Roma, Santa Cecilia, Sokhiev/Sollima per Sogni d’inverno di Čajkovskij

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Un vero successo il tuffo nella grande Russia per il nuovo appuntamento della stagione sinfonica di Santa Cecilia. Dopo l’acclamato debutto nel 2008, torna sul podio romano il giovane direttore d’orchestra, russo naturalmente, Tugan Sokhiev a dirigere con appassionato vigore l’ottima orchestra romana per un programma che spazia da Borodin a Prokoviev a Čajkovskij. Un programma eterogeneo e tutto russo, ma tutto da riascoltare e da riscoprire trattandosi di musiche non eseguite troppo frequentemente. Ed è un vero peccato. E allora è un bene godersi la serata che si apre sulle note di Nelle steppe dell’Asia Centrale di Borodin, magnifico schizzo sinfonico (composto in occasione dei 25 anni di regno dello zar Alessandro II, poi assassinato nel 1880) a cui Sokhiev restituisce un’aria di rarefatta attesa e serena pacatezza.

La parte centrale del programma è riservata invece alla Sinfonia Concertante per violoncello e orchestra di Prokofiev (rielaborazione del Concerto op. 38, poi riscritto per Rostropovich) che riserva l’interpretazione di un solista di lusso, l’eclettico violoncellista Giovanni Sollima.

Il virtuosismo di Sollima esplode nell’impervia Sinfonia, portentoso e funambolico, il suono è viscerale o malinconico a interpretare le cupe tonalità della partitura, con tratti quasi vorticosi e incessanti, nelle furiose variazioni della vertiginosa partitura soprattutto nel terzo movimento, nell’incessante esplorazione della ricchezza tematica, nei contrasti improvvisi. Acclamato dal pubblico torna sul palco a grande richiesta per un bis di sua composizione.

E dopo le emozioni palpitanti e scoppiettanti della Sinfonia Concertante, ecco tutta l’eleganza serena Sinfonia n. 1 di Čajkovskij, Sogni d’inverno, composizione che contiene in nuce tutta la meraviglia della sua produzione successiva con titoli estremamente evocativi (Visioni di un viaggio d’inverno, Terra desolata, terra di brume) a suggerire un coloratissimo affresco delle atmosfere russe. Tratti che Sokhiev evidenza analiticamente con una direzione attenta e carismatica, dando risalto a ogni minimo colore, a ciascun tratto in tutta la sua preziosità, dalle atmosfere fiabesche e meravigliose, all’onirico al grandioso, a dipingere un delicato affresco emotivo dei paesaggi russi, restituendo le eleganti sfumature nel suono pieno e ricco dell’orchestra romana fino al gran finale in crescendo prima dei meritati applausi finali.

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