parola, sull’importanza dell’ora e sulle sue caratteristiche di impermanenza, così affascinanti e disturbanti allo stesso tempo.
Una sequenza di accadimenti si svolge senza soluzione di continuità: brevi frammenti di vite private, compleanni, feste, morti, cadute, uccisioni, animali, alberi di Natale, dinosauri, microbiologia, geologia, tutto quello che passa e non resta, ma che definisce e conferisce un significato preciso alla vita di noi esseri umani. I quattro performer parlano, giocano, urlano, lottano, confessano segreti e fanno dichiarazioni d’amore. Voci che generano dinosauri e lupi, funghi e balenottere, madri, padri, figli e figlie, che solo per un
attimo si trovano in quel tempo e in quello spazio, pronti a scomparire con l’evanescenza del fiato che si dissolve. È solo la voce che avvera la presenza, crea mondi, tesse relazioni, genera visioni.
In scena pochi elementi fissi: un tappeto, dei microfoni: uno spazio che non cambia mai, mentre il tempo e il suono si muovono in continuazione.

LA CITTÀ
IN SCENA
12 GENNAIO
DIAVLE
RUGINIT
29 MARZO
S’È ROT
EL FIL
31 MAGGIO
DU VÈ
TUTTA NUDA

DIAVLE RUGINIT
con Compagnia Dialettale Urbinate
regia Luciana Vallorani Minghin aiuta la domestica Netta tle faccend dla casa. Terso, el capoccia, nervos, incassat e sa na mana feritta, cerca aiut da la Netta ch’en el considera per gnent. È già ora da magnè e nessun pensa al pranz e men che men la Netta che vol aspetè che le padron artornen dal cimiter. Terso è talment incassat che s’la chiappa
sa la foto del defunt. Lea, la vedova, e Albina, su madre, rientren in compagnia de Primo e Zaira. La discussion fnisç sa na bella litigata e Esterina che annuncia Carlo (fiol del fratel). Tut i problema de Terso fnischen sa la vendita dla casa de campagna a Leonida e Clide.

S’È ROT EL FIL
con Compagnia Dialettale Urbinate
regia Amleto Santoriello
Paolo, el padron de casa, incarica le camerier Adele e Francesca, de comtrolè da vicin i moviment dla su
moj Luisa, perchè stan capitand dle rob strane un gran bel pò. Tutti aspetten el Signor Alberto, un strissa
cervel, che dovria risolva tut. A complichè la situasion arriven da l’Inghilterra la sia e la cugina (Clotilde e
Evelina) a passè dle vacans in Italia. El problema en sembra che se sistemi facilment. A la fin se scoprirà
che la causa de tut è na segretaria.

DU VÈ TUTTA NUDA
con Compagnia Dialettale Urbinate
regia Annalisa Geniali
Clara, la moj de l’onorevol Panciroli, ha da sopportè le lamentel del marit perché ç’ha el vissi de girè per
casa in sottabit. En importa se c’è Vittorio el camerier che fa finta de lavrè o il Sindaco Maroni in visita

dall’ono-revol. Un àp punğ Clara e s’innesca na girandola de situasion in cui è coinvolto anca un giornalista (Sassoli).
ABBONAMENTI [8 SPETTACOLI]
settore A € 140,00 ridotto* € 105,00
settore B € 105,00 ridotto* € 85,00
settore C € 70,00
30 NOVEMBRE – 2 DICEMBRE prelazione con conferma turno e posto
3 DICEMBRE prelazione con possibilità cambio turno e/o posto
5 – 7 DICEMBRE nuovi
BIGLIETTERIA TEATRO SANZIO
in campagna abbonamenti, nei giorni indicati, dalle ore 16 alle ore 20
BIGLIETTI
DAL 15 DICEMBRE vendita biglietti per tutti gli spettacoli
SPETTACOLI IN ABBONAMENTO
settore A € 20,00 ridotto* € 15,00
settore B € 15,00 ridotto* € 12,00
settore C € 10,00
TEATROLTRE
posto unico numerato € 10,00 ridotto* € 8,00
ANDAR PER FIABE
posto unico numerato € 8,00 ridotto € 5,00 [da 4 a 14 anni]
LA CITTÀ IN SCENA
settore A € 10,00
settore B € 8,00
settore C € 5,00
* fino a 24 anni, studenti e convenzionati vari. Per Giulietta e Romeo riduzione valida anche per gli iscritti scuole danza.
Previste riduzioni sui biglietti per possessori Marche Cultura Card e Carta Regionale dello Studente.
BIGLIETTERIA TEATRO SANZIO
0722 2281, il giorno precedente la rappresentazione
dalle ore 11 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 20
nei giorni di spettacolo dalle ore 16 fino ad inizio rappresentazione
ANDAR PER FIABE
il sabato precedente lo spettacolo dalle ore 17 alle ore 19, la domenica di spettacolo dalle ore 16
VENDITA ONLINE
www.vivaticket.com
l’acquisto online comporta un aggravio del costo in favore del gestore del servizio e non consente di
accedere alle categorie di riduzione. I biglietti per La città in scena non sono acquistabili online.
INFORMAZIONI
BIGLIETTERIA TEATRO SANZIO 0722 2281
COMUNE DI URBINO 0722 3091 _ info@vieniaurbino.it www.vieniaurbino.it
INFO POINT CONSORZIO 0722 324590
INFO POINT BORGO MERCATALE 0722 378205
IAT 0722 2613
AMAT 071 2072439 _ www.amatmarche.net
INIZIO SPETTACOLI

ore 21 _ Andar per fiabe ore 17

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