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Amore di Pippo Delbono – recensione

Amore di Pippo Delbono
L’ultima opera dell’artista ligure, dopo una lunga tournée in Italia e all’estero, ha fatto tappa al Teatro Arena del Sole di Bologna, riscuotendo grande successo di pubblico.
Amore, che ha debuttato nel 2021 allo Storchi di Modena, è il frutto di una grande coproduzione internazionale fra artisti di diverse discipline, come il famoso chitarrista e compositore Pedro Jòia, uno dei più riconosciuti cantanti del fado, Miguel Ramos, l’angolana Aline Frazão, scrittrice e musicista, l’artista visiva portoghese Joana Villaverde e lo studioso Tiago Bartolomeu Costa.
Tra gli artisti italiani più amati e conosciuti all’estero, Pippo Delbono torna a teatro dopo la pandemia con uno spettacolo frutto di una profonda ricerca sull’emozione più potente, l’amore, quel sentimento che ci guida e ci governa, uno stato dell’anima che in scena si fa energia tramite la musica, che sa renderlo carnale, concreto. Delbono parte dal Portogallo e dalla sua cultura, con le malinconiche note del fado che da sempre parlano di passione, distanza, assenza, nostalgia. Regista, autore, attore di teatro e cinema,
Delbono accompagna le azioni sceniche con la sua consueta, ipnotica, parola al microfono dalla regia.
Parola che si fa poetica attraverso i componimenti di autori di lingua portoghese e di Jacques Prévert e Rainer Maria Rilke.
Un albero spoglio su un lato del palco, unico elemento scenico di una rappresentazione in cui si rincorrono diversi immaginari, da paesaggi pittorici, lirici e sonori al Portogallo, arrivando anche alla riflessione autobiografica. Le pareti che contengono la scena mutano colore a seconda del momento, il rosso però la fa da padrone, colore per antonomasia dell’amore e della passione. I performer si susseguono in un alternarsi fra tableau vivant, lente processioni e parate ritmate.
Si intuisce tutta, la ricerca di Delbono sul sentimento più controverso e bistrattato di tutti, quello che ci lega e ci divide come esseri umani. In questo calderone scenico musica, parole, azioni, gesti, colori e suggestioni si mescolano dando vita a una mappatura delle emozioni che scava, ancora una volta, nell’anima degli spettatori. Fino all’ultimo istante, quando la paura e il titubare davanti all’amore si arrendono producendo un senso di pace, un morire e rinascere dell’artista stesso ai piedi dell’albero ora pieno di vita.
Erika Di Bennardo

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